🌐 Gaza: 5 paesi, tra cui Indonesia, Marocco e Kosovo, inviano truppe
Impegno di cinque nazioni — Indonesia, Marocco, Kazakhstan, Kosovo e Albania — di inviare truppe nell’ambito di una forza multinazionale di stabilizzazione (International Stabilization Force – ISF) nella Striscia di Gaza, con un focus iniziale sulla ricostruzione e sicurezza della città di Rafah. Le operazioni fanno parte di un programma più ampio di stabilizzazione e assistenza post-conflitto, nel contesto della fragile tregua in corso tra Israele e Hamas.
Il piano internazionale per Gaza e l’ISF
La nuova forza di stabilizzazione destinata a Gaza è stata delineata durante l’incontro del Board of Peace, un organismo internazionale sponsorizzato dagli Stati Uniti con l’obiettivo di supervisionare la stabilizzazione, la ricostruzione e la sicurezza della Striscia dopo anni di conflitto. Cinque paesi hanno ufficialmente confermato l’invio di truppe nell’ambito di questa missione, mentre altri due — Egitto e Giordania — si sono impegnati a fornire formazione alle forze di polizia locali in vista del ripristino dell’ordine civile.

Secondo i comandanti della futura ISF, le truppe saranno inizialmente dislocate nella regione di Rafah, nel sud di Gaza, e l’operazione dovrebbe estendersi gradualmente ad altri settori della Striscia, con l’obiettivo di raggiungere una capacità complessiva di 20.000 soldati provenienti dalle nazioni partecipanti e di 12.000 agenti di polizia addestrati.
Ruoli specifici dei paesi partecipanti
L’Indonesia ha accettato un ruolo di rilievo nella missione, con il suo contingent e potenzialmente come deputy commander della ISF, secondo le dichiarazioni di ufficiali militari statunitensi. Oltre a Jakarta, anche Marocco, Kazakhstan, Kosovo e Albania hanno confermato l’impegno di inviare contingenti per sostenere la sicurezza e le attività di stabilizzazione nel territorio palestinese.
Le truppe indonesiane saranno impiegate con l’obiettivo dichiarato di supportare la protezione dei civili e le operazioni umanitarie e non per azioni di combattimento diretto, secondo dichiarazioni ufficiali. Questo posizionamento riflette anche la sensibilità di alcuni paesi partecipanti rispetto ai rischi legati alla missione in una zona ancora instabile.

Contesto e obiettivi della missione internazionale
Il piano per Gaza è parte integrante di un più ampio pacchetto di iniziative di pace proposte dalla presidenza statunitense tramite il Board of Peace, che include anche impegni significativi per la ricostruzione della Striscia e contributi finanziari internazionali. Durante la stessa riunione, è stato annunciato un impegno di circa 7 miliardi di dollari da parte di nove paesi per gli aiuti umanitari e la ricostruzione, a cui si aggiunge un impegno statunitense di 10 miliardi di dollari in attesa di approvazione congressuale.
L’impegno dei paesi per la missione di stabilizzazione rappresenta un tentativo di creare un quadro internazionale condiviso per garantire stabilità in una regione che ha affrontato anni di guerra tra Israele e Hamas e dove il tessuto civile e infrastrutturale è stato profondamente danneggiato. Tuttavia, la tregua è fragile, e gruppi come Hamas hanno espresso riserve sulle condizioni relative alla presenza di forze internazionali, insistendo sul fatto che tali forze non debbano interferire negli affari interni di Gaza, pur accettando in linea di principio ruoli di monitoraggio e buffer per il cessate il fuoco.
Implicazioni geopolitiche e prospettive future
La creazione dell’ISF e l’impegno di contingenti militari da parte di nazioni non tradizionalmente coinvolte nelle operazioni di peacekeeping usanno segnali importanti dal punto di vista geopolitico. La missione riflette una nuova forma di cooperazione internazionale che tenta di circoscrivere l’influenza delle principali organizzazioni multilaterali tradizionali come le Nazioni Unite, pur cercando di coinvolgere un numero più ampio di attori globali nella stabilizzazione del Medio Oriente.

L’avvio delle operazioni e il ruolo effettivo delle forze impegnate saranno osservati da vicino nei prossimi mesi, mentre restano aperte questioni chiave sulla sostenibilità della tregua, il disarmo delle parti in conflitto e la governance futura di Gaza, così come il modo in cui queste missioni internazionali interagiranno con le autorità locali e regionali.
Lannuncio segna un passo significativo verso soluzioni multilaterali nella gestione delle conseguenze del conflitto nel territorio palestinese. Tuttavia, la fragilità della tregua, le resistenze politiche e la complessità geopolitica continueranno a influenzare gli sviluppi futuri.
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