6:27 pm, 12 Agosto 26 calendario

BancoPosta e uffici postali: l’ultimo sportello dei piccoli comuni

Di: sp

Mentre le filiali bancarie continuano a chiudere, l’ufficio postale resta in molti centri italiani l’unico luogo fisico dove si gestiscono conti, pagamenti e risparmi.

Nei primi sei mesi del 2026 in Italia hanno chiuso altri 126 sportelli bancari: le filiali sul territorio nazionale sono scese a 19.016. Il dato arriva dall’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl, aggiornato al 30 giugno su rilevazioni di Banca d’Italia e Istat. Nei comuni senza alcuno sportello vivono oltre 4,89 milioni di persone; sommando chi ne ha uno solo, si arriva a quasi 11,5 milioni di italiani. In questo spazio vuoto l’ufficio postale ha smesso di essere soltanto il posto dove si spedisce una raccomandata.

Dove chiude la filiale resta l’ufficio postale

La contrazione non riguarda solo la montagna e le aree interne: nei primi sei mesi il calo più forte è in Liguria, -2,6%, poi Lombardia e Valle d’Aosta. Insieme alla filiale sparisce il luogo in cui si chiedono spiegazioni a una persona, che per molti, soprattutto anziani, è sempre stato il modo di fare banca.

Poste Italiane conta oltre 12.800 uffici postali, una rete più capillare di quella bancaria e arrivata dove le filiali non sono mai state. Con il progetto Polis, finanziato con 800 milioni del Piano complementare al PNRR, gli uffici dei comuni sotto i 15.000 abitanti stanno diventando sportelli unici per i servizi della pubblica amministrazione: 6.933 comuni coinvolti, oltre 3.900 uffici già convertiti al 30 giugno. Nello stesso posto si ritira una pensione, si rinnova un passaporto e si fa un bonifico. In un comune di mille abitanti non è una comodità: è l’unica opzione.

Il fenomeno si intreccia con la trasformazione del sistema dei pagamenti, che procede a velocità diverse da un territorio all’altro.

Cosa si fa davvero allo sportello BancoPosta

BancoPosta non è una banca in senso stretto, ma il ramo di servizi finanziari di Poste Italiane; nella pratica la differenza per l’utente è minima. Il conto ha un IBAN come qualsiasi conto corrente: riceve stipendi e pensioni, paga le utenze, esegue e riceve bonifici. Accanto ci sono le carte di debito e la famiglia Postepay, usata anche senza un conto aperto.

C’è poi un servizio che non riguarda il denaro: Poste ha rilasciato oltre 30 milioni di identità SPID, circa il 70% di quelle attive nel Paese. La credenziale con cui milioni di cittadini accedono ai servizi pubblici online è stata attivata dietro lo stesso bancone dove si ritira la pensione.

Dove il pagamento deve avere un nome

Gestire insieme identità e pagamento conta, perché una parte crescente dei servizi online non può accettare un pagamento anonimo. Vale per le pratiche verso la pubblica amministrazione, per i prodotti finanziari e per i comparti vigilati: lo strumento di pagamento deve essere intestato a chi ha aperto la posizione, e un IBAN è il modo più diretto per dimostrarlo.

Il gioco online regolato è la versione più rigida di questa logica. Il conto di gioco è nominativo e dal 13 novembre 2025 si apre tramite SPID o carta d’identità elettronica, cioè con le credenziali rilasciate in gran parte agli sportelli postali; i metodi usati per versare e prelevare devono essere intestati al titolare. Uno strumento come BancoPosta risponde bene a questa catena di verifiche: l’IBAN e la carta collegata sono nominativi per costruzione, e la conferma del pagamento passa dall’home banking con una password monouso. È il caso dei casinò online che accettano BancoPosta, un comparto riservato ai maggiorenni e vigilato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Per chi in paese ha soltanto un conto postale, l’elenco dei metodi accettati non è un dettaglio tecnico: decide se un servizio online sia utilizzabile o no. È la stessa esclusione della filiale che chiude, spostata su uno schermo.

Cosa è cambiato con i bonifici istantanei

Il regolamento europeo 2024/886 ha modificato le regole per tutti i prestatori di servizi di pagamento dell’area euro, Poste compresa: dal 9 gennaio 2025 devono poter ricevere bonifici istantanei, dal 9 ottobre 2025 anche inviarli, a un costo non superiore a quello di un bonifico ordinario. L’operazione si chiude in meno di dieci secondi, 24 ore su 24, festivi inclusi.

Dalla stessa data è obbligatoria anche la Verification of Payee: prima di autorizzare un bonifico il sistema confronta il nome del beneficiario con quello associato all’IBAN e avvisa l’utente se i due dati non coincidono. La decisione finale resta di chi paga. Serve contro le truffe basate su false comunicazioni, e allo sportello quella tutela esisteva già in forma umana: un impiegato che conosce il cliente nota una cosa che non torna.

Un presidio che vale più della singola operazione

La rete postale ha tenuto anche per una ragione culturale: libretti e buoni sono prodotti che si spiegano in due minuti, e le domande che restano, dal rimborso anticipato alla tassazione degli interessi, trovano risposta nelle FAQ ufficiali su buoni e libretti. Una semplicità a lungo considerata un limite dell’offerta postale.

La chiusura di una filiale viene misurata in costi risparmiati. Quello che non entra nel calcolo è il valore di avere, in un comune di poche migliaia di abitanti, un luogo dove una persona risponde. Finché quel calcolo darà gli stessi risultati, gli uffici postali resteranno l’ultima infrastruttura finanziaria diffusa del Paese: non per scelta strategica, ma per sottrazione.

12 Agosto 2026
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