9:35 am, 18 Febbraio 26 calendario

🌐 NATO, pericolo di guerra sempre più concreto: allarme Germania e Ue

Di: Redazione Metrotoday
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Pericolo di guerra nell’Euro‑Atlantico torna al centro del dibattito. Un alto ufficiale tedesco avverte che un conflitto con la Russia è “più concreto che mai”, mentre Berlino, Bruxelles e Washington misurano rischi crescenti e preparano la difesa collettiva.

Il pericolo di guerra torna al centro dell’agenda transatlantica

Gli avvertimenti sulla possibilità di un conflitto su vasta scala tra la NATO e la Russia, un tempo confinati ai circoli militari e accademici, stanno emergendo con forza nel discorso pubblico e politico europeo. Un alto ufficiale tedesco ha lanciato un’allerta senza precedenti, affermando che il pericolo di guerra è più concreto che mai — una frase che riecheggia in molte capitali occidentali nonostante il fatto che l’Alleanza ribadisca di non essere formalmente in guerra con Mosca.

Le recenti dichiarazioni arrivano in un contesto di tensioni crescenti lungo il confine orientale dell’Unione Europea e nei Balcani, dove la guerra in Ucraina ha aperto una nuova fase di insicurezza che riguarda direttamente la sicurezza collettiva dei paesi membri della NATO.

Allarme Berlino: “Prepararsi alla difesa collettiva”

Secondo valutazioni di intelligence tedesca, Mosca potrebbe essere in grado di lanciare un attacco contro territorio NATO entro i prossimi cinque anni. Questo timore non riguarda più soltanto le possibilità teoriche, ma si basa su analisi dinamiche delle capacità militari russe e sul loro impegno continuo di potenziamento.

In particolare, il Ministro degli Esteri tedesco ha sollecitato che la Germania e i paesi alleati rafforzino strutture di sicurezza, equipaggiamenti e personale per essere pronti a uno scenario di difesa collettiva, chiamando in causa l’articolo 5 del Trattato Atlantico.

L’allarme di Berlino arriva in un momento in cui le capitali europee si interrogano non solo sulla dimensione militare del confronto, ma anche su quella politica ed economica: la guerra in Ucraina, sebbene confinata geograficamente, ha già avuto effetti destabilizzanti su mercati, relazioni diplomatiche e catene di approvvigionamento in tutta Europa.

NATO: tra deterrenza, resilienza e guerra “non dichiarata”

La NATO, pur ribadendo di non essere in guerra con la Russia, sottolinea che “non siamo in guerra, ma non siamo neppure in pace”. Questo concetto è stato espresso più volte dal Segretario Generale Mark Rutte, che ha invitato gli alleati a intensificare collaborazione e preparazione.

In parallelo, altri comandanti dell’Alleanza hanno evidenziato lacune significative nella capacità di sostenere un conflitto prolungato su più fronti — un avvertimento che ricalca quello del comandante della NATO Allied Maritime Command, secondo cui l’Alleanza manca della resilienza necessaria per un conflitto duraturo.

Tali valutazioni non sono mere esagerazioni retoriche: analisti di think tank internazionali e blog di settore sottolineano che la guerra moderna non si combatte solo con carri armati e truppe di terra, ma implica capacità tecnologiche, cyber‑difesa, controllo delle informazioni e gestione delle linee di approvvigionamento. Questo significa che la deterrenza si estende ben oltre la pura presenza militare.

Il nodo delle risorse e degli investimenti

Un altro elemento critico al centro del dibattito è quello delle risorse finanziarie e industriali. Se da un lato alcuni paesi membri hanno aumentato significativamente la spesa militare, altri faticano a raggiungere obiettivi minimi di investimento, creando squilibri all’interno della NATO stessa.

Secondo osservatori, la modernizzazione delle forze armate europee richiede investimenti consistenti in tecnologia, munizioni, sistemi di difesa aerea e interoperabilità tra eserciti nazionali, oltre a un aumento della produzione industriale di armamenti.

Questa dinamica mette in luce un’altra contraddizione: la volontà politica di dissuadere un potenziale avversario da azioni aggressive è fortemente dipendente da capacità materiali reali, non solo da dichiarazioni politiche. Senza queste capacità, la deterrenza potrebbe risultare meno efficace nel lungo periodo.

Scenario geopolitico più ampio: Cina, ibrido e cyber

Le preoccupazioni non si limitano all’Est europeo. Alcuni leader militari occidentali avvertono che la NATO potrebbe dover affrontare minacce su più fronti, incluso il rischio di pressioni geopolitiche connesse alla Cina — soprattutto se Pechino dovesse intensificare le sue ambizioni nel Pacifico.

Inoltre, il concetto di guerra si è esteso oltre la dimensione convenzionale: attacchi informatici, disinformazione, interferenze economiche e attività di “guerra ibrida” sono considerati parte integrante del moderno teatro di confronto tra potenze, aumentando la percezione che il rischio di un conflitto non sia confinato alle sole linee del fronte.

Mentre l’UE e la NATO oscillano tra dissuasione, preparazione militare e diplomazia preventiva, resta un fatto ineludibile: il pericolo di una guerra su larga scala tra l’Alleanza Atlantica e la Russia non è più un’astrazione, ma un elemento concreto delle strategie di difesa collettiva occidentale. Le dichiarazioni degli ufficiali, le analisi dell’intelligence e i segnali politici suggeriscono che la sicurezza europea stia entrando in una fase in cui la parola “guerra”, seppur ancora evitata formalmente, viene discussa con pragmatismo e preoccupazione nelle stanze del potere di Berlino, Bruxelles e Washington.

18 Febbraio 2026 ( modificato il 12 Febbraio 2026 | 23:37 )
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