🌐 Guerriglia a Torino: scontri e lacrimogeni al corteo pro Askatasuna
A Torino la manifestazione Askatasuna si trasforma in guerriglia urbana con lancio di bombe carta, petardi contro polizia e risposta con lacrimogeni, decine di feriti e tensione altissima.
Torino tra protesta e violenza: così è degenerato il corteo Askatasuna
Una manifestazione che doveva essere un corteo di solidarietà e protesta si è trasformata in un imponente scontro tra gruppi antagonisti e forze dell’ordine nelle strade di Torino. Sabato 31 gennaio, piccoli gruppi di manifestanti hanno lanciato petardi, bombe carta e oggetti contro le forze di polizia, che hanno risposto con un fitto lancio di lacrimogeni e cariche per riportare la situazione sotto controllo.
L’atmosfera già tesa nelle settimane precedenti alla manifestazione, in seguito allo sgombero dello storico centro sociale Askatasuna, occupato per quasi trent’anni, ha trovato un’escalation nel pomeriggio di sabato.
Duro scontro con le forze dell’ordine e feriti
Secondo i dati emergenti, più di cento persone sono rimaste ferite nei disordini e hanno richiesto cure nei pronto soccorso torinesi, tra manifestanti e agenti. Tra i feriti anche diversi membri delle forze dell’ordine che hanno subito lesioni durante gli scontri, dopo che alcuni antagonisti hanno usato anche strumenti come martelli e bastoni.
Un video diffuso sui social mostra un agente accerchiato e aggredito con un martello durante le fasi più concitate degli scontri, un episodio che ha sollevato particolare indignazione nell’opinione pubblica e tra le istituzioni.
Cause e dinamiche della protesta
La manifestazione nasce in risposta allo sgombero forzato dello storico centro sociale Askatasuna, chiuso a dicembre 2025 dopo decenni di attività autonoma nel quartiere Vanchiglia. La protesta era stata convocata come marcia di solidarietà e riflessione sulla chiusura e sul significato di spazi sociali autogestiti, con partecipanti anche da altre città italiane.
In partenza, la marcia è stata caratterizzata da slogan e striscioni, con richiami alla libertà e all’autonomia di spazi culturali e sociali. Tuttavia nell’avvicinarsi a Corso Regina Margherita, nei pressi della vecchia sede di Askatasuna, parte dei manifestanti ha iniziato a fronteggiare la polizia con oggetti contundenti e fuochi d’artificio, spingendo la situazione verso la violenza.
Interventi di polizia: lacrimogeni, idranti e cariche
Fonti presenti sul posto raccontano che le forze dell’ordine, impegnate nel tenere aperto il percorso del corteo e contenere i gruppi più bellicosi, hanno fatto ampio uso di lacrimogeni e idranti per disperdere gli scontri. Cassonetti dati fuoco, barricate improvvisate e cassonetti ribaltati hanno trasformato tratti di strada in veri e propri campi di battaglia urbani.
In alcune circostanze, una camionetta di polizia è stata incendiata dai manifestanti, e solo l’intervento dei vigili del fuoco ha evitato conseguenze più gravi.
Numeri, partecipazione e tensioni politiche
Le stime sulla partecipazione al corteo variano significativamente: secondo la polizia erano presenti circa 15.000 persone, mentre gli organizzatori parlano di fino a 50.000 manifestanti provenienti da tutta Italia. La presenza di gruppi antagonisti, anarchici e di movimenti legati alla causa No Tav ha contribuito a dare alla protesta un carattere fortemente polarizzato.
La tensione politica legata alla chiusura di Askatasuna si riflette anche nelle reazioni delle istituzioni. Il presidente del Consiglio si è recato in ospedale per visitare gli agenti feriti, definendo inaccettabile la violenza e ribadendo l’impegno per il ripristino dell’ordine. Il Capo dello Stato ha espresso solidarietà alle forze dell’ordine e condanna per gli attacchi subiti.

Reazioni politiche e civiche
La reazione politica agli scontri è stata immediata e diffusa. Alcuni esponenti governativi hanno definito gli episodi come un attacco allo Stato e alla sicurezza pubblica, indicando la necessità di norme più severe contro la violenza nelle piazze. L’opposizione e rappresentanti dell’amministrazione locale hanno condannato la degenerazione degli eventi, pur sottolineando il diritto a manifestare.
In parallelo, alcune forze politiche critiche verso la gestione dell’ordine pubblico e verso la chiusura di Askatasuna hanno posto questioni sulla gestione delle politiche urbane e sul ruolo degli spazi sociali nelle città italiane.
Conseguenze per Torino
Alla luce di quanto accaduto, il dibattito civico a Torino è destinato ad intensificarsi nelle prossime settimane: da una parte la condanna unanime per la violenza, dall’altra un richiamo al dialogo sulle forme di protesta e sulla difesa degli spazi sociali. Le autorità cittadine stanno valutando l’adozione di misure per prevenire ulteriori scontri, mentre le organizzazioni della società civile riflettono sulle modalità di espressione del dissenso in contesti urbani complessi.
La manifestazione per Askatasuna a Torino si è trasformata in una giornata di forte tensione e violenza urbana, segnando uno dei momenti più critici delle recenti proteste sociali nel capoluogo piemontese. I lanci di bombe carta, petardi e oggetti contro la polizia e la risposta con lacrimogeni e cariche hanno lasciato decine di feriti e un profondo dibattito politico e civile sul futuro delle proteste e degli spazi sociali in Italia.
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