12:50 pm, 1 Aprile 26 calendario

🌐  Diari di viaggio: Mare

Di: Redazione Metrotoday
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di Rossana Cilli

Le signore ospiti dell’Istituto Madonna della Salve a Roma vivevano la loro vecchiaia scandita dai pasti, le preghiere, le attività e il salone comune, con la televisione e ogni tanto qualche festa. Il tempo sarà pure galantuomo, ma a loro, senza troppa galanteria, il tempo aveva tolto tanto: gioventù, casa, forza e salute, a qualcuna il marito e persino un figlio. E anche la possibilità di rivedere il mare da vicino. Infatti nessuna di loro pensava che lo avrebbe rivisto più. Poi un giorno un pullman bianco si fermò accanto al portone dell’Istituto; all’apparenza un pullman come tanti, ma più complesso, era come scolpito, muscolare, fatto anche di squillante metallo; da un suo vano segreto usciva infatti a comando una pedana che era in grado di salire dal basso, dove accoglieva una per volta le signore costrette in carrozzina, fino all’alto, cioè all’ampio abitacolo del mezzo. Così la tecnica vinceva il tempo delle malinconie e delle mezze tinte, delle parole non dette e dei sospiri soffocati. E così ognuna raggiunse il proprio posto. E adesso si partiva. E noi figli con loro. Per dove? Ma per il mare, dove se no!

Ieri la nuvolaglia grigio-blu del cielo ha creato ansia: si fa, non si fa, chissà. Ma oggi il cielo è un telo azzurro teso tra sponde infinite, e il viaggio a Ostia si fa. Ancora pochi minuti ed ecco la meta; si tratta della cappella dei pescatori, a un tiro di schioppo dalla battigia. Oggi purtroppo è chiusa, per cui non ci accoglie il custode bensì la premurosa sollecitudine di un gruppo di fantastiche ragazze e di suore, le nostre accompagnatrici, che ci confortano subito con una merendina.
Poco dopo la sfida. Potranno trenta signore in carrozzina raggiungere la spiaggia?
Le fantastiche ragazze, le suore e noi parenti facciamo del nostro meglio per creare la colonna e affrontare l’attraversamento della strada. Tra una sparuta presenza di sportivi su una pista ciclabile e altri che ciondolano con un hot dog di traverso con la senape che cola, queste signore in carrozza sembrano divertite e affatto preoccupate: irradiano ancora la propria luce.

Certo non sono più i tempi dei cavalieri paladini delle donzelle… No?
E allora quei due? Con un po’ di fantasia potrebbero esserlo… ma sono due poliziotti a cavallo; simpatici e ammirati, alla vista dell’inconsueto gruppo che li saluta, si lasciano fotografare volentieri.

Si prosegue spediti, bè quasi, la retroguardia arranca.
Ehi lì davanti, fermatevi un attimo che ricompattiamo il gruppo!
Ricompattiamo, e insieme ecco che ci troviamo sotto l’insegna dello stabilimento che ci accoglierà: l’Akuna Matata. Ricordate la canzoncina del Re Leone? Sì il simpatico leoncino destinato a diventare re. Un leoncino spaventato però, che ha perso i genitori e vaga solo nella foresta, ma qualcuno gli insegnerà la filosofia hakuna matata che in lingua swahili significa non ci sono problemi e invita a vivere con positività, leggerezza e fiducia. Esattamente quello che faremo noi oggi.

Dopo “l’ottovolante” del pullman, le signore sperimentano lo scivolo che dalla strada le condurrà sulle passerelle di legno che portano al bagnasciuga. Sempre le fantastiche ragazze trascinano con abilità ogni signora in carrozza direttamente sulla sabbia, di fronte al mare. Lassù qualcuno ci vuole bene, ci dà un mare calmo, azzurro, che sciaborda cullando la nostra felicità. La sabbia rimanda barbagli di chiarore, suggerisce atmosfere di vite passate. Il sole brilla, ma non ferisce, è piuttosto una carezza che accompagna i nostri giochi e il frizzante buonumore di qualche temeraria che si spinge dentro l’acqua a piedi nudi.

Ma che giochi si potranno mai fare in un cerchio di carrozzine? Ecco! Una bella palla rossa passa di mano in mano e forse riporta le signore a quando ragazzine, la palla la passavano correndo a perdifiato, coi vestitini macchiati di cioccolata, le scarpe impolverate, il sudore tra i capelli e la mamma che le chiamava a squarciagola per la merenda. Che tempi!

Qui niente merenda, ma un bel pranzo sì. Si entra con un po’ di beata confusione: sposta quelle sedie; gira il tavolo; non così, così! Passa dietro l’ombrellone… quale ombrellone? … Sembrava impossibile ma eccole tutte sistemate. E allora, buon appetito! I pochi avventori del locale guardano, sorridono e sembrano approvare un’impresa che sembrava una cosa da pazzi. Ma che da pazzi sarebbe stato non farla. In un attimo farfalle di pasta colorate di rosso-pomodoro, nero-olive, giallo-granturco, bianco-mozzarella volano via, e bell’è finito. Perché le signore a una certa età, si sa, mangiano poco… Ma quale finito, quale poco, ecco le banane e poi, dolce e caffè. Più un orzo. Per la signora di 102 anni? Macché, per una giovane figlia che non tollera il caffè.

 

Basta? Noo! Ora si balla e si canta. Noi parenti, partiti increduli, siamo conquistati da questo mondo che sembrava fatto di rassegnazione, tv e medicine, e che nasconde invece voglia di vivere e capacità, e ammonisce a non considerare la vecchiaia una mesta pre-tomba. Si torna. È il 7 ottobre 2025, ognuno ha pagato 20 euro. La prossima? Porchetta e vino dei Castelli. No? E va bene, e acqua minerale. Le lascio e mi viene in mente una canzone degli Stadio: “Io mi sentii quasi male guardandoli andare. E invidiai il loro incontro, quel tutto da fare. Tutto quel tempo davanti e quel loro sperare. E l’incoscienza orgogliosa della loro età…”.

 

Il diario che avete appena letto ha partecipato al Premio letterario Per Caso TV

Metro in collaborazione con Per Caso TV

il canale televisivo h24 che vi racconta

i viaggi di Patrizio Roversi,Syusy Blady

e tutti gli Ambassador di  Slow tour

1 Aprile 2026 ( modificato il 27 Marzo 2026 | 1:05 )
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