🌐 Iran: Nobel per la pace Mohammadi condannata a sei anni di galera
La condanna della premio Nobel per la pace Mohammadi a sei anni di carcere in Iran riapre il dibattito internazionale sui diritti umani: una decisione che aggiunge tensione alle relazioni con Teheran e accende le proteste delle organizzazioni per la libertà e la giustizia.
Colpo di scena scuote la comunità internazionale e i difensori dei diritti umani: l’attivista iraniana e premio Nobel per la pace Narges Mohammadi è stata condannata a sei anni di carcere dalle autorità giudiziarie di Teheran. La sentenza, emessa domenica 8 febbraio, include anche un divieto di lasciare il paese per due anni e un periodo di esilio interno nella città di Khosf, nella provincia di South Khorasan.
L’accusa principale formulata dai magistrati iraniani riguarda la partecipazione a “raduni e collusione per commettere reati”, insieme a una condanna aggiuntiva di un anno e mezzo per propagazione di “propaganda contro lo Stato”. Questa nuova pena si aggiunge a un impegno carcerario di lunga durata per Mohammadi, nota per il suo attivismo contro la pena di morte e per i diritti delle donne nel proprio Paese.

Mohammadi, 53 anni, attivista di lunga data e vicepresidente del Defenders of Human Rights Center, ha trascorso gran parte degli ultimi dieci anni in carcere e non vede i suoi figli gemelli, che vivono a Parigi, da molti anni. La sua storia personale è segnata da ripetuti arresti, scioperi della fame e ripetuti procedimenti giudiziari mirati a zittirla.
Una vita dedicata ai diritti umani e alla libertà
Originaria di Zanjan, Mohammadi ha iniziato la propria attività come giornalista e poi come attivista per i diritti umani, opponendosi in maniera non violenta alla pena di morte e alla rigida legislazione iraniana in materia di diritti civili. La sua battaglia per la dignità e l’uguaglianza l’ha portata a collaborare con la celebre attivista Shirin Ebadi e a diventare un simbolo globale della resistenza pacifica in una delle nazioni più oppressive del Medio Oriente.
Nel 2023 Mohammadi ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace, riconoscimento conferito per il suo instancabile impegno contro l’uso della pena capitale e a favore dei diritti umani, ritirato in sua assenza dalla sua famiglia dato che era ancora incarcerata.
La condanna attuale arriva in un momento di forti tensioni sociali e politiche in Iran, a seguito delle proteste di massa iniziate nel 2022 con il movimento popolare “Donna, Vita, Libertà”, scaturito dalla morte di Mahsa Amini mentre era sotto custodia della “polizia morale”. Il regime ha risposto con dure repressioni di dissenso, arresti di attivisti e restrizioni ancora più severe sulla società civile.

Reazioni internazionali e pressione sui diritti umani
La notizia della condanna ha rapidamente suscitato condanne da parte di organizzazioni internazionali per i diritti umani e di molte democrazie occidentali, che la considerano un attacco diretto alla libertà di espressione e un tentativo di mettere a tacere una delle voci più influenti contro l’autoritarismo iraniano. Gruppi come Amnesty International hanno definito la sentenza un ulteriore esempio della repressione sistematica a cui sono sottoposti attivisti pacifici.
All’interno delle polemiche internazionali, alcuni osservatori sottolineano come la decisione iraniana sia destinata ad aumentare l’isolamento di Teheran sulla scena mondiale, soprattutto nei rapporti con l’Unione Europea e gli Stati Uniti, in un momento in cui il dialogo sul programma nucleare e sulle tensioni regionali è estremamente delicato.
Le condizioni di detenzione e le preoccupazioni per la salute
Un elemento che ha acceso ulteriori preoccupazioni riguarda le condizioni di salute di Mohammadi, che nel corso degli anni ha subito problemi fisici legati alla detenzione, tra cui interventi chirurgici e cure mediche insufficienti mentre era incarcerata. I suoi legali hanno espresso timore che il nuovo periodo di detenzione possa aggravare tali condizioni, e alcuni auspicano che possa ottenere una temporanea libertà su cauzione per ricevere cure adeguate.

Un simbolo della resistenza nonostante la repressione
Nonostante la costante minaccia di reclusione, Mohammadi non ha mai smesso di parlare contro le ingiustizie, utilizzando anche la prigionia come piattaforma di protesta – incluse scioperi della fame prolongati per attirare l’attenzione sulla situazione carceraria e sui diritti civili in Iran.
La sua figura è diventata un faro per molte attiviste e attivisti nel paese e all’estero, incarnando la lotta per una società più giusta e libera. La condanna a sei anni rappresenta non solo una sentenza contro una singola donna, ma un segnale forte e controverso rispetto a chiunque osi sfidare le autorità iraniane.
Le implicazioni future per l’Iran e la comunità internazionale
La decisione giudiziaria su Mohammadi ha implicazioni che vanno oltre la sua persona: rappresenta un punto di svolta nelle relazioni fra Teheran e gli stati che promuovono i diritti umani come cardine delle relazioni internazionali. Alcuni analisti affermano che la comunità internazionale potrebbe valutare nuove sanzioni o pressioni diplomatiche nel tentativo di ottenere la sua liberazione o migliori condizioni di detenzione per i prigionieri politici.
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