🌐 Scontri antagonisti : Meloni «Chi manifesta nemico dell’Italia»
A Milano gli scontri al corteo degli antagonisti contro le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 segnano una giornata di tensione: migliaia in piazza, frange violente affrontano polizia e la premier Meloni attacca duramente i manifestanti
Milano è stata teatro di scontri tra gruppi antagonisti e forze dell’ordine durante un corteo di protesta contro i Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, una manifestazione che ha visto nel pomeriggio di sabato migliaia di persone scendere in piazza per criticare costi, impatti sociali e presenza di agenti stranieri nel contesto dei Giochi.
La protesta era partita in modo pacifico da piazzale Medaglie d’Oro con circa diecimila partecipanti, tra attivisti, sindacalisti, studenti e ambientalisti, con striscioni come “Riprendiamoci le città, liberiamo le montagne” e cartelli contro la presenza dell’agenzia ICE in città. Tuttavia, una frangia di manifestanti incappucciati si è staccata dal corteo ufficiale, dirigendosi verso il quartiere Corvetto e tentando di forzare blocchi delle forze di polizia.
La dinamica degli scontri
Intorno alle 18:10, in prossimità di via Marocchetti e Corvetto, alcuni attivisti hanno lanciato petardi, bottiglie e fuochi d’artificio contro gli agenti, innescando una reazione delle forze dell’ordine. La polizia ha risposto con l’uso di idranti e lacrimogeni, dispiegando assetti antisommossa per contenere la frangia violenta e riportare la situazione sotto controllo.
Durante gli scontri almeno sei persone sono state fermate e portate in questura, mentre non sono stati segnalati feriti gravi, anche se diversi manifestanti e agenti hanno riportato lievi contusioni.

Le motivazioni della protesta
La protesta milanese, pur includendo una nutrita componente antagonista, è stata caratterizzata da un insieme di rivendicazioni: critiche ai costi dell’organizzazione delle Olimpiadi, ritenuti “insostenibili” da molti partecipanti; denunce sull’impatto ambientale dei progetti infrastrutturali, come la costruzione di impianti sportivi; opposizione alla presenza dell’agenzia statunitense ICE a Milano durante i Giochi; e richieste di maggiore attenzione alle politiche sociali e abitative.
Alcuni manifestanti hanno inoltre esposto striscioni con messaggi di solidarietà internazionale e riferimenti a questioni come i diritti delle persone transgender nelle competizioni, la tutela dell’ambiente alpino e la situazione in Palestina.
La reazione politica
La protesta e gli scontri non sono rimasti confinati al solo piano della cronaca cittadina, ma hanno travalicato il dibattito politico nazionale. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito sui social network chi manifesta contro le Olimpiadi “nemico dell’Italia e degli italiani”, accusando i manifestanti di oscurare con le loro azioni l’immagine del Paese nel mondo e di vanificare l’impegno di chi lavora per il successo dei Giochi.
Secondo le dichiarazioni della premier, gli scontri e le proteste contro i Giochi sarebbero il segno di gruppi “che non vedono l’ora di minare l’unità nazionale” e non apprezzano lo sforzo organizzativo messo in campo. Meloni ha espresso “solidarietà alle forze dell’ordine e alla città di Milano”, collegando implicitamente la protesta alla recente ondata di atti di sabotaggio avvenuti sulla rete ferroviaria italiana.
Sicurezza e contesto dell’evento
La mobilitazione di sabato rappresenta una delle prime grandi proteste di massa dall’inaugurazione ufficiale delle Olimpiadi, avvenuta venerdì con una cerimonia di apertura seguita da migliaia di spettatori e dignitari internazionali. Il clima in città era già stato carico di tensione nei giorni precedenti, con occupazioni simboliche di spazi urbani e un dispositivo di sicurezza rafforzato che ha visto schierati oltre 6.000 operatori e mezzi per prevenire disordini.
Le autorità milanesi e nazionali avevano sottolineato l’obiettivo di garantire una manifestazione nel rispetto della libertà di espressione, ma anche di evitare incidenti che potessero degenerare nel contesto di un evento internazionale di così grande portata.

Reazioni sociali e opinioni
Tra i residenti e le realtà civiche milanesi, la protesta ha suscitato reazioni contrastanti. Molti cittadini hanno espresso solidarietà alle richieste di maggiore equità sociale e criticato l’impatto finanziario e urbanistico dei Giochi, mentre altri hanno condannato gli scontri e l’azione dei gruppi violenti, ritenendo che tali episodi rischino di danneggiare l’immagine della città e delle competizioni.
Per movimenti antagonisti e collettivi attivisti, l’evento ha rappresentato un momento di mobilitazione per mettere in luce le crescenti diseguaglianze sociali, le politiche migratorie e la percezione di un utilizzo delle risorse pubbliche a favore di eventi globali piuttosto che delle esigenze delle comunità locali.
Il giorno dopo
Domenica mattina la città di Milano è apparsa divisa tra le celebrazioni per le competizioni olimpiche in corso e le riflessioni su quanto accaduto nel pomeriggio precedente. La protesta contro le Olimpiadi, pur condannata nel suo esito violento da diversi esponenti politici e cittadini, ha segnato un punto di rottura nel dibattito pubblico, portando all’attenzione nazionale questioni che vanno oltre la mera opposizione ai Giochi e toccano temi sociali, economici e politici più ampi.
Mentre le gare proseguono e l’attenzione mediatica internazionale si concentra sulle performance sportive, a Milano resta vivo il dibattito su costi, impatti e futuro della città nel contesto di un evento che ha polarizzato opinioni e cittadini.
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