🌐 Milano-Cortina e l’impianto olimpionico “imprescindibile”
La cabinovia Apollonio-Socrepes, definita “impianto imprescindibile” per i Giochi di Milano-Cortina 2026, non sarà completata in tempo per l’apertura il 6 febbraio; ritardi, controversie e ripercussioni sulla mobilità degli spettatori sollevano dubbi sulla gestione organizzativa.
Gli impianti e le infrastrutture legate alle Olimpiadi Milano-Cortina sono al centro dell’attenzione internazionale a pochi giorni dall’inizio della manifestazione.
Milano-Cortina 2026 si avvicina a grandi falcate: l’inaugurazione è fissata per il 6 febbraio 2026, ma uno dei progetti infrastrutturali più critici legati all’evento è in forte ritardo. La cabinovia Apollonio-Socrepes, considerata “imprescindibile” dal comitato organizzatore per il trasporto degli spettatori agli eventi di sci alpino femminile, non sarà pronta per l’inizio dei Giochi, secondo una lettera ufficiale e diverse fonti giornalistiche internazionali.
Ritardi nei lavori e impatto operativo
La cabinovia, che doveva collegare il centro di Cortina d’Ampezzo alle piste dove si svolgeranno le gare di sci alpino femminile, non sarà completata entro la data di apertura delle Olimpiadi. La sua costruzione, iniziata con ampio anticipo dai piani originali, ha subito ritardi significativi legati a tempi tecnici, condizioni geologiche del terreno e problematiche autorizzative, finendo sotto dosaggio nei report degli organizzatori.
Il mancato completamento dell’impianto solleva questioni operative immediate: senza la cabinovia operativa, il sistema di trasporto degli spettatori rischia notevoli congestionamenti, con possibili ripercussioni sull’accessibilità alle gare e sulla sicurezza nei giorni di massimo afflusso. Questo scenario costringe gli organizzatori a ripianificare i percorsi e a intensificare l’uso di mezzi alternativi per garantire la mobilità tra Cortina e le sedi delle competizioni.

Polisportività e complessità logistica
La sfida di Milano-Cortina 2026 è sempre stata duplice: oltre alle gare sportive, la gestione logistica di un evento così decentralizzato – che si svolge tra diverse località alpine e urbane – è cruciale. Il Santagiulia Ice Hockey Arena, ad esempio, ha visto i suoi test operativi posticipati e la sua costruzione è stata definita “down to the wire” dagli addetti ai lavori, indicando quanto il margine per eventuali imprevisti sia ormai minimo.
Questi ritardi non riguardano solo gli impianti sportivi ma anche le infrastrutture di servizi associate, come parcheggi, strade di accesso e collegamenti ferroviari. Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina saranno le prime nella storia a essere così distribuite geograficamente, coinvolgendo lombardia, Veneto, Trentino e Alto Adige, con eventi che si svolgono su oltre 20.000 chilometri quadrati di territorio.
Reazioni e gestione delle criticità
Di fronte all’annuncio del ritardo, gli organizzatori e il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) hanno cercato di rassicurare il pubblico e gli atleti. Il presidente del CIO ha descritto i preparativi come “bumpy” (accidentati) ma esprimendo fiducia che i Giochi saranno memorabili, evidenziando come alcune opere chiave saranno comunque completate nei tempi utili per la competizione.
Tuttavia, le polemiche sugli impatti ambientali del progetto della cabinovia e sul consumo di suolo non sono mancate: gruppi ambientalisti hanno criticato l’opera come esempio di spreco e impatto non necessario sulle Dolomiti, mentre alcuni residenti locali si sono detti preoccupati per la sicurezza dell’infrastruttura stesso.
Un’estate di cantieri e investimenti
La preparazione delle Olimpiadi ha comportato investimenti multimiliardari in infrastrutture e impianti sportivi. Il totale stimato per l’organizzazione dell’evento e la costruzione dei siti si aggira attorno a diverse migliaia di milioni di euro, con opere che includono piste da bob, centri per sport di neve, nuove aree di allenamento e collegamenti strategici tra le diverse sedi.
In particolare, a Milano è stato realizzato un nuovo Villaggio Olimpico pensato non solo come spazio residenziale per gli atleti ma anche come potenziale motore di rigenerazione urbana post-Giochi, mentre ad Anterselva è stata potenziata l’assistenza sanitaria per far fronte all’afflusso di pubblico internazionale.
Quali sono le conseguenze per il pubblico
Con l’impianto “imprescindibile” non pronto, gli spettatori dovranno fare affidamento su una rete di trasporto alternativa, che include autobus navetta, collegamenti stradali esistenti e potenziati, oltre a servizi ferroviari e parcheggi dedicati. Questo potrebbe causare ritardi e affollamenti nelle ore di punta, soprattutto per chi si recherà agli eventi alpini più popolari.
Gli organizzatori stanno lavorando a piani di contingenza operativi per minimizzare disagi, ma la mancanza di un mezzo dedicato come la cabinovia potrebbe influire sull’esperienza complessiva di chi ha acquistato biglietti per le gare.

Verso l’apertura ufficiale
Nonostante le difficoltà, gli occhi dell’Italia e del mondo sportivo sono stati puntati sul 6 febbraio, data della cerimonia inaugurale all’interno dello stadio di San Siro a Milano, che ha dato ufficialmente il via all’edizione 2026. Mentre il tempo stringe, la capacità degli organizzatori di gestire imprevisti e ritardi è stata una delle storie più seguite non solo per la riuscita dell’evento sportivo ma anche per il modello che questo grande evento lascerà sul piano logistico e organizzativo in futuro.
In un contesto globale segnato da sfide climatiche, economiche e sociali, l’esperienza di Milano-Cortina 2026 potrebbe ridefinire come si preparano le grandi manifestazioni sportive nei decenni a venire.
L’infrastruttura “imprescindibile” – la cabinovia Apollonio-Socrepes – non è operativa per l’apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, sollevando dubbi operativi e critiche, mentre altri impianti e servizi si avvicinano a completamento con margini di tempo sempre più ridotti.
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