12:05 pm, 25 Febbraio 26 calendario

🌐 Lindsey Vonn: ‘Ho rischiato l’amputazione della gamba’

Di: Redazione Metrotoday
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La leggenda dello sci alpino Lindsey Vonn ha raccontato pubblicamente che ha rischiato l’amputazione della gamba sinistra dopo un grave incidente nella discesa libera alle Olimpiadi Invernali Milano‑Cortina 2026. Il drammatico episodio, rivelato dalla campionessa in un video sui social, mette in luce la pericolosità dello sport ad altissimo livello e i complessi interventi medici che hanno evitato un esito peggiore.

L’infortunio alle Olimpiadi e la corsa contro il tempo

Durante la discesa libera femminile ai Giochi invernali di Milano‑Cortina, lo scorso 8 febbraio, Lindsey Vonn — 41 anni e una delle sciatrici più decorate di sempre — ha subito una terribile caduta che ha segnato l’esito della sua gara e della sua stagione. La campionessa statunitense è stata subito trasportata in elicottero all’ospedale, con lesioni alla gamba sinistra di estrema gravità, inclusa una frattura complessa della tibia e della fibula.

Nel corso delle operazioni successive è emersa una complicazione medica potenzialmente letale: la sindrome compartimentale, una condizione in cui la pressione interna ai muscoli aumenta così tanto da comprimere i vasi sanguigni, i nervi e i tessuti, portando a danni irreversibili e, se non trattata tempestivamente, all’amputazione dell’arto.

La chirurgia che ha letteralmente salvato la sua gamba

Vonn ha reso omaggio in modo commosso al chirurgo ortopedico Dr. Tom Hackett, membro del Team USA, che ha eseguito un intervento di fasciotomia d’emergenza sulla sua gamba. Questa procedura consiste nell’aprire chirurgicamente il compartimento muscolare per alleviare la pressione e ristabilire il flusso sanguigno, evitando così la necrosi dei tessuti e l’amputazione.

“Se non avessi deciso di correre, lui non sarebbe stato lì e non avrebbe potuto salvarmi la gamba”, ha sottolineato Vonn, ringraziando ancora una volta la squadra medica che ha operato su di lei in Italia e negli Stati Uniti.

Oltre l’amputazione: il percorso di recupero e la realtà dei danni

Dopo quasi due settimane di ricovero, Lindsey Vonn è stata dimessa dall’ospedale ma ora deve affrontare un lungo e impegnativo percorso di riabilitazione. La frattura complessa della tibia è solo una parte della tragedia: la sciatrice ha anche rotto l’altra caviglia destra e ha subito numerose operazioni, oltre a necessitare di una trasfusione di sangue a causa della perdita di emoglobina dovuta alle ferite e agli interventi.

Attualmente Vonn si trova in sedia a rotelle e prevede di passare alle stampelle nelle prossime settimane, ma ha dichiarato che ci vorrà circa un anno perché tutte le ossa guariscano completamente. Solo dopo questo primo ciclo di recupero deciderà se rimuovere il materiale metallico impiantato o sottoporsi a ulteriore chirurgia per riparare il legamento crociato anteriore.

Un messaggio di sostegno globale

La sua rivelazione ha raccolto ampio sostegno internazionale, incluso un messaggio commovente di Cristiano Ronaldo, che le ha scritto parole di incoraggiamento definendola una “leggenda che si rialza sempre”. Il sostegno di colleghi, atleti e fan evidenzia il profondo impatto che la vicenda di Vonn ha avuto non solo nel mondo dello sport ma anche sulla comunità globale.

Tra sport, rischio e resilienza

La storia di Lindsey Vonn è al contempo un monito e un tributo alla resilienza umana. La scelta di competere nonostante un precedente infortunio al legamento crociato anteriore ha attirato attenzione e dibattiti, ma la sua determinazione e la prontezza dell’intervento medico sono ciò che le hanno permesso di evitare l’esito peggiore: la perdita dell’arto.

Questa vicenda non solo mette in evidenza i rischi estremi cui gli atleti di élite si espongono, ma anche l’importanza cruciale della medicina d’urgenza nello sport ad alto livello.

Il futuro della campionessa

Al momento non è chiaro se Lindsey Vonn tornerà mai a gareggiare a livello agonistico, ma la sua determinazione nel raccontare ogni fase della riabilitazione e l’apertura nel raccontare il rischio di amputazione offrono un ritratto umano e potente di una delle figure più iconiche della storia dello sci alpino.

25 Febbraio 2026 ( modificato il 24 Febbraio 2026 | 22:07 )
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