12:59 pm, 8 Aprile 26 calendario

🌐  Diari di viaggio: Tra sabbia e silenzio: viaggio nel cuore selvaggio della Sardegna

Di: Redazione Metrotoday
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di Jacopo Scafaro 

Sono figlio e nipote di sardi, ma questa terra non è solo un’eredità: è una appartenenza viscerale.
La Sardegna non la riconosco con gli occhi, la riconosco con il petto. Ogni volta che arrivo, l’aria cambia densità, i profumi diventano più intensi, il cuore rallenta. È come se l’isola mi dicesse: sei tornato, ora puoi respirare.
Qui il mio cuore resta tutto l’anno, anche quando sono lontano. Vive nell’attesa costante di un ritorno. Da sempre porto dentro il desiderio di poter un giorno vivere qui, non come ospite, ma come parte del paesaggio, come una pietra scaldata dal sole.

Nel 2021 ho perso mia zia, sorella di mia madre. Un male veloce, che in meno di tre mesi se l’è portata via, lasciando un vuoto che non si colma. Nel gennaio del 2022 ho sentito il bisogno urgente di rinascere e ho comprato casa a Platamona, frazione di Sorso. Diciotto chilometri di spiaggia, la più lunga d’Italia: sabbia chiara che cambia consistenza sotto i piedi, pineta alle spalle, vento che pulisce i pensieri. Ho rimesso quella casa a posto piano, come si fa con le cose fragili. E ogni volta che posso, torno lì a rimettere insieme me stesso.

Nell’estate del 2025, dal 31 luglio al 16 agosto, io e il mio compagno Mattia abbiamo scelto una vacanza diversa. Più selvaggia, più essenziale. Volevamo spiagge poco conosciute, da raggiungere con fatica, con camminate, discese e risalite. Luoghi dove internet non arriva e resti solo tu, la natura e i suoi rumori. Per spostarci abbiamo usato l’auto: indispensabile per raggiungere posti così isolati. Ogni viaggio costava tra i 20 e i 30 euro di benzina, ma erano chilometri che valevano molto più del loro prezzo. Strade panoramiche, curve lente, soste improvvise solo per guardare il mare dall’alto.

Il viaggio cominciava sempre prima di arrivare, e spesso era proprio lì che iniziava davvero l’esperienza.

Monti Russu ci ha accolti con il suo carattere ruvido. Una spiaggia ampia, sabbia dorata, circondata da rocce rosse e macchia mediterranea profumata di mirto e ginepro. Il vento è parte del paesaggio, il mare aperto e potente, mai
addomesticato. Camminare lungo la battigia è un invito a rallentare, a osservare, a rispettare.

Cala Spinosa si conquista: il sentiero scende ripido tra le rocce di Capo Testa, le gambe lavorano, il respiro si accorcia, e ogni metro percorso è una scelta. Quando finalmente arrivi, l’acqua è trasparente come vetro, il mare raccolto e silenzioso. Qui impari che la fatica è parte della bellezza.

Cala Spinosa

A Cala Li Cossi il cammino è già parte dell’esperienza. Dieci minuti di sentiero tra la macchia mediterranea, profumi di terra e sole. Poi la cala si apre: sabbia chiara, acqua color smeraldo, rocce rosate che la abbracciano. Un piccolo fiume arriva fino al mare, portando la memoria delle montagne. Qui il tempo rallenta, e ogni gesto deve rispettare la fragilità del luogo.

Cala Li Cossi

Rena Majore nord è spazio, fatica e respiro. Per raggiungerla serve una lunga camminata tra rocce sconnesse e sentieri antichi. Quando arrivi, la sabbia soffice e la pineta alle spalle creano un paesaggio che educa al silenzio, al
rispetto e alla lentezza. Il nostro modo di viaggiare è stato all’insegna del non spreco. Avendo casa, non c’era affitto.

Rena Majore
Rena Majore

Il volo, preso mesi prima, è costato 200 euro andata e ritorno. I pranzi erano al sacco, acquistati nei mercati locali: con 10 euro mangiavamo salumi, formaggi e frutta del posto.

Tra questi prodotti, alcune eccellenze della Sardegna rendevano il pasto speciale: Pecorino Sardo DOP e Fiore Sardo DOP, intensi e leggermente affumicati; olio extravergine Sardegna DOP, fruttato e profumato; Carciofo Spinoso di Sardegna DOP, tenero e aromatico.

Non erano solo cibo, ma tappe del viaggio, un invito a conoscere e rispettare la cultura agricola dell’isola.
Negli anni ho mangiato in tanti posti in Sardegna, ma il mio cuore è stato rapito da un piccolo locale a conduzione familiare: la Trattoria “Le Tre Palme”, a Lu Bagnu. Ci sono luoghi che non si visitano. Si vivono. Varcare quella soglia è come entrare in una casa che non sapevi di avere. Grazia ti accoglie con uno sguardo che resta, caldo e sicuro. Non sei un cliente, sei una persona. I piatti parlano di tradizione, ma il vero segreto è come ti fanno sentire: accolto, atteso, a casa. Quando esci, il cuore fa un po’ male, ma sai che tornerai.

Maialetto
Le tre Palme

Il ritorno a Platamona, dopo ogni escursione, ha un sapore diverso. Aprire la porta di casa, guardare il mare all’orizzonte, respirare il vento tra la pineta: ogni gesto quotidiano assume un significato più profondo. Il viaggio ci ha insegnato che viaggiare non è solo muoversi nello spazio, ma partecipare, rispettare, lasciare il minor segno possibile. Ogni onda, ogni profumo, ogni incontro umano diventa parte di un racconto che resta dentro di noi.

Questo viaggio non è stato solo mare, camminata o bellezza naturale. È stato silenzio, scoperta, riflessione. È stato ricordare chi siamo, da dove veniamo e dove il nostro cuore vuole stare. La Sardegna non è un luogo che si lascia. È un luogo che ti resta dentro, ti plasma, ti chiama a tornare, ancora e ancora, insegnandoti che ogni viaggio può essere sostenibile, responsabile e profondamente umano.

Il diario che avete appena letto ha partecipato al Premio letterario Per Caso TV

Metro in collaborazione con Per Caso TV

il canale televisivo h24 che vi racconta

i viaggi di Patrizio Roversi,Syusy Blady

e tutti gli Ambassador di  Slow tour

8 Aprile 2026 ( modificato il 27 Marzo 2026 | 1:10 )
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