🌐 Musk profetizza che il luogo più economico per l’AI sarà lo spazio
Elon Musk lancia una previsione audace: entro 36 mesi lo spazio diventerà il luogo più economico dove collocare l’intelligenza artificiale, sfruttando l’energia solare orbitale per superare i limiti di potenza ed efficienza dei data center terrestri. La sua visione, supportata da fusioni aziendali e piani infrastrutturali colossali, apre una nuova fase nella corsa globale all’AI, ma incontra scetticismo e sfide tecniche.
Secondo Musk, le limitazioni energetiche della Terra rappresentano un vero “collo di bottiglia” per l’espansione dell’AI: la capacità di generare e gestire energia elettrica non cresce allo stesso ritmo dell’uso di GPU e chip per l’addestramento e l’inferenza dei modelli. Per superare questo ostacolo, ha messo sul tavolo un’idea audace: portare l’infrastruttura dell’AI in orbita, sfruttando la luce solare continua e molto più efficiente rispetto a quella disponibile sulla superficie terrestre.
Perché lo spazio potrebbe essere più economico
Secondo Musk e i suoi sostenitori, lo spazio offre vantaggi energetici unici:
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Efficienza solare molto più alta: i pannelli solari in orbita sarebbero esposti alla luce del Sole senza ostacoli atmosferici o cicli notte-giorno, aumentando la potenza raccolta fino a cinque volte rispetto alla Terra.
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Eliminazione di costi di batterie: mentre sulla Terra i data center devono immagazzinare energia per coprire i periodi notturni o nuvolosi, nello spazio l’energia può essere raccolta quasi 24 ore su 24 senza bisogno di grandi sistemi di stoccaggio.
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Potenziale ribasso dei costi di lancio: Musk punta sul razzo Starship di SpaceX per ridurre drasticamente il costo di portare hardware in orbita – un fattore chiave perché l’idea diventi economicamente sostenibile.
“Segnatevi queste parole: nello spazio, entro 36 mesi o forse anche meno, sarà di gran lunga il posto più economico dove mettere AI“, ha detto Musk.

Unire AI e spazio: la strategia di Musk
La visione di Musk non si limita a un pronostico astratto. Negli ultimi mesi ha orchestrato mosse aziendali che sembrano preparare il terreno a questa transizione.
SpaceX ha completato la fusione con xAI, l’azienda di intelligenza artificiale fondata dallo stesso Musk, in un’affare da 1,25 trilioni di dollari, con lo scopo dichiarato di creare una piattaforma combinata di tecnologia spaziale e AI.
Questo tipo di integrazione punta a creare una catena verticale: SpaceX fornisce la tecnologia di lancio e infrastruttura orbitale, mentre xAI sviluppa i modelli e le tecnologie di AI da distribuire in orbita. Secondo alcuni analisti, è una scommessa su una nuova architettura di computing globale piuttosto che su un semplice miglioramento delle attuali reti di data center.
La corsa globale non è solo di Musk
La visione di Musk trova eco anche con altre importanti aziende tecnologiche. Ad esempio, Google ha aperto un progetto chiamato “Project Suncatcher”, volto a esplorare data center solari in orbita, per massimizzare la produzione energetica senza le limitazioni terrestri.
Oltre a Musk e Google, anche Blue Origin di Jeff Bezos e varie startup spaziali stanno lavorando a concetti simili di infrastrutture AI spaziali, evidenziando come l’idea stia guadagnando trazione nel settore.
Le critiche e i dubbi degli esperti
Non tutti però condividono l’ottimismo di Musk. Da un lato, leader di altre grandi aziende del cloud come Amazon Web Services hanno definito l’idea di data center orbitali ancora lontana dalla realtà, citando costi di lancio, complessità tecniche e le difficoltà di manutenzione come ostacoli non banali da superare.
Altri esperti sottolineano che, mentre l’energia solare in orbita è disponibile, il raffreddamento dei sistemi elettronici e la gestione dell’enorme quantità di calore generato da una struttura di computing ad alta densità nello spazio rappresentano un problema ingegneristico significativo. Gli scienziati hanno evidenziato che la natura del vuoto spaziale fa sì che il calore non possa essere dissipato facilmente tramite l’aria, come avviene sulla Terra.
La questione del traffico orbitale e dei detriti spaziali è un altro tema critico: lanci massicci di server satellitari potrebbero aumentare il rischio di collisioni accidentali, con potenziali impatti sulle infrastrutture esistenti.

Implicazioni tecnologiche, economiche e geopolitiche
Se anche solo in parte la previsione di Musk si realizzasse, le implicazioni sarebbero enormi. Una infrastruttura AI orbitale potrebbe:
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Ridurre la dipendenza dalla rete elettrica terrestre e dai combustibili fossili legati ai data center.
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Scalare l’AI su scala globale senza limiti geografici di potenza o spazio fisico.
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Ridefinire la competizione tecnologica tra superpotenze e giganti del tech nell’era dell’intelligenza artificiale.
Tuttavia, c’è chi osserva che la timeline di tre anni potrebbe essere eccessivamente ambiziosa, con progetti simili che nella maggior parte delle previsioni industriali realistiche richiedono almeno dieci anni per diventare economicamente competitivi su larga scala.
La previsione di Elon Musk secondo cui lo spazio diventerà il luogo più economico per far funzionare l’intelligenza artificiale entro 36 mesi rappresenta una delle visioni più audaci – e controverse – dell’industria tecnologica moderna. Pur essendo supportata da argomentazioni energetiche e da mosse strategiche coordinate, l’idea dovrà confrontarsi con sfide ingegneristiche, economiche e regolamentari enormi prima di poter trasformarsi da visione futuristica a realtà operativa.
Se questa scommessa globale sull’AI orbitale vincerà, il futuro dell’informatica e della tecnologia potrebbe davvero spostarsi oltre l’atmosfera terrestre.
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