Economia del mare italiana, la Blue Economy vale 224,9 miliardi
🌐 Economia del mare italiana: la Blue Economy cresce e diventa una leva strategica per sviluppo, occupazione e innovazione, con un valore complessivo pari all’11,4% del PIL nazionale.
L’economia del mare italiana si conferma uno dei motori più importanti della crescita nazionale. La nuova fotografia della Blue Economy restituisce l’immagine di un settore sempre più centrale per il futuro del Paese: 253.599 imprese, oltre 1,1 milioni di occupati e un valore economico complessivo che arriva a 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del PIL italiano.
Il dato emerge dal XIV Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare 2026, realizzato dall’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare OsserMare insieme al Centro Studi Tagliacarne-Unioncamere e presentato a Roma nell’ambito del Blue Forum 2026. Un’analisi che mette in evidenza come il mare non sia più soltanto una risorsa ambientale o turistica, ma una vera infrastruttura economica strategica, capace di generare valore in numerosi comparti produttivi.
La forza della Blue Economy: crescita, lavoro e indotto
Il valore aggiunto diretto prodotto dall’economia del mare raggiunge 78,9 miliardi di euro, ma considerando anche l’impatto sulle altre filiere economiche il risultato sale fino a 224,9 miliardi.
Il sistema mantiene un importante effetto moltiplicatore: per ogni euro generato direttamente dai settori legati al mare, vengono attivati ulteriori 1,8 euro nel resto dell’economia nazionale. Un meccanismo che coinvolge trasporti, manifattura, turismo, servizi, infrastrutture e innovazione tecnologica.
La crescita riguarda anche il mercato del lavoro. Gli occupati della filiera sono aumentati del 4,2%, un ritmo quasi doppio rispetto alla crescita generale dell’economia italiana. Un segnale che conferma il ruolo del mare come settore capace di creare nuove opportunità professionali, soprattutto nei territori costieri.
Tra le attività considerate rientrano cantieristica navale, pesca, turismo marittimo, logistica portuale, trasporto di merci e passeggeri, ricerca scientifica, tutela ambientale, attività sportive e ricreative. Una rete complessa che unisce tradizione industriale e nuove tecnologie.

Il mare torna al centro della strategia industriale italiana
Durante la presentazione del rapporto è emersa la volontà di considerare la Blue Economy una componente fondamentale delle politiche di sviluppo nazionale.
Il mare viene indicato come una risorsa decisiva in una fase storica caratterizzata da profondi cambiamenti negli equilibri commerciali ed energetici internazionali. Il ruolo geografico dell’Italia nel Mediterraneo rappresenta infatti un vantaggio competitivo rilevante: porti, rotte commerciali e infrastrutture marittime possono diventare elementi chiave per rafforzare la posizione del Paese in Europa.
La crescita della Blue Economy non riguarda però soltanto i grandi operatori industriali. Il rapporto evidenzia il contributo di migliaia di piccole e medie imprese che operano lungo tutta la filiera, spesso con una forte componente territoriale.
L’economia del mare rappresenta infatti un modello integrato in cui convivono industria, turismo, servizi, innovazione e sostenibilità.
Il ruolo del Mezzogiorno nella crescita della Blue Economy
Uno degli elementi più significativi del rapporto riguarda la distribuzione territoriale del valore prodotto.
Il Mezzogiorno si conferma l’area con il peso maggiore nel sistema mare italiano, generando il 34,2% del valore aggiunto complessivo e quasi il 40% dell’occupazione della filiera nazionale.
Negli ultimi anni il Sud ha registrato una crescita particolarmente rilevante. Nel 2024 l’aumento del valore aggiunto dell’economia del mare nelle regioni meridionali è stato superiore rispetto alla crescita generale dei beni e servizi, dimostrando il potenziale di sviluppo legato alle attività marittime.
Tra le regioni con la maggiore incidenza dell’economia del mare sul sistema produttivo locale spiccano Liguria, Sardegna, Friuli-Venezia Giulia, Campania, Sicilia e Lazio.
A livello provinciale emergono realtà fortemente legate ai porti e alla logistica come Trieste, Livorno, La Spezia e Genova, territori nei quali il mare rappresenta una componente fondamentale dell’economia locale.

Imprese e nuove competenze: la sfida della transizione digitale
La trasformazione dell’economia del mare passa anche dalla capacità delle imprese di adattarsi alle nuove sfide tecnologiche e ambientali.
Il rapporto dedica particolare attenzione al tema del capitale umano, evidenziando il crescente bisogno di competenze specialistiche legate alla transizione verde e digitale.
Le imprese della Blue Economy mostrano una maggiore capacità rispetto alla media nazionale nel reperire alcune figure professionali strategiche. La difficoltà maggiore riguarda comunque il trovare lavoratori con competenze tecniche specifiche.
Le competenze digitali rappresentano una delle aree più importanti per il futuro del settore. Porti intelligenti, sistemi di gestione automatizzata, monitoraggio ambientale attraverso sensori e nuove tecnologie applicate alla navigazione stanno modificando rapidamente il modo di lavorare sul mare.
Anche le competenze green assumono un ruolo centrale: riduzione delle emissioni, energie rinnovabili marine, tutela degli ecosistemi e innovazione sostenibile saranno determinanti per la competitività futura.
Giovani, donne e imprese straniere: la nuova composizione del settore
La Blue Economy italiana presenta anche una forte componente imprenditoriale diversificata.
Sono oltre 20 mila le imprese giovanili attive nel settore, mentre le imprese femminili superano quota 56 mila. Significativa anche la presenza di imprese guidate da cittadini stranieri, quasi 20 mila realtà produttive.
Questi dati mostrano come il mare sia un settore capace di attrarre nuove generazioni e professionalità differenti, offrendo opportunità non soltanto nei comparti tradizionali ma anche nei nuovi ambiti legati alla tecnologia, alla ricerca e ai servizi avanzati.

Dalla tradizione marittima all’innovazione: il futuro passa dal mare
L’economia del mare italiana si trova oggi davanti a una fase decisiva. La crescita registrata negli ultimi anni dimostra che il settore ha una capacità di generare ricchezza superiore rispetto alla percezione tradizionale.
Il mare non è più soltanto sinonimo di turismo estivo o trasporto commerciale: è un ecosistema economico complesso che coinvolge industria, ricerca, energia, ambiente e innovazione.
La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa forza in nuove politiche industriali, investimenti e opportunità occupazionali. La competitività italiana nel Mediterraneo dipenderà sempre più dalla capacità di valorizzare le proprie infrastrutture marittime, formare nuove competenze e accompagnare le imprese verso un modello sostenibile.
Con quasi 225 miliardi di euro di valore generato, la Blue Economy dimostra che il mare rappresenta una delle grandi risorse strategiche del Paese: un patrimonio economico e tecnologico destinato ad avere un ruolo sempre più importante nello sviluppo dell’Italia.
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