4:45 pm, 21 Marzo 26 calendario

🌐Il massacro di 2800 anni fa: perché soprattutto donne e bambini

Di: Redazione Metrotoday
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Una fossa comune di 2800 anni fa è stata analizzata dagli archeologi nel sito di Gomolava (Serbia settentrionale) e ha rivelato la tragica testimonianza di una strage preistorica in cui donne e bambini costituiscono la maggior parte delle vittime, con evidenti traumi ossei da violenza letale: un episodio violento e selettivo che solleva interrogativi sulle dinamiche sociali e politiche dell’età del Ferro in Europa.

Gli archeologi hanno scoperto i resti di 77 individui, oltre il 70% dei quali erano donne e quasi il 70% bambini, con numerosi segni di lesioni peri‑mortem, in particolare traumi cranici da colpi contundenti, una prova evidente di violenza deliberata e sistematica anziché di una semplice epidemia o calamità naturale.

Un massacro preistorico: la scoperta di Gomolava

La fossa è stata rinvenuta come parte di scavi nel sito archeologico di Gomolava, una località nel bacino dei Carpazi che fu abitata durante l’età del Ferro. I resti furono originariamente scoperti negli anni ’70, ma solo grazie alle tecnologie moderne — come DNA antico, analisi isotopiche e esami tomografici avanzati — è stato possibile comprendere la vera natura dell’evento.

La fossa, di forma circolare e profonda meno di un metro, conteneva ossa umane affiancate da reperti come ceramica, oggetti di bronzo e addirittura i resti completi di un giovane bovino deposto alla base, insieme ai resti di circa un centinaio di animali. Questo indica che la deposizione fu preparata con cura rituale piuttosto che essere un semplice accumulo frettoloso di corpi.

Perché donne e bambini

Una delle domande chiave degli studiosi è perché la fossa contiene principalmente donne e bambini, un profilo demografico molto diverso da quello di una normale comunità preistorica. Le analisi biologiche e genetiche hanno mostrato che:

  • La maggior parte degli individui non era strettamente imparentata tra loro, il che indica che non si trattava della popolazione di un unico villaggio attaccato.

  • I rapporti isotopici dello stronzio nei denti rivelano che molti provenivano da aree geografiche differenti, suggerendo un gruppo eterogeneo di persone probabilmente radunate o catturate da diverse comunità.

Gli archeologi interpretano questa selettività come una strategia deliberata: in società basate su legami di parentela e alleanze, l’eliminazione di donne e bambini poteva spezzare linee genealogiche, interrompere processi riproduttivi e indebolire socialmente le comunità rivali. In questo senso la violenza non era casuale, ma parte di una pratica di controllo e dominanza sociopolitica.

I traumi ossei: prove di violenza

L’esame delle ossa ha rivelato numerosi traumi peri‑mortem, in particolare fratture da colpi contundenti e ferite compatibili con armi da taglio. Le principali caratteristiche osservate dagli studiosi includono:

  • Traumi al cranio provocati da colpi ripetuti con oggetti pesanti, probabilmente durante un’aggressione ravvicinata.

  • Lesioni coerenti con attacchi dall’alto, suggerendo che gli aggressori potevano trovarsi in posizione sopraelevata, possibilmente a cavallo o in piedi su un terreno più alto rispetto alle vittime.

  • Mancanza di evidenze di malattie infettive nei resti, confermando che le morti non erano dovute a un’epidemia ma a una azione violenta.

La distribuzione e la natura delle ferite indicano che le persone furono uccise poco prima di essere sepolte, con ferite così gravi da non lasciare segni di guarigione, il che suggerisce una morte immediata e violenta.

Conflitti nell’età del Ferro

Il massacro di Gomolava risale al IX secolo a.C., un periodo in cui la Pianura Pannonica e il bacino dei Carpazi furono teatro di significative trasformazioni sociali e demografiche. Gruppi semisedentari, pastori nomadi e comunità agricole si muovevano e si confrontavano per il controllo delle terre, risorse e rotte commerciali.

In questo quadro di tensioni crescenti e competizione territoriale, la violenza potrebbe aver assunto forme mirate e strategiche. Secondo gli studiosi, la scelta di uccidere donne e bambini può essere stata una forma di “disruptive violence”, ovvero una violenza mirata a interrompere le strutture sociali e genealogiche dell’avversario, piuttosto che una semplice rappresaglia generica.

La deposizione rituale

Un aspetto che stupisce gli archeologi è la cura con cui i corpi sono stati sepolti. Accanto ai resti umani sono stati rinvenuti ornamenti, vasi ceramici, frammenti di cereali carbonizzati e macine volutamente spezzate. La presenza di questi oggetti e la disposizione della fossa suggeriscono che la sepoltura non fu solo un atto pratico, ma un evento con significati simbolici e forse commemorativi per la comunità che lo ha realizzato.

Tale combinazione di violenza sistematica e deposizione attenta indica che la memoria dell’evento e il suo impatto sociale erano importanti per i sopravvissuti o per un gruppo dominante che cercava di trasmettere un messaggio di potere e controllo.

Un episodio di violenza organizzata

La fossa comune di Gomolava è una delle testimonianze più sorprendenti di violenza strategica nella preistoria europea, con una significativa selezione di vittime per genere e fascia d’età, un pattern che indica azioni deliberate per interrompere linee genealogiche e strutture sociali piuttosto che esiti accidentali di conflitti generici o malattie.

Questo ritrovamento apre nuovi scenari sulla comprensione dei conflitti, delle dinamiche sociali e delle forme di violenza nell’età del Ferro, spingendo gli studiosi a interrogarsi su come le società antiche esercitassero dominio e come reagissero alle pressioni interne ed esterne.

21 Marzo 2026 ( modificato il 3 Marzo 2026 | 16:51 )
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