Mapplethorpe quando la fotografia si fa scultura
Quando non si fotografano soggetti ma si scolpisce lo spazio attraverso un obiettivo. Quando i corpi, gli oggetti, i fiori, le facce, tutto diventa stimolo e corsa verso la perfezione, verso quella tensione che è il classicismo del contemporaneo Robert Mapplethorpe.
Tensione e perfezione sino allo stremo, oltre ogni azzardo, ogni anticonvenzionalità, ogni provocazione. Con la sua Hasselblad il mitico fotografo non cercava lo scandalo, come spesso si è detto e ridetto, cercava quella perfezione classica senza tempo e senza storia e , insieme, combatteva la sua battaglia per la libertà di espressione nella difficile New York degli anni ’70 e ’80.
Per questo a distanza di decenni le sue opere, le sue fotografie non sono datate e databili. Oggetto e soggetto di battaglie sono oggi efficaci come allora per la semplice ragione che la perfezione classica è di sempre, trascende tempi e luoghi e plana nella storia di ogni decennio.

Vedere per credere il percorso espositivo, diviso in otto sezioni e concentrato sulla ricerca della forma pura, dove il corpo umano, i visi e le nature morte vengono trattati con la stessa maniacale attenzione alla luce e alle geometrie, la mostra ‘Robert Mapplethorpe.
Le forme della bellezza’, dal 29 maggio al 4 ottobre all’Ara Pacis, una selezione di oltre 200 fotografie curata da Denis Curti e organizzata da Zètema Progetto Cultura e Marsilio Arte, in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York.

Con un intrigante percorso espositivo che inizia con una selezione di immagini poco conosciute al grande pubblico, le primissime opere giovanili, assemblaggi e collage tridimensionali realizzati con immagini d’archivio, ritagli di giornali erotici, feticci religiosi e indumenti, opere provocatorie nate per invitare l’osservatore a completare il significato dell’opera.
Poi si parte con le immagini dedicate alla sua prima musa, la poetessa musicista Patti Smith, attraverso una selezione di ritratti realizzati fin dai tempi del Chelsea Hotel, affiancata dagli scatti dedicati alla culturista Lisa Lyon e si prosegue con un carosello di autoritratti e di ritratti delle celebrità con corpose parentesi dedicate alla serie dei fiori e delle nature morte, fotografie in cui elementi naturali vengono isolati e indagati con una maniacale attenzione alla luce, trasformandoli in forme geometriche e reperti di assoluta classicità.

In contraltare gli scatti più celebri e sensuali dedicati allo studio dei corpi maschili e femminili, immortalati dalla macchina fotografica come marmo scolpito e arrivando all’esplorazione del profondo legame del fotografo con l’Italia, dove emerge il costante confronto visivo ed evocativo tra i temi della contemporaneità, il classicismo, il barocco e l’archeologia, mostrando come l’arte antica e la fotografia moderna possano coesistere in perfetta armonia. E in faccia a pregiudizi e banalità. Con le parole del curatore Denis Curti: “C’è un grande malinteso che accompagna da sempre il lavoro di Robert Mapplethorpe: quello di considerarlo un fotografo della provocazione, un artista dello scandalo legato alla New York underground degli anni ’70 e ’80.
In realtà, se spogliamo le sue immagini dal loro contenuto più esplicito e geometricamente dirompente, ciò che resta è puro classicismo. Mapplethorpe non cercava lo scandalo fine a sé stesso; cercava la perfezione della forma. Che stesse fotografando un fiore o il corpo scultoreo di Lisa Lyon, il suo sguardo era guidato dalle stesse identiche regole: un’ossessione per l’equilibrio, per la simmetria, per la luce zenitale e per il rigore compositivo che affonda le radici nella scultura rinascimentale.

La sua vera forza sta nell’aver applicato l’ordine e l’armonia della statuaria classica a temi considerati, allora, provocatori. Mapplethorpe non ha voluto scioccare il mondo, ha voluto elevare il corpo umano — ogni corpo — a una dimensione sacra e monumentale. Per questo, a distanza di decenni, le sue fotografie non risultano datate come molta arte di protesta dell’epoca: perché la bellezza classica è senza tempo, e Mapplethorpe era, prima di tutto, un grandissimo fotografo classico”.
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