8:48 am, 12 Febbraio 26 calendario

🌐 Heraskevych squalificato dai Giochi per il casco-tributo

Di: Redazione Metrotoday
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Il caso del “casco della memoria” esplode alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026: squalifica per lo skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych e nuovo divieto per un altro atleta ucraino con casco personalizzato, mentre il dibattito sul confine tra memoria e politica infiamma il movimento olimpico.

Lo spirito olimpico si scontra con il dolore della guerra e con le rigide regole di neutralità dell’Olimpismo. Nelle ore cruciali che precedono le gare di skeleton ai Giochi invernali Milano-Cortina 2026, l’atleta ucraino Vladyslav Heraskevych è stato ufficialmente squalificato dall’evento dopo aver rifiutato di ritirare un casco personalizzato che ritraeva decine di sportivi e allenatori ucraini uccisi nel conflitto con la Russia. L’International Olympic Committee (IOC) e la International Bobsleigh and Skeleton Federation (IBSF) hanno motivato la decisione con il regolamento che vieta espressioni politiche in gara, interpretando il casco come una dichiarazione non consentita. Pochi giorni dopo, anche un secondo atleta ucraino è stato fermato per un casco con scritta patriottica, innescando ulteriori proteste.

La squalifica di Heraskevych è arrivata meno di un’ora prima dell’inizio della prima manche dello skeleton maschile, quando la giuria ha confermato che il casco non rispondeva alle rigide linee guida sull’espressione degli atleti e avrebbe comportato l’esclusione qualora fosse stato indossato in gara. La decisione ha portato alla revoca immediata dell’accreditamento olimpico dell’atleta e al suo ritiro dai Giochi.

Il casco, ribattezzato dallo sportivo “casco della memoria”, presentava i volti di oltre 20 atleti e tecnici ucraini — molti dei quali giovanissimi — caduti durante la guerra scoppiata dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Heraskevych aveva indossato il casco personalizzato anche nelle sessioni di allenamento, definendolo un omaggio a chi non poteva essere presente sui campi di gara, ritenendo che “la vita umana valga più di una medaglia”.

Il Comitato Olimpico Internazionale aveva offerto una soluzione di compromesso, proponendo ad Heraskevych di gareggiare con una fascia nera al braccio per commemorare i caduti, ma l’atleta ha rifiutato, sostenendo che quella soluzione non rendesse pienamente giustizia alla memoria dei suoi connazionali.

Il contesto regolamentare: tra memoria e politica

Al centro della controversia c’è l’applicazione della Regola 50 della Carta Olimpica, che vieta qualsiasi tipo di “manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale” negli impianti e durante le gare. Secondo il CIO, il casco di Heraskevych violava questa norma nonostante non contenesse slogan espliciti, perché l’esposizione delle immagini poteva essere interpretata come un messaggio connesso alla guerra in corso.

L’interpretazione eccessivamente rigorosa di questa regola — concepita per mantenere l’apoliticità delle competizioni — ha suscitato critiche perfino da alcuni all’interno della comunità sportiva, che vedono nella commemorazione dei colleghi caduti un gesto umano piuttosto che una dichiarazione politica.

Il dibattito si è ulteriormente acceso quando un secondo atleta ucraino è stato fermato per un casco con iscrizione patriottica, ritenuta “slogan politico” dagli ufficiali di gara, alimentando accuse di applicazione incoerente delle regole nei confronti degli sportivi ucraini.

Reazioni internazionali e pressione mediatica

La decisione di squalificare Heraskevych ha provocato reazioni immediate. Ucraina e sostenitori internazionali hanno condannato la scelta dell’IOC, giudicandola ingiusta e insensibile al contesto di guerra che il Paese vive da quasi quattro anni. Il presidente ucraino e altri esponenti politici hanno espresso solidarietà all’atleta e chiesto rispetto per la memoria delle vittime.

All’interno del mondo sportivo, alcuni atleti e commentatori hanno definito la squalifica “scioccante”, sottolineando che il gesto di Heraskevych non incita alla politica ma onora colleghi caduti nel corso della loro carriera e nella lotta per la sopravvivenza del loro Paese.

Implicazioni per il movimento olimpico

La controversia solleva interrogativi più ampi su come le istituzioni sportive globali gestiscono l’espressione individuale in un’epoca in cui i grandi conflitti e le ingiustizie globali influenzano inevitabilmente anche gli atleti. La rigida applicazione della Regola 50 potrebbe essere percepita come un modo per evitare imbarazzi diplomatici, ma rischia di apparire distante dalla realtà personale degli atleti coinvolti in drammi umani.

Molti osservatori ritengono che casi simili potrebbero emergere in futuro, spingendo il CIO e il movimento olimpico a riflettere su come bilanciare il rispetto delle norme con la sensibilità verso le esperienze profonde dei partecipanti.

Tra sport e memoria

La squalifica di Heraskevych rappresenta un momento cruciale nella storia recente delle Olimpiadi, segnando la tensione tra l’intento di mantenere il carattere apolitico dei Giochi e il forte desiderio degli atleti di trasformare la propria piattaforma in tributo umano. Il caso non solo ha privato un potenziale contendere alle medaglie della competizione, ma ha acceso un acceso dibattito su libertà di espressione, memoria e significato dello sport in tempi di guerra.

In un’Olimpiade che si preannunciava ricca di emozioni sportive, la storia del “casco della memoria” di Heraskevych rimane tra gli episodi più discussi, incidendo profondamente sulla percezione del ruolo degli atleti come ambasciatori non solo di performance atletiche ma anche di valori umani universali.

12 Febbraio 2026
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