Mario Schifano a Roma: mostra “Io guardo” a Galleria Lombardi
🌐 Mario Schifano a Roma: la mostra “Io guardo” alla Galleria Lombardi riporta al centro della scena uno dei protagonisti più radicali e controversi dell’arte italiana del secondo Novecento, attraverso un percorso che intreccia pittura, immagine, televisione e linguaggi visivi contemporanei. Un’esposizione che rilegge la sua eredità artistica alla luce della cultura del presente e del rapporto tra arte e percezione.
Il ritorno di Schifano nel cuore della capitale
Nel panorama dell’arte italiana, pochi nomi hanno avuto la capacità di attraversare decenni, linguaggi e rotture estetiche come Mario Schifano.
La nuova mostra intitolata “Io guardo”, ospitata negli spazi della Galleria Lombardi, riporta l’attenzione su un artista che ha trasformato lo sguardo in materia pittorica, concetto e gesto politico insieme.
Roma diventa ancora una volta il luogo privilegiato per rileggere Schifano, non come icona cristallizzata del passato, ma come figura ancora capace di interrogare il presente. L’esposizione si inserisce in un più ampio ritorno di interesse verso la sua opera, soprattutto da parte delle nuove generazioni che riscoprono il suo linguaggio attraverso le lenti della cultura visiva digitale.
“Io guardo”: un titolo che è già dichiarazione poetica
Il titolo della mostra non è una semplice etichetta curatoriale, ma una dichiarazione di intenti.
“Io guardo” implica un soggetto attivo, una presenza che osserva il mondo e lo trasforma in immagine. È un atto di appropriazione dello sguardo, ma anche una riflessione sul ruolo dell’immagine nella società contemporanea.
Schifano ha sempre lavorato sul confine tra pittura e media, tra gesto artistico e consumo visivo. In questo senso, il titolo diventa una chiave interpretativa dell’intera produzione dell’artista: non più solo pittore, ma osservatore critico dell’epoca delle immagini.
La mostra propone un percorso che non si limita alla dimensione cronologica, ma costruisce una narrazione per nuclei tematici, in cui lo spettatore è chiamato a confrontarsi con la moltiplicazione dello sguardo.
Schifano e la rivoluzione dell’immagine
Negli anni Sessanta e Settanta, Schifano emerge come una delle figure più innovative della scena artistica italiana.
In un periodo dominato dall’informale e dalle avanguardie internazionali, la sua ricerca si concentra sull’appropriazione dell’immagine massmediatica.
Televisione, pubblicità, fotografia e cultura pop entrano nelle sue opere, anticipando di fatto molti temi che oggi sono centrali nella cultura visiva digitale.
Le sue tele non sono semplici rappresentazioni, ma superfici in cui l’immagine viene assorbita, ripetuta, deformata e restituita come frammento di realtà filtrata.
In questo processo, Schifano anticipa concetti oggi fondamentali come:
- la riproducibilità dell’immagine;
- la saturazione visiva;
- la perdita di autenticità nel flusso mediatico;
- la trasformazione dello spettatore in consumatore di immagini.
La pittura come schermo mentale
Uno degli aspetti più affascinanti del lavoro di Schifano è la sua capacità di trasformare la pittura in uno “schermo mentale”.
Le sue opere non si limitano a rappresentare il mondo, ma lo rielaborano attraverso un filtro personale e mediatico.
In questo senso, la pittura diventa un luogo di transito tra realtà e immaginazione, tra esperienza diretta e immagine filtrata.
Le superfici pittoriche sono spesso attraversate da campiture piatte, colori saturi e segni che ricordano la velocità della comunicazione visiva contemporanea.
Non è un caso che molti critici abbiano definito Schifano un artista “televisivo” prima ancora dell’era digitale.
La centralità dello sguardo
Il concetto di sguardo è il vero asse portante della mostra.
“Io guardo” non è solo una dichiarazione soggettiva, ma una riflessione sulla relazione tra osservatore e immagine.
Nel lavoro di Schifano, lo spettatore non è mai passivo. È chiamato a entrare in un sistema visivo complesso, in cui ogni immagine rimanda ad altre immagini, in una catena potenzialmente infinita.
La mostra alla Galleria Lombardi enfatizza proprio questa dimensione, costruendo un percorso immersivo che obbliga il visitatore a interrogarsi sul proprio modo di vedere.
In un’epoca dominata dagli schermi, il lavoro di Schifano appare straordinariamente attuale.
Roma come laboratorio visivo
Roma ha sempre rappresentato un punto di riferimento fondamentale per Schifano.
La città, con la sua stratificazione storica e culturale, ha offerto all’artista un contesto ricco di contrasti visivi.
Da un lato la tradizione artistica classica, dall’altro la modernità urbana in trasformazione.
Questa tensione ha alimentato gran parte della sua ricerca, rendendo Roma non solo un luogo biografico, ma anche un laboratorio visivo permanente.
La scelta della Galleria Lombardi come sede della mostra rafforza questo legame, riportando l’attenzione su uno spazio che ha contribuito nel tempo alla valorizzazione dell’arte contemporanea italiana.
La figura dell’artista tra mito e realtà
Nel corso degli anni, Schifano è diventato una figura quasi mitologica dell’arte italiana.
La sua vita, segnata da eccessi, sperimentazioni e frequentazioni con il mondo della cultura internazionale, ha contribuito a costruire un’aura complessa attorno alla sua opera.
Tuttavia, ridurre Schifano alla dimensione biografica sarebbe riduttivo.
La mostra “Io guardo” prova proprio a spostare l’attenzione dall’artista-personaggio all’artista-sistema, cioè a un autore che ha saputo leggere e interpretare le trasformazioni della società visiva.

Le opere e la frammentazione del reale
Il percorso espositivo mette in evidenza una delle caratteristiche più riconoscibili del linguaggio schifaniano: la frammentazione.
Le immagini non sono mai complete, ma spezzate, sovrapposte, rielaborate.
Questo approccio riflette una visione del mondo in cui la realtà non è mai lineare, ma composta da livelli multipli di interpretazione.
La frammentazione diventa quindi non solo una scelta estetica, ma una posizione teorica.
L’arte non restituisce più una verità unica, ma una molteplicità di sguardi possibili.
Il rapporto con la cultura pop e i media
Uno degli elementi centrali del lavoro di Schifano è il dialogo costante con la cultura pop.
Pubblicità, loghi, immagini televisive e riferimenti alla società dei consumi entrano nelle sue opere come materiali visivi da rielaborare.
In questo senso, Schifano anticipa la logica del remix contemporaneo, in cui l’immagine non è più originale, ma continuamente reinterpretata.
La mostra alla Galleria Lombardi evidenzia proprio questa dimensione, mettendo in relazione opere di diverse fasi della sua produzione.
Il colore come linguaggio emotivo
Nel lavoro di Schifano il colore non è mai neutro.
Le sue scelte cromatiche sono spesso intense, contrastate, quasi aggressive.
Il colore diventa un mezzo per costruire tensione visiva e per guidare lo sguardo dello spettatore.
In molte opere, la superficie pittorica sembra vibrare, come se fosse attraversata da un movimento interno costante.
Questo uso del colore contribuisce a rafforzare la dimensione dinamica delle sue opere, in cui nulla appare statico o definitivo.
Una mostra che dialoga con il presente
“Io guardo” non è solo un omaggio storico, ma una mostra che dialoga apertamente con il presente.
In un mondo dominato da immagini digitali, social network e flussi visivi continui, il lavoro di Schifano appare sorprendentemente contemporaneo.
La sua riflessione sulla sovrabbondanza di immagini trova oggi una risonanza diretta nella vita quotidiana degli spettatori.
La mostra invita quindi a riconsiderare il rapporto tra arte e percezione, tra immagine e realtà.
Il ruolo delle gallerie nella riscoperta dell’arte italiana
Spazi come la Galleria Lombardi svolgono un ruolo fondamentale nella valorizzazione del patrimonio artistico contemporaneo.
Attraverso esposizioni mirate, contribuiscono a mantenere vivo il dialogo tra passato e presente, offrendo nuove chiavi di lettura per artisti già storicizzati.
Nel caso di Schifano, questo lavoro assume un significato particolare, perché permette di rileggerne l’opera al di fuori delle narrazioni consolidate.
Schifano oggi: un artista ancora necessario
A distanza di anni dalla sua scomparsa, Schifano continua a essere una figura centrale per comprendere l’evoluzione dell’arte contemporanea italiana.
La sua capacità di anticipare temi oggi cruciali come la saturazione visiva, la riproducibilità dell’immagine e il rapporto tra arte e media lo rende un autore ancora estremamente attuale.
La mostra “Io guardo” restituisce questa complessità, proponendo un percorso che non si limita alla celebrazione, ma invita alla riflessione critica.

Lo sguardo come esperienza contemporanea
In definitiva, il vero cuore della mostra non è soltanto l’opera di Schifano, ma il gesto del guardare.
“Io guardo” diventa così una domanda rivolta allo spettatore contemporaneo: cosa significa oggi osservare un’immagine?
In un’epoca in cui lo sguardo è costantemente sollecitato, frammentato e accelerato, la pittura di Schifano offre un punto di resistenza e insieme di consapevolezza.
La mostra alla Galleria Lombardi si configura quindi come un invito a rallentare lo sguardo, a interrogare le immagini e a riscoprire il ruolo attivo dell’osservatore nel sistema visivo contemporaneo.
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