1:47 pm, 7 Febbraio 26 calendario

🌐 Mediaset chiede 160 milioni a Corona per danni da diffamazione

Di: Redazione Metrotoday
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Mediaset e MFE chiedono 160 milioni di euro a Fabrizio Corona per danni reputazionali e patrimoniali, nella battaglia giudiziaria sul format “Falsissimo” e sui contenuti considerati diffamatori.

È esploso in queste ore uno scontro legale di enorme portata tra Mediaset e Fabrizio Corona, con il gruppo televisivo che ha avviato una causa civile chiedendo 160 milioni di euro di risarcimento danni all’ex re dei paparazzi e alle società a lui riconducibili. La richiesta — tra le più alte mai avanzate in Italia in un caso di presunta diffamazione mediatica — è stata motivata con accuse di menzogne, violenza verbale e insinuazioni diffuse attraverso il format “Falsissimo” e altri contenuti pubblicati sui social e sulle piattaforme digitali.

La causa da 160 milioni: motivazioni e portata dell’azione

Secondo la nota diffusa da Mediaset e MFE — MediaForEurope, quanto pubblicato da Corona e dal progetto “Falsissimo” rappresenterebbe “un insieme di menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento”, che avrebbero causato danni reputazionali e patrimoniali all’azienda e ai suoi volti TV. Tra i soggetti lesi indicati nell’azione figurano Pier Silvio Berlusconi, Marina Berlusconi, Maria De Filippi, Gerry Scotti, Silvia Toffanin, Ilary Blasi e Samira Lui. Mediaset ha anche dichiarato che gli eventuali risarcimenti sarebbero destinati a un fondo per l’assistenza legale delle vittime di stalking, cyberbullismo e reati connessi al Codice Rosso.

**La causa da 160 milioni configurerebbe non solo un risarcimento economico, ma anche un tentativo di sostenere la tutela della reputazione e dare un segnale legale forte contro pratiche mediatiche considerate lesive della dignità delle persone. Mediaset ha precisato che si riserva di agire ulteriormente contro chi “incentiva, amplifica o diffonde consapevolmente” tali contenuti.

L’escalation giudiziaria: dalle diffide alle cause incrociate

La maxi causa arriva in un contesto già teso da settimane. Corona — noto per le sue battaglie mediatiche e i suoi format web provocatori — aveva rivolto accuse pubbliche contro personaggi televisivi di spicco e Mediaset stessa, parlando di un presunto “sistema” legato al mondo del Grande Fratello e ad altri programmi di punta del Biscione. Questo ha portato a diffide formali, blocchi di contenuti e oscuramenti di profili social, oltre a una denuncia per diffamazione aggravata e minacce da parte dell’azienda televisiva.

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In risposta alla causa di Mediaset, Corona ha annunciato di aver presentato una denuncia contro Mediaset per “tentata estorsione”, sostenendo che alcune lettere inviate dall’azienda ai gestori di locali pubblici configurerebbero un’intimidazione nei suoi confronti. Questa mossa ha trasformato ulteriormente lo scontro in una battaglia legale multilaterale, annodata di accuse e controaccuse.

“Falsissimo” e i blocchi dei social: un format al centro della polemica

Il cuore della disputa è il progetto digitale “Falsissimo”, ideato da Corona, che ha attirato l’attenzione per il contenuto aggressivo e le accuse rivolte a figure note del panorama televisivo. A seguito di diffide legali, le piattaforme social hanno rimosso alcuni profili di Corona e i relativi contenuti, ritenuti in violazione degli standard della community o potenzialmente diffamatori. Corona, però, ha più volte tentato di riaprire nuovi profili o di aggirare i divieti, rilanciando accuse di “censura preventiva”.

La polemica ha travalicato i confini del semplice contrasto legale, trasformandosi in un caso di dibattito pubblico su libertà di espressione, responsabilità giornalistica, e limiti del linguaggio mediatico nell’era digitale.

Reazioni e implicazioni per il mondo dei media

La vicenda non riguarda solo il singolo confronto tra Mediaset e Corona, ma mette in luce alcune questioni più ampie sul rapporto tra media tradizionali, influencer e format digitali, dove i confini tra critica, satira e diffamazione diventano sempre più sfumati. La richiesta di 160 milioni, così importante, indica come le grandi aziende mediali considerino la protezione della reputazione e della brand identity una priorità strategica, da tutelare anche in tribunale.

Per Corona, la battaglia legale continua anche al di fuori delle aule civili, con annunci di spettacoli teatrali ispirati al suo format e piani per portare la disputa su più fronti. Questo riflette non solo la determinazione personale dell’ex agente fotografico, ma anche la complessità di un conflitto che intreccia media tradizionali, nuove piattaforme e diritto all’informazione.

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Verso un processo chiave per l’informazione digitale

Con una causa di tali proporzioni, la disputa tra Mediaset e Corona potrebbe costituire un precedente significativo per il modo in cui vengono trattate le accuse online, i contenuti diffamatori e i limiti della libertà di espressione nel panorama digitale italiano.

Gli sviluppi futuri della causa, che dovrà essere esaminata nei tribunali competenti, potrebbero ridefinire le pratiche di responsabilità legale per chi crea contenuti di forte impatto pubblico, e allo stesso tempo porre nuovi interrogativi su come le aziende e gli individui possano difendere la propria reputazione nel mondo digitale.

7 Febbraio 2026
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