8:14 pm, 3 Marzo 26 calendario

🌐 I satelliti in rientro (anche quelli di Musk) inquinano

Di: Redazione Metrotoday
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La crescente attività spaziale e il rientro di satelliti in orbita bassa (Low Earth Orbit, LEO), compresi quelli delle megacostellazioni come Starlink di Elon Musk, stanno lasciando dietro di sé tracce chimiche e particolato nell’alta atmosfera terrestre, con potenziali impatti sull’ozono e sulla chimica atmosferica che preoccupano gli scienziati. Un recente studio ha rilevato un forte aumento di litio nell’alta atmosfera collegato al rientro di un razzo SpaceX, suggerendo che la combustione di detriti spaziali non è né innocua né trascurabile per l’ambiente.

Un boom di satelliti e rientri: la nuova realtà della LEO

Nei prossimi anni la quantità di satelliti in orbita terrestre bassa è prevista in forte aumento, con decine di migliaia di unità pianificate per fornire servizi come internet globale e osservazione terrestre. Quando questi satelliti raggiungono la fine della loro vita operativa, vengono deorbizzati e si disintegrano durante il rientro nell’atmosfera, un processo che rilascia materiali nei livelli più alti dell’atmosfera. Secondo alcune proiezioni, con un numero crescente di rientri quotidiani il totale di particelle metalliche e composti derivati dalla combustione potrebbe raggiungere livelli significativi. Questo fenomeno non è più teorico: già oggi si registrano uno o due satelliti Starlink che rientrano ogni giorno, lasciando scie incandescenti nel cielo prima di dissolversi.

Prime misurazioni di inquinamento in alta quota

Per la prima volta, i ricercatori hanno misurato in tempo reale l’inquinamento atmosferico associato al rientro di un hardware spaziale, collegando il fenomeno a un picco di litio nell’alta atmosfera terrestre. Durante il rientro incontrollato di uno stadio superiore di un razzo Falcon 9 di SpaceX sono state rilevate concentrazioni di litio fino a dieci volte superiori alla norma a quote comprese tra 90 e 100 km. Questi dati sono stati ottenuti grazie a rilevazioni lidar effettuate da un laboratorio tedesco, e costituiscono un primo passo per comprendere l’impatto chimico di questi eventi sull’ambiente ad alta quota.

La presenza di litio e altri metalli stratosferici non è naturale: la composizione dei satelliti, che spesso include leghe di alluminio‑litio e batterie, si traduce in composti metallici quando l’oggetto brucia durante il rientro. Questo materiale può alterare la chimica atmosferica, potenzialmente interagendo con lo strato di ozono e cambiando l’assorbimento della radiazione solare.

Pericoli per l’ozono e la dinamica atmosferica

Gli scienziati avvertono che l’iniezione di particelle metalliche nell’alta atmosfera non è un semplice “effetto collaterale”. Particelle come l’ossido di alluminio, derivanti sia dalla combustione di satelliti sia dalle fasi di rientro di razzi, possono catalizzare reazioni chimiche che degradano l’ozono, lo strato che protegge la Terra dalla radiazione ultravioletta. Alcuni studi hanno stimato potenziali aumenti nell’alta atmosfera di questi composti dell’ordine di centinaia di percento nei prossimi decenni se l’attività spaziale continua ad accelerare.

Inoltre, la presenza di aerosol metallici può influenzare la dinamica dell’atmosfera superiore, con effetti potenziali sulla temperatura, sui venti e sui modelli di circolazione atmosferica. Questo genere di alterazioni, pur difficili da misurare e modellare, sono una nuova frontiera di preoccupazione per climatologi e chimici dell’atmosfera.

Starlink e le megacostellazioni: un contributo significativo all’inquinamento spaziale

Le megacostellazioni di satelliti, in particolare quella Starlink gestita da SpaceX, sono al centro del dibattito ambientale spaziale. Circa il 40 % dei satelliti che rientrano ogni anno nell’atmosfera appartiene oggi a queste grandi costellazioni, e il ritmo di rientro è destinato ad aumentare con l’aumento delle unità lanciate. Gli esperti affermano che l’attuale flusso di rientri comporta l’immissione di composti chimici e particelle metalliche nell’alta atmosfera in quantità crescenti, con possibili effetti cumulativi nel medio‑lungo periodo.

Il fatto che gli effetti chimici di una singola re‑entry siano stati misurati per la prima volta solo ora non significa che il problema sia trascurabile: al contrario, evidenzia quanto poco si sappia ancora del comportamento di questi inquinanti ad alta quota e del loro impatto sul fragile equilibrio dell’atmosfera terrestre d’alta quota.

La regolamentazione 

Attualmente la regolamentazione internazionale su questi fenomeni è debole o inesistente: il rientro degli oggetti spaziali rientra spesso in norme che non considerano la chimica atmosferica o gli impatti sull’ozono, ma solo la sicurezza per la popolazione a terra. Studi e workshop scientifici recenti stanno iniziando a mettere in luce queste lacune e suggeriscono nuovi modelli di monitoraggio, regolamentazione e tecnologie meno impattanti per la costruzione e la deorbitazione dei satelliti.

In futuro, una maggiore attenzione dovrà essere dedicata non solo ai detriti spaziali e ai rischi per la navigazione orbitale, ma anche alle conseguenze ambientali e climatiche associate ai rientri, compresi i megaprogetti commerciali che prevedono decine di migliaia di satelliti in orbita. L’era delle megacostellazioni richiede una visione ambientale globale per evitare che lo spazio basso diventi un’ulteriore fonte di inquinamento difficilmente reversibile.

3 Marzo 2026 ( modificato il 23 Febbraio 2026 | 20:17 )
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