🌐 Lavrov a Meloni: “Chi vuole parlare seriamente ci chiami”
Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov rilancia all’Italia e all’Europa l’invito diplomatico: “Chi vuole parlare con noi seriamente ci chiami”, mentre le relazioni tra Roma e Mosca restano al “punto più basso” nel quadro dello scontro geopolitico sul conflitto in Ucraina e sulle prospettive di dialogo.
🗣️ In un momento di forte tensione geopolitica per la guerra in Ucraina e le relazioni tra Russia e i paesi europei, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha lanciato un messaggio netto alla premier italiana Giorgia Meloni e ai leader dell’Unione Europea: “Chi vuole parlare con noi seriamente, ci chiami”.
La frase, pronunciata ieri durante la conferenza stampa annuale sulla politica estera di Mosca, è una risposta diretta agli appelli lanciati dalla premier italiana e da altri capi di governo europei per un rinnovato dialogo diplomatico con Mosca, con l’obiettivo dichiarato di riaprire un canale di negoziazione sul conflitto in Ucraina.
“Chi vuole parlare con noi, chi è seriamente interessato a farlo, ci chiami”, ha sottolineato Lavrov davanti ai giornalisti, aggiungendo che le relazioni tra Russia e Italia “sono al loro punto più basso”. La dichiarazione evidenzia non solo un’apertura formale al confronto, ma anche una critica alle modalità finora adottate da Bruxelles e da Roma, considerate da Mosca insufficienti o poco sincere.
Un dialogo difficile
L’invito di Lavrov arriva in un contesto in cui l’Italia, pur sottolineando l’importanza del dialogo, ha assunto posizioni chiare di sostegno a Kiev. Nei mesi scorsi la premier Meloni aveva ribadito la necessità di un coinvolgimento dell’Unione Europea e degli Stati Uniti nei negoziati di pace, pur sottolineando che non si può trattare esclusivamente con una delle parti in conflitto.
Queste parole, pronunciate a inizio gennaio durante la conferenza stampa di fine anno, avevano già anticipato una possibile apertura italiana a un coinvolgimento più diretto di Mosca nella diplomazia multilaterale, pur restando nel quadro delle sanzioni e delle posizioni condivise con i partner europei.
Analisti e commentatori internazionali osservano che la posizione di Lavrov – che presenta il dialogo come aperto ma condizionato all’atteggiamento “serio” dei partner occidentali – è in realtà una mossa diplomatica calibrata per riaffermare la centralità della Russia nel quadro negoziale e per contrastare l’isolamento politico e diplomatico determinato dalle sanzioni occidentali.
Rapporti Italia‑Russia al minimo storico
Secondo le dichiarazioni ufficiali riprese da agenzie come ANSA, Lavrov ha qualificato le relazioni con l’Italia “al livello più basso” che si ricordi, anche alla luce di recenti decisioni come la cancellazione di esibizioni di artisti russi nel nostro Paese, definita dal capo della diplomazia di Mosca un atto di chiusura culturale oltre che politica.
Nel corso dell’evento, Lavrov ha elencato anche aspetti più ampi del posizionamento russo sui dossier globali, dalla crisi ucraina alla sicurezza europea, indicando un quadro in cui Mosca si propone come interlocutore pronto alla trattativa ma con condizioni politiche precise su toni e contenuti.
Un contesto internazionale più ampio
La dichiarazione di Lavrov segue di poche settimane gli appelli multipli al dialogo da parte di capi di stato occidentali. Oltre alla posizione di Meloni, anche il presidente francese Emmanuel Macron aveva suggerito di riaprire canali diplomatici con la Russia, sostenendo che un processo negoziale che escluda Mosca sia destinato a rimanere inefficace.
Parallelamente, negli Stati Uniti si registra una forte attenzione verso il ruolo di Washington nel negoziato di pace e nella stabilizzazione dell’Ucraina, con richieste italiane di un coinvolgimento più deciso degli Stati Uniti nei negoziati futuri.
Questa convergenza di dichiarazioni internazionali sottolinea quanto sia complesso il quadro diplomatico: l’Europa e gli alleati occidentali cercano di bilanciare il sostegno a Kiev con la necessità teorica di coinvolgere Mosca in un processo di pace credibile, ma gli interlocutori non sembrano allineati neppure sul “linguaggio” da utilizzare nel dialogo.
La diplomazia russa risponde alle critiche
📌 Oltre alla “chiamata” aperta ai partner europei, Lavrov ha risposto alle critiche dirette di diversi governi occidentali, che nelle settimane scorse avevano definito insufficienti o troppo modeste le aperture di Mosca verso compromessi sul terreno e sulle proposte di cessate il fuoco. Queste tensioni, secondo fonti diplomatiche europee, sono coerenti con la strategia russa di mostrarsi disponibile al negoziato “a condizioni”, mentre non rinuncia alla pressione politica e mediatica internazionale.
In questo senso, il riferimento di Lavrov al tono “serio” del dialogo può essere interpretato come una richiesta implicita: gli interlocutori devono evitare quello che Mosca considera atteggiamenti unilaterali o incompatibili con la sua posizione geopolitica.
Conseguenze politiche per Roma
La posizione espressa dalla Russia arriva in un momento cruciale per il governo italiano, che deve bilanciare la sua partecipazione attiva nella politica di sostegno a Kiev con l’interesse, anche economico, di mantenere canali aperti con Mosca. Partiti di opposizione in Italia hanno interpretato le parole di Lavrov come un monito alla chiarezza: o si definiscono con precisione i termini del dialogo, o il rischio è un ulteriore irrigidimento delle relazioni diplomatiche.
Allo stesso tempo, una parte della stampa internazionale osserva che la risposta di Lavrov potrebbe avere anche un valore simbolico: ribadire la permanenza della Russia come attore essenziale nelle dinamiche di pace europee, pur senza rinunciare alle sue posizioni strategiche sul conflitto.
Il nodo ucraino e il futuro del dialogo
Le dichiarazioni di Lavrov coincidono con una fase piuttosto dinamica della diplomazia internazionale sulla guerra in Ucraina. Negli ultimi mesi si sono intensificati negoziati alternativi, incontri multilaterali e consultazioni di alto livello tra Washington, Bruxelles e Kiev per definire il futuro assetto di sicurezza in Europa e garantire una pace durevole.
Eppure, la posizione russa resta ambigua: da un lato Mosca afferma la disponibilità a dialogare, dall’altro rivendica il diritto di definire le condizioni di tale dialogo, sostenendo che quello finora proposto dall’Unione Europea e dall’Italia non sia stato sufficientemente “serio” o concreto.
Il messaggio di Lavrov a Meloni e all’Europa — “Chi vuole parlare seriamente con noi ci chiami” — non è soltanto un’esortazione formale, ma un tentativo di ridefinire i termini della diplomazia internazionale nel contesto della guerra in Ucraina e della sicurezza europea. Il richiamo alla serietà e il riferimento esplicito alle relazioni bilaterali toccano questioni di peso, dalla credibilità internazionale alla gestione di crisi prolungate.
Nel mondo della diplomazia, dove ogni parola è calibrata e ogni frase può avere implicazioni strategiche, questo invito è destinato ad alimentare dibattiti ben oltre Mosca e Roma, influenzando l’agenda politica europea nei prossimi mesi.
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