12:30 pm, 15 Maggio 26 calendario

“Dal Basso”, il festival di yoga popolare sfida i modelli performativi

Di: Paola Garagozzo
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🌐 Lo yoga come pratica collettiva, accessibile e profondamente politica. Non più soltanto disciplina del benessere individuale o tendenza social, ma spazio di incontro, consapevolezza e trasformazione sociale. È questa la visione che arriva a Roma con “Dal Basso”, il primo festival di yoga popolare organizzato dal movimento Yoga Riot, in programma il 7 giugno negli spazi del LOA Acrobax.

Un’intera giornata pensata come una maratona di pratiche, laboratori e momenti di confronto, rivolta a insegnanti, praticanti e curiosi provenienti da tutta Italia. L’obiettivo dichiarato è quello di rompere con una narrazione sempre più diffusa dello yoga come disciplina estetizzata e performativa, per riportarlo alla sua dimensione originaria di accessibilità, ascolto e relazione.

Yoga e società: quando la pratica diventa spazio politico

“Dal Basso” nasce da una domanda semplice ma radicale: cosa significa oggi rendere lo yoga davvero accessibile?

Nel racconto degli organizzatori, lo yoga contemporaneo è sempre più spesso intrappolato tra estetica e prestazione, influenzato da dinamiche social e da un immaginario che premia corpi “ideali”, flessibili, giovani e conformi a standard estetici precisi. Una trasformazione che, secondo Yoga Riot, rischia di allontanare molte persone dalla pratica invece di avvicinarle.

Il festival si inserisce proprio in questa frattura, proponendo un’alternativa: uno yoga non competitivo, non giudicante e soprattutto non selettivo. Un yoga che non chiede di “essere all’altezza”, ma che si adatta ai corpi reali, alle loro differenze e ai loro limiti.

Una giornata intera tra pratiche, laboratori e talk

Il 7 giugno il LOA Acrobax diventerà un grande spazio aperto dedicato alla pratica condivisa. Il programma prevede due staffette di yoga e una successione continua di classi, workshop e laboratori, affiancati da talk tematici su accessibilità, linguaggio del corpo, inclusione e cultura della pratica.

L’evento coinvolgerà oltre 40 insegnanti, facilitatori e autori che guideranno sessioni di diversi stili: dall’hatha allo yin, dal vinyasa al kundalini fino all’ashtanga. Una varietà pensata non come vetrina di tecniche, ma come possibilità di incontro tra approcci differenti, accomunati dall’idea di uno yoga aperto e non elitario.

Accanto alle pratiche, il festival prevede anche musica, spazi di ristoro, un’area dedicata a bambini e bambine e un market di artigianato, con l’obiettivo di costruire un ambiente realmente inclusivo, capace di accogliere persone di età e background diversi.

Yoga Riot e la critica alla cultura della performance

Alla base dell’iniziativa c’è Yoga Riot, un movimento che negli ultimi anni ha costruito una rete di pratiche e incontri dedicati a uno yoga “attivista”, orientato all’impatto sociale oltre che al benessere personale.

La loro critica si concentra soprattutto sulla deriva performativa della disciplina. Lo yoga, sostengono, è sempre più spesso trasformato in una vetrina estetica, in cui il corpo diventa misura di valore e visibilità. Un processo che, secondo il movimento, rafforza dinamiche di esclusione legate a standard di magrezza, abilismo, razzializzazione e modelli eteronormativi.

In questo scenario, “Dal Basso” si propone come un contro-spazio culturale: non un evento di settore, ma un laboratorio collettivo dove la pratica torna a essere esperienza condivisa, accessibile e svincolata da logiche di competizione.

Accessibilità, corpo e linguaggio: lo yoga come pratica inclusiva

Uno dei nodi centrali del festival è il concetto di accessibilità, inteso non solo in senso fisico ma anche economico, sociale e culturale. Rendere lo yoga accessibile significa, nelle intenzioni degli organizzatori, abbattere barriere spesso invisibili: costi elevati, linguaggi specialistici, rappresentazioni escludenti.

La pratica viene così ripensata come uno spazio adattabile, in cui ogni corpo può trovare il proprio modo di muoversi e respirare senza essere confrontato con un modello ideale. Un cambio di prospettiva che mira a trasformare lo yoga da disciplina individuale a esperienza comunitaria.

Il linguaggio assume in questo senso un ruolo centrale. Non solo come strumento di insegnamento, ma come veicolo di inclusione o esclusione. Per Yoga Riot, anche le parole contribuiscono a costruire la possibilità – o l’impossibilità – di sentirsi parte di una pratica.

Oltre la vetrina social: riportare lo yoga nella vita quotidiana

Negli ultimi anni, lo yoga ha conosciuto una diffusione globale senza precedenti, trainata anche dai social media. Ma questa espansione ha portato con sé una trasformazione profonda: la pratica è diventata spesso un contenuto visivo, un’immagine da condividere, più che un’esperienza da vivere.

“Dal Basso” nasce anche come risposta a questa dinamica. L’idea è riportare lo yoga fuori dalla dimensione della performance digitale e ricollocarlo nella quotidianità delle persone, come strumento di consapevolezza e relazione.

Non un esercizio di perfezione, dunque, ma un campo di possibilità. Un luogo in cui la pratica non chiede di essere “giusta”, ma semplicemente vissuta.

Un festival come spazio di comunità

La scelta del LOA Acrobax non è casuale: uno spazio già legato a pratiche sociali e culturali autogestite, che si inserisce coerentemente nella filosofia del festival. Qui lo yoga diventa occasione di incontro tra persone diverse, senza gerarchie tra livelli di esperienza o forme del corpo.

Il senso dell’iniziativa si sintetizza proprio in questa dimensione collettiva: la pratica non come atto individuale isolato, ma come costruzione di comunità temporanee, in cui la condivisione diventa parte integrante dell’esperienza.

In questo contesto, “Dal Basso” si presenta non solo come un festival, ma come un tentativo di ripensare il significato stesso dello yoga nel presente: una pratica che non separa, ma connette; che non seleziona, ma accoglie.

15 Maggio 2026
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