7:18 am, 8 Luglio 26 calendario

Inchiesta arbitri, ultimo atto: verso la decisione finale

Di: Nikko Vesperi

🌐 Inchiesta arbitri, la Procura di Milano chiude gli interrogatori: il caso sulle designazioni entra nella fase decisiva tra possibile archiviazione e richiesta di processo per le accuse di frode sportiva.

L’inchiesta sulle designazioni arbitrali nel calcio italiano arriva al momento decisivo. Dopo mesi di verifiche, acquisizioni di documenti e interrogatori, la Procura di Milano ha completato l’ultima fase dell’attività investigativa ascoltando alcuni dei principali protagonisti della vicenda: Gianluca Rocchi, ex designatore della Serie A e della Serie B, e gli ex vertici dell’Associazione Italiana Arbitri Antonio Zappi e Alfredo Trentalange.

Gli interrogatori rappresentano un passaggio fondamentale perché ora i magistrati dovranno valutare quale direzione imprimere al procedimento. Sul tavolo ci sono due scenari contrapposti: una possibile richiesta di archiviazione oppure la chiusura delle indagini con una richiesta di rinvio a giudizio e l’apertura di un eventuale processo.

L’inchiesta ruota attorno alle ipotesi di frode sportiva e a presunti condizionamenti nelle designazioni arbitrali, accuse che gli indagati hanno respinto sostenendo la correttezza del proprio operato.

L’interrogatorio di Rocchi dopo il primo rifiuto a presentarsi

Tra gli ultimi a essere ascoltati dagli investigatori c’è stato proprio Gianluca Rocchi, figura centrale del sistema arbitrale italiano negli ultimi anni.

L’ex designatore aveva inizialmente scelto di non presentarsi davanti ai magistrati dopo l’invito a comparire ricevuto il 30 aprile scorso. La decisione era stata motivata dalla difesa con la necessità di approfondire il materiale dell’indagine prima di affrontare l’interrogatorio.

Il legale di Rocchi, l’avvocato Antonio D’Avirro, aveva spiegato che la scelta di non comparire in quella fase era legata alla volontà di analizzare in modo completo gli atti e le contestazioni formulate dalla Procura.

Successivamente Rocchi ha deciso di rispondere alle domande degli inquirenti. L’interrogatorio, durato diverse ore, è stato dedicato alla ricostruzione dei fatti contestati e alla posizione dell’ex designatore rispetto alle accuse.

Rocchi, che si era autosospeso dall’incarico dopo la diffusione della notizia dell’indagine, ha ribadito la propria posizione difensiva, sostenendo che le designazioni arbitrali siano sempre state effettuate secondo criteri tecnici e regolamentari.

Il nodo centrale: il presunto accordo sulla designazione a San Siro

Uno dei principali filoni investigativi riguarda un episodio avvenuto il 2 aprile 2025 allo stadio San Siro.

Secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe esistito un presunto accordo finalizzato a influenzare la scelta dell’arbitro per una partita tra Inter e Bologna, con l’obiettivo di favorire la designazione di Andrea Colombo, considerato gradito alla società nerazzurra.

Nella ricostruzione degli investigatori, il presunto piano avrebbe riguardato anche la gestione delle designazioni successive, in particolare la possibilità di evitare che Daniele Doveri dirigesse un’eventuale finale di Coppa Italia e alcune partite decisive dell’Inter nella fase finale del campionato 2024/2025.

Si tratta però di contestazioni che dovranno essere valutate nel dettaglio dall’autorità giudiziaria. La fase investigativa serve proprio a verificare la consistenza degli elementi raccolti e a stabilire se esistano basi sufficienti per sostenere un’accusa in giudizio.

La difesa di Rocchi ha sempre negato l’esistenza di qualsiasi accordo illecito, sostenendo che le scelte arbitrali fossero frutto esclusivamente di valutazioni tecniche.

Il secondo filone dell’indagine: il caso Udinese-Parma e il ruolo del Var

L’altra parte dell’inchiesta riguarda invece una partita diversa e chiama in causa il rapporto tra designatori, arbitri e tecnologia Var.

Gli investigatori avrebbero ipotizzato un possibile condizionamento durante il match Udinese-Parma, con riferimento alle comunicazioni con la sala Var.

Al centro dell’attenzione ci sarebbero state le cosiddette “bussate”, ovvero i contatti tra il campo e la sala video utilizzati per richiamare l’attenzione del Var su determinati episodi.

Secondo l’ipotesi accusatoria, tali comunicazioni avrebbero potuto influenzare il comportamento del Var Daniele Paterna, indagato anche per una contestazione legata alla falsa testimonianza.

Anche in questo caso, però, il quadro dovrà essere verificato dagli inquirenti prima di arrivare a eventuali conclusioni giudiziarie.

Il tema è particolarmente delicato perché riguarda uno degli aspetti più sensibili del calcio moderno: la trasparenza delle decisioni arbitrali e l’utilizzo degli strumenti tecnologici.

Zappi e Trentalange ascoltati dalla Procura: il ruolo dei vertici AIA

Oltre a Rocchi, gli investigatori hanno ascoltato anche Antonio Zappi e Alfredo Trentalange, entrambi coinvolti in quanto figure di vertice dell’Associazione Italiana Arbitri.

Gli interrogatori hanno permesso agli inquirenti di completare il quadro sulle procedure interne dell’AIA e sui meccanismi che regolano le designazioni.

La posizione dei dirigenti dell’associazione è stata analizzata nell’ambito dell’inchiesta complessiva, che punta a chiarire se eventuali anomalie siano state il risultato di decisioni individuali oppure se abbiano coinvolto livelli più ampi dell’organizzazione arbitrale.

Il funzionamento del sistema delle designazioni rappresenta infatti un elemento centrale del calcio professionistico. La scelta degli arbitri per ogni partita segue procedure precise, basate su criteri tecnici, rendimento, esperienza e valutazioni periodiche.

Qualsiasi ipotesi di interferenza esterna o di manipolazione delle scelte rappresenterebbe un problema molto grave per la credibilità del movimento calcistico.

La Procura di Milano davanti alla scelta decisiva

Con la conclusione degli interrogatori, l’indagine entra nella fase più delicata.

I magistrati dovranno ora analizzare il materiale raccolto e decidere se gli elementi emersi siano sufficienti per procedere verso un processo oppure se non vi siano basi solide per sostenere l’accusa davanti a un giudice.

L’eventuale richiesta di archiviazione chiuderebbe definitivamente il procedimento senza un processo, mentre una richiesta di rinvio a giudizio aprirebbe una nuova fase giudiziaria con il confronto tra accusa e difese.

I tempi della decisione dipenderanno dalla valutazione complessiva degli atti e dalla complessità del fascicolo.

Per gli indagati, il passaggio rappresenta un momento cruciale per chiarire la propria posizione dopo mesi caratterizzati da attenzione mediatica e interrogativi sul funzionamento del sistema arbitrale.

Il futuro della classe arbitrale italiana dopo l’inchiesta

Al di là degli sviluppi giudiziari, il caso ha riacceso il dibattito sulla gestione degli arbitri nel calcio italiano.

La figura del designatore è sempre stata considerata uno dei ruoli più delicati dell’intero sistema sportivo. Da quella posizione dipendono infatti scelte che possono incidere indirettamente sull’equilibrio delle competizioni.

Negli ultimi anni il calcio ha investito molto sulla trasparenza attraverso strumenti come il Var, protocolli più dettagliati e una maggiore comunicazione sulle decisioni arbitrali.

Tuttavia, vicende giudiziarie come questa riportano al centro una domanda fondamentale: quanto è possibile garantire la totale indipendenza delle decisioni tecniche?

La risposta arriverà anche dall’esito dell’inchiesta milanese. Per ora il procedimento entra nel suo passaggio più importante, quello in cui la Procura dovrà trasformare mesi di accertamenti in una decisione definitiva sul futuro giudiziario del caso.

8 Luglio 2026
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