12:17 pm, 15 Aprile 26 calendario

🌐  Diari di viaggio: Le isole dell’Isola

Di: Redazione Metrotoday
condividi

di Rita Leone

Eccomi di nuovo in barca per iniziare una nuova avventura che dura da oltre sessant’anni.
A 14 anni ho deciso che volevo imparare ad andare in barca a vela e oggi, a 75, continuo a navigare.
Per anni ho noleggiato cabinati a vela e ho accompagnato decine di persone a scoprire questo mondo che può affascinarti e te ne innamori come è successo a me, oppure lo senti ostile, ne hai paura e non vedi l’ora di finire questa esperienza.

Ora navigo su un Bavaria 39, barca molto affidabile, come il suo armatore Marco, un buon amico con il quale andare alla scoperta di posti incontaminati.

A luglio, la barca è in Sardegna per un mese, circa.
“Marco, che ne dici se per un paio di settimane facciamo le isole dell’Isola?” mi guarda con aria interrogativa e io proseguo sorridendo “la tappa di cambio equipaggio la facciamo ad Alghero, giusto?” lui annuisce e cerca di seguire il mio pensiero: “Perfetto, a sud, nell’oristanese c’è un’isola disabitata, parco marino, dove sono stata quarant’anni fa! Penso che sarebbe bello andare a rivederla. Poi, risalendo e superando nuovamente Alghero possiamo approdare su diverse isole minori, quasi tutte riserve naturali, penso all’Asinara e all’isola Piana. È luglio e probabilmente in queste zone ci sono meno imbarcazioni e ci potremmo godere un po’ di pace! Che ne dici?”
“Mi hai convinto, andiamo!”

Due giorni dopo, arrivo ad Alghero con volo diretto da Milano Linate in poco più di 1 ora (e ho anche usufruito dello sconto per gli “over 65”!). Poi, un bus, in circa 30 minuti, dall’aeroporto mi porta a Marina di Alghero, dove Marco mi aspetta. Ha già stabilito l’itinerario: tappe di 20-25 miglia, per goderci le baie che incontreremo, in tutto relax. Parola d’ordine: dormire in rada! Tutte le volte che le condizioni meteo lo permetteranno si dormirà in rada, per goderci il silenzio, i colori dei tramonti e i profumi intensi del mirto e delle altre piante della macchia mediterranea.
Quindi, ecco l’equipaggio al completo, 4 persone, pronti per fare la lista della cambusa, la cassa comune e andare a uno dei numerosi supermercati della città.

È importantissimo che le persone a bordo non rinuncino alle proprie abitudini, se non strettamente necessario. Certo non si può pretendere di avere il pane fresco tutte le mattine, se si va a terra ogni 3-4 giorni!

Tornati in barca “cambusiamo” tutto con l’aiuto di Marco che da buon padrone di casa sa come sistemare le provviste.
Ormai si è fatta sera e, per gratificarci del lavoro fatto, decidiamo di uscire a cena. Per il ristorante non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Oggi si parte! Dopo aver fatto rifornimento di acqua e carburante, siamo pronti per l’avventura.
Vento N/W, residuo di maestrale che c’era nei giorni precedenti, si decide di fare tappa a Bosa,
dove arriviamo in 5 ore circa e 24 miglia fatte. La baia di fronte alla spiaggia è ben protetta e ci permette di dare ancora e fermarci. Notte in rada, la prima di una lunga serie. Questo è uno degli aspetti più belli di andare per mare: il silenzio che entra nelle orecchie e il corpo che si rilassa guardando le stelle!

Il secondo giorno inizia, almeno per me, con un tuffo in un mare trasparente e freschino! Colazione in pozzetto ed eccomi pronta per ripartire. Il vento non è cambiato, superiamo capo Mannu e in lontananza ci appare l’Isola di Mal di Ventre, o Maluentu (cattivo vento), come probabilmente si chiamava in origine. È un isola piatta, di 80 h e fa parte dell’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis”. A Nord dell’isola si vedono delle barche al gavitello. Ne troviamo anche noi uno libero e ormeggiamo. Al massimo possono starci 10 barche della nostra dimensione. Meglio prenotare se si viene nel fine settimana o in agosto.

Isola Mal di Ventre
Isola Mal di Ventre

Sono passati 40 anni da quando sono stata sull’isola, arrivati in gommone, trovammo un piccolo gioiello di natura incontaminata. Spero che sia ancora così.
È ancora disabitata, come allora, mentre ci avviciniamo guardo l’acqua del mare, sembra di essere in un’immensa piscina, acqua trasparente e macchie di Poseidonia che cresce indisturbata. Sono curiosa di vedere l’isola e quindi chiedo a Marco se possiamo andare a riva con il tender. Mi ha letto nel pensiero, non mi fa neanche finire la richiesta che già ha preso il motore fuoribordo da istallare sul gommone!

È tutto come nei ricordi: roccia granitica, profumi mediterranei e distese di… aglio!
Rimaniamo qui 2 giorni e 2 notti. Quando ci ricapita di avere un’oasi di pace come questa a luglio? Ripartiamo a malincuore. Ci aspetta un primo rientro ad Alghero per carburante, acqua e cambio di persone a bordo.

Nuovamente ci fermiamo a Bosa, ma questa volta attracchiamo all’inglese nel porto canale (si può stare gratuitamente per 1 notte), così da poter visitare Bosa. Una bella passeggiata ed eccoci in città: tante case colorate, sovrastate da un grande castello.
L’indomani ci svegliamo con cielo nuvoloso e piatta di vento. Usciti dal porto canale abbiamo 10-12 nodi e vento portante. In poche ore arriviamo a Alghero Fertilia, a Cala Lazzaretto, dove diamo ancora. Il tempo è migliorato, si può fare l’ennesimo bagno e decidere di concederci ancora una notte di pace in rada.

Da oggi rimaniamo in 3 per qualche giorno. Anna è partita e noi ci prepariamo per andare all’isola dell’Asinara. Superiamo Capo Caccia, il vento ci permette di navigare in poppa. Per raggiungere l’isola c’è un passaggio, “i Fornelli”, tra Asinara e Isola Piana, che dobbiamo fare con un allineamento tra 2 dromi neri con barra bianca. Due barche molto più grandi della nostra si preparano per passare e noi le seguiamo.

Capo Caccia

Ed eccoci di fronte a un nuovo panorama. L’Asinara è un’isola lunga e stretta, con limitate montuosità e bassa vegetazione. Il suo nome è dato dalla presenza di molti asinelli che ci danno il benvenuto. Area protetta, con alcune baie preposte all’ancoraggio tramite gavitelli. Ne troviamo uno libero a Baia Bianco, accanto a Baia Oliva dove si deve arrivare con il tender per poter visitare l’isola. Il tramonto è spettacolare e, più tardi, una coperta di stelle e i ragli degli asinelli ci augurano una buona nottata.

Isola Asinara
Penitenziario isola Asinara

Un nuovo giorno ci accoglie con la curiosità di visitare l’ex carcere, in funzione fino al 1985. Unici abitanti del territorio erano poliziotti e asini. Ora gli abitanti sono gli asini e un artista che crea bellissime sculture lignee a tema marino e i proprietari di una locanda/ristorante dove si può dormire e mangiare.
Sulla strada che ci porta al penitenziario si trova la casa dell’artista, provo a suonare, non c’è, peccato, mi avrebbe fatto piacere conoscerlo.
Continuiamo la salita, un leprotto ci taglia la strada veloce, ma allora non ci sono solo asini!
La visita al penitenziario è interessante perché si ritrova la struttura originale: i magazzini, l’infermeria, le celle, la scuola; bello pensare che qualcuno abbia ripreso studi interrotti o mai iniziati! Girando nell’edificio arrivo in due stanze che ospitano le opere di Enrico Mereu, lo scultore del legno. Non solo sono belle, dobbiamo pensare che il legno usato viene dal mare, portato dalle onde e dalle correnti, non abbattendo alberi ancora in vita.

Scultura lignea Enrico Mereu

Ritorniamo a bordo, è tempo di ritorno. Facciamo tappa a Castelsardo, in porto, perché vengono a trovarci degli amici che ci hanno promesso… spaghetti cozze e bottarga!

Castelsardo

Il giorno successivo, viste le condizioni favorevoli, approfittiamo per ancorare all’Isola Piana, che si trova tra l’Asinara e la spiaggia più fotografata della Sardegna : “la Pelosa”. Questa spiaggia ha un numero di visitatori contingentato: 1500 al giorno.
Meglio l’isola, bassa e senza rilievi che crea un panorama di bellezza caraibica, protetta da Capo Falcone. L’acqua è di una trasparenza inimmaginabile e moltitudini di occhiate fanno festa intorno alla barca. Emozionante!

Ormai il viaggio sta per finire, almeno per me che devo rientrare a Milano per qualche settimana.
Approfittiamo del mare calmo e del vento favorevole per regalarci ancora una notte in rada, a “Le Bombarde”, poche miglia da Alghero.
È tempo di riflessioni, che dire? Bello girovagare, scoprendo che anche in piena stagione si può trovare pace, relax, paesaggi invidiabili e profumi inebrianti.
Buon vento a tutti coloro che vorranno provare.

Il diario che avete appena letto ha partecipato al Premio letterario Per Caso TV

Metro in collaborazione con Per Caso TV

il canale televisivo h24 che vi racconta

i viaggi di Patrizio Roversi,Syusy Blady

e tutti gli Ambassador di  Slow tour

15 Aprile 2026 ( modificato il 27 Marzo 2026 | 1:20 )
© RIPRODUZIONE RISERVATA