🌐 Diari di viaggio: Il mio viaggio a Zanzibar

di Stefania Doronzo
Ad aprile 2025 ricevo per e-mail una proposta di viaggio multisensoriale a Zanzibar, dal 3 settembre al 13 settembre 2025 e dentro di me esclamo “WOW!” anche se la mia voce interiore mi ripeteva: “Puoi leggere ma non fa per te…”.
La geografia non è mai stata il mio forte poiché da non vedente il mappamondo non è esattamente l’immagine più nitida che ho nella mente, per cui, dopo aver appurato tramite Alexa dove si trovasse quest’isola, decido di chiedere più dettagli. Il programma di viaggio mi sembrava fantastico e in linea con le mie aspettative avventurose, essendo però il mio primo viaggio all’estero di dieci giorni con persone che non conoscevo (tranne una), mi manca il coraggio e rimando alla prossima occasione.
A maggio arriva un’altra e-mail che recita in oggetto: “ultimo posto per Zanzibar”, ovvero il posto a cui avevo rinunciato era ancora lì ad aspettarmi. A quel punto raccolgo tutta la fiducia in me stessa, chiudo a chiave in un cassetto tutti i miei dubbi, metto a tacere il mio Gollum e prenoto il volo con il gruppo: partenza da Milano Malpensa, 2 settembre alle 23:50.
Una volta prenotato, ho cominciato la preparazione del viaggio. Sono abituata a programmare tutto e per quanto possibile ad avere tutto sotto controllo, quindi ho iniziato a studiare la qualunque per far fronte a tutte le evenienze: il clima, imprevisti di salute, abbigliamento per tutte le occasioni, piano B e in alcuni casi anche piano C, oltre al fatto che nella mia valigia volevo che ci fosse spazio per tutto ciò che desideravo portare ai bambini del posto; poi quello spazio al ritorno è stato riempito di souvenir.
Essendo pugliese, la mia avventura inizia la mattina del 2 settembre a bordo di un Inter-City: nove ore di viaggio con sciopero della sete non richiesto, giacché non riuscivo ad aprire il tappo di plastica della bottiglia d’acqua.
A ogni modo sono stati giorni fantastici, anche e soprattutto grazie al feeling che si è creato tra di noi e le nostre efficienti guide.

Abbiamo soggiornato in un villaggio al sud di Zanzibar, in una struttura di turismo sostenibile che organizza anche laboratori di formazione professionale per la comunità locale; non proprio la parte più turistica dell’isola, ma il contatto con la gente del posto era giusto quello che avrei voluto se avessi dovuto organizzare io il viaggio. Eravamo, inoltre, a pochi passi dal mare con le onde che la notte minacciavano di entrare nel nostro bungalow e il rumore della barriera corallina in sottofondo che ci faceva compagnia tutto il giorno.
Un viaggio al ritmo delle maree dell’oceano Indiano, immersi nei suoni, negli odori e sapori locali; non scrivo anche dei colori perché non vedendoli non posso testimoniare, ma credo che è ciò che più rimane nel cuore e nella mente delle persone che arrivano in questo posto incantato.

Abbiamo visitato le kuza caves, una piscina d’acqua scavata nella roccia, siamo andati a Prison Island alla ricerca delle tartarughe di terra e non poteva mancare il tour delle spezie, giacché Zanzibar è famosa per le sue spezie, cannella, zenzero e così via. Siamo andati a Stone Town, la capitale dell’isola e anche città natale del grande Freddie Mercury; abbiamo trascorso una mattina a Mtemde Beach, sabbia bianca e mare cristallino dove il tempo si ferma a contemplare il miracolo della natura. Preciso che parlo di colori per le sensazioni vissute tramite il racconto delle nostre accompagnatrici, non certo perchè anch’io sia stata oggetto di un miracolo, INTENDIAMOCI… ; nel pomeriggio siamo andati a fare un bagno con le tartarughe marine.


E comunque, per non farci mancare nulla, abbiamo fatto anche un’escursione in barca a vela, siamo andati alla foresta di Jozani, in visita alle scimmie e al Butterfly Center. Tutto questo accompagnati da fantastiche guide locali, la vera ricchezza di questo viaggio, con cui ci siamo cimentati anche a imparare lo Swahili, la lingua dell’isola. Sono stati giorni intensi e vissuti al massimo, proprio come prescrive la mia filosofia “carpe diem”, nell’ottica: goditi tutto quel che puoi, perché poi non si potrà recuperare.
Le attività che porto nel cuore in cima alla classifica di preferenza sono la giornata dedicata alla visita del villaggio e quella in barca a vela. Per la prima, abbiamo conosciuto dove vivono, come lavorano e come si sostentano gli abitanti del posto; siamo andati in un asilo e la sera siamo stati ospiti di zanzibarini: abbiamo cenato insieme e conosciuto i loro costumi e le loro tradizioni. Questa giornata è stata per me la più bella, per le meraviglie del posto esplorate e la loro semplicità di vita mi ha fatto tanto riflettere. Anche il giro in barca a vela ha un posto speciale nel mio cuore, poiché adoro lasciarmi dondolare dalle onde del mare. Ai confini del mondo, con quella sensazione di libertà mista alla paura di tuffarmi per il timore di aver dimenticato come si nuotasse, ho provato a vincere la mia resistenza: erano tutti in mare e solo io meditavo se provarci o avere rimpianti, poi il coraggio ha preso il sopravvento e, ancora una volta, ho fatto annegare nell’oceano le mie perplessità mentre io mi sono tuffata e sono rimasta a galla.
Da non vedente ammetto che, sebbene io abbia uno spirito di adattamento direi abbastanza elevato, è stato un viaggio faticoso per tutte le volte che bisognava mettere alla prova la capacità di essere comunque efficienti in condizioni non esattamente comodissime per noi; penso alle volte che bisognava cambiarsi nel giro di poco tempo, ai sentieri non facili da attraversare o alle intemperie. La sera arrivavo distrutta ma felice.
È una vacanza questa che se l’affronti con la giusta apertura mentale e metti in stand by la vita a cui sei abituato, ti dona tanto! Soprattutto se non progetti il solito itinerario turistico preconfezionato sull’aspettativa “voglio fare a casa degli altri come a casa mia”.

Sì, devi fare i conti con gli insetti e con la natura selvaggia, ma per quanto mi riguarda poco male, anzi andare in Africa pensando da occidentali non ha senso! Queste esperienze insegnano tanto se ti lasci avvolgere da loro, tuttavia per fare questo devi essere predisposto anche al viaggio interiore! Quando sono tornata a casa mi sono portata inconsapevolmente una quantità indefinita di sabbia oltre a una sensazione di mal d’Africa che mi ha accompagnato per più di un mese.
Costo del viaggio circa 5000 euro… Zanzibar mi ha scalfito l’anima, quindi presto tornerò, anche perché ho lasciato tante cose che non ho potuto comprare a causa di tempo e spazio in valigia.
Il diario che avete appena letto ha partecipato al Premio letterario Per Caso TV
Metro in collaborazione con Per Caso TV

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