8:27 am, 23 Febbraio 26 calendario

🌐 Silenzio e ascolto: la clausura come antidoto al rumore del mondo

Di: Redazione Metrotoday
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In un’epoca dominata dal rumore incessante di suoni, immagini e distrazioni digitali, la clausura monastica si presenta come un’esperienza di ascoltare e custodire il silenzio che il mondo moderno non pratica più. Suor Elena Francesca Beccaria, abbadessa del monastero di Santa Chiara a Roma, racconta nel suo libro La gioia nel silenzio – Come ho scoperto il mondo dalla vita di clausura come la vita contemplativa rinnovi l’attenzione all’ascolto interiore e al valore della parola autentica, offrendo una testimonianza critica e profonda sulla cultura contemporanea dell’iper‑comunicazione.

La clausura oggi ritorna sotto i riflettori culturali e spirituali come un luogo in cui fare esperienza di ascolto profondo e silenzio in un mondo che sembra aver perso questa capacità. Suor Elena Francesca Beccaria, monaca clarissa e abbadessa del monastero di Santa Chiara a Roma, ha pubblicato recentemente La gioia nel silenzio – Come ho scoperto il mondo dalla vita di clausura, una testimonianza personale e spirituale che intende mostrare la ricchezza e l’attualità di una vita consacrata alla contemplazione e alla preghiera. La sua esperienza riflette una scelta radicale: mettere al centro l’ascolto, il silenzio e la presenza interiore, elementi che, secondo la religiosa, mancano o vengono trascurati nella società contemporanea saturata di stimoli e distrazioni.

La vita in clausura non è un ritiro dal mondo, ma un luogo di ascolto autentico, dove la riflessione interiore prende il posto del rumore continuo e superficiale. Nel libro, suor Elena Francesca racconta la sua conversione interiore: da una vita piena di impegni sociali e prospettive professionali promettenti, ha sentito il bisogno di fermarsi, ascoltare se stessa e rinunciare a molte certezze esteriori per accogliere un ritmo di vita più lento, basato sulla preghiera e sull’attenzione al silenzio. Questa scelta non nasce da una fuga, ma da un desiderio profondo di verità e di ascolto che apre a una comprensione nuova di sé e degli altri.

L’ascolto nella clausura si pone come pratica centrale, non solo nei confronti di Dio ma anche nei confronti della comunità umana. In un mondo dominato dalla comunicazione digitale e dall’informazione incessante, la clausura monastica invita a distinguere l’ascolto profondo dal semplice “sentire”. Questa distinzione emerge chiaramente negli insegnamenti di tradizioni monastiche antiche, dove il silenzio non è vuoto, ma spazio vivo di attenzione e di relazione con l’altro e con il divino. La pratica dell’ascolto silenzioso permette di cogliere significati nascosti, di osservare interiormente i pensieri e di rispondere in modo più autentico alle domande esistenziali che spesso restano inascoltate nella frenesia quotidiana.

Il silenzio contemplativo, lungi dall’essere pura astrazione, è descritto come “un atto controcorrente”, che libera dal bisogno compulsivo di riempire ogni momento di suoni e stimoli. Per molte persone esterne alla clausura, il silenzio può risultare inizialmente inquietante o persino spaventoso proprio perché mette a confronto con il proprio mondo interiore. La scelta di vivere in monastero significa abbracciare questa dimensione come elemento dinamico di crescita spirituale e di comprensione profonda della realtà umana.

La clausura monastica è spesso fraintesa come uno stato di isolamento, ma secondo molte testimonianze recenti è piuttosto un “luogo di presenza”, dove l’attenzione più pura diventa una forma di dialogo più profonda con il mondo invisibile. In questa prospettiva, la clausura si configura come uno spazio di apprendimento dell’ascolto autentico, dove il silenzio non è totale assenza di suono, ma accoglienza dei silenzi interiori e dei messaggi non detti della vita. Tale pratica di ascolto permette di sviluppare una maggiore consapevolezza, umiltà e capacità empatica, qualità che oggi molte società moderne faticano a preservare.

La testimonianza di suor Elena Francesca non è un invito a ritirarsi dal mondo, ma piuttosto a ripensare il rapporto con la comunicazione, con se stessi e con Dio. Il silenzio, in questo contesto, diventa strumento per discernere ciò che è essenziale da ciò che è effimero, offrendo una prospettiva critica sulla cultura contemporanea dell’informazione rapida, dell’iper‑relazione e della distrazione permanente. Con questo libro, la religiosa clarissa non solo condivide la sua esperienza, ma propone una riflessione su quanto l’umanità moderna abbia bisogno di recuperare forme di ascolto e attenzione profonda che la clausura custodisce e pratica.

La dimensione contemplativa, inoltre, non è estranea alle discussioni culturali e teologiche contemporanee, come dimostra l’interesse crescente per il valore del silenzio e della meditazione anche fuori dai contesti religiosi tradizionali. Pagine culturali e riflessioni contemporanee mettono in luce come il silenzio sia un ambito in cui si sviluppano attenzione, empatia e consapevolezza personale, qualità che risultano spesso assenti in una società dominata dalla velocità e dalla reattività immediata.

In sintesi, la clausura monastica emerge oggi come testimonianza di un modo diverso di vivere, in cui ascoltare e custodire il silenzio – attività che sembrano rare nel mondo contemporaneo – sono pratiche centrali per coltivare una vita interiore ricca e significativa. La prospettiva offerta da suor Elena Francesca Beccaria nel suo libro invita a riflettere non solo sulla natura della vita religiosa, ma anche sul valore dell’ascolto e del silenzio come dimensioni umane fondamentali, capaci di dare senso alla nostra esistenza e di aiutarci a confrontarci con le domande profonde della vita.

La clausura non è solo una forma di separazione fisica dal mondo, ma un modo di vivere che custodisce dimensioni interiori dimenticate, invitando ciascuno a riscoprire l’arte dell’ascolto e del silenzio come strumenti di comprensione, connessione e pace interiore.

23 Febbraio 2026 ( modificato il 13 Febbraio 2026 | 8:32 )
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