10:20 am, 1 Febbraio 26 calendario

🌐 L’alluvione zancleana che riempì il Mediterraneo milioni di anni fa

Di: Redazione Metrotoday
condividi

Circa 5,33 milioni di anni fa una mega alluvione zancleana — forse la più violenta mai avvenuta sulla Terra — riempì il Mediterraneo dopo che per centinaia di migliaia di anni la sua acqua era praticamente scomparsa durante la crisi di salinità del Messiniano. Una serie di studi geologici e modelli numerici spiegano oggi la dinamica di quell’evento epocale e le tracce lasciate sul paesaggio marino e terrestre.

Il Mar Mediterraneo che conosciamo oggi è il risultato di una delle trasformazioni geologiche più drammatiche della storia terrestre. Un bacino che ora brulica di vita e circondato da città millenarie, fu mille volte diverso nel Miocene finale: quasi del tutto prosciugato e segnato da depositi di sale e gesso, residui di un evento oggi noto come crisi di salinità del Messiniano.

Ma fu circa 5,33 milioni di anni fa che avvenne l’evento più eclatante: una mega alluvione zancleana ricondusse le acque oceaniche nel Mediterraneo secco, un fenomeno così rapido e violento da entrare nella storia della geologia planetaria.

La crisi di salinità del Messiniano

Tra circa 5,97 e 5,33 milioni di anni fa – durante l’ultimo periodo del Miocene – il Mediterraneo subì una serie di cambiamenti radicali, collegati a movimenti tettonici che isolavano il bacino dal resto degli oceani. Senza il costante apporto di acqua dall’Atlantico, e con un clima secco e caldo, il mare si prosciugò progressivamente, dando luogo a vaste distese aride ricoperte da sali minerali. La perdita di grandi quantità d’acqua portò allo sviluppo di profondi canyon fluviali e depositi di salgemma spessi anche oltre un chilometro sotto l’antico letto marino.

Queste condizioni estreme, conosciute come crisi di salinità del Messiniano, trasformarono il Mediterraneo in un paesaggio desertico punteggiato da laghi salati simili al moderno Mar Morto, con l’acqua ridottasi di oltre il 70% rispetto ai livelli attuali.

La mega alluvione zancleana

La svolta arrivò quando il ponte di terra che chiudeva lo Stretto di Gibilterra cedette all’impeto delle acque atlantiche. Sebbene in passato si pensasse che il Mediterraneo si fosse riempito gradualmente, le recenti evidenze geologiche dipingono un quadro molto più drammatico: una catastrofica inondazione di proporzioni incredibili riversò acqua oceanica nel bacino quasi secco in un periodo sorprendentemente breve – forse tra pochi mesi e due anni.

I ricercatori che hanno esaminato fondali marini, canali scolpiti e strutture erosive nella zona di sud‑est Sicilia e dello Stretto di Gibilterra hanno individuato canali profondi e incisi nel terreno da correnti estremamente potenti, insieme a depositi di detriti e sedimenti che dimostrano un flusso di acqua tale da superare ostruiti canyon e creare nuove vie di deflusso verso l’interno del Mediterraneo.

Secondo gli studi più recenti, la portata di questa alluvione – battezzata dagli scienziati Zanclean Megaflood – potrebbe essere stata tra 68 e 100 milioni di metri cubi d’acqua al secondo, con velocità di flusso paragonabili a super‑fiumi in piena e in grado di trasportare e modellare l’intero paesaggio subacqueo.

Un evento unico nella storia terrestre

Se confermate, queste stime rendono la mega alluvione zancleana la più intensa inondazione mai registrata nella storia del nostro pianeta, con un impatto tanto violento da scolpire canaloni profondi, trasportare enormi quantità di sedimenti e plasmare la conformazione attuale del Mediterraneo.

Le tecniche di rilevazione sismica, datazioni geologiche e modelli numerici hanno consentito agli scienziati di ricostruire la sequenza degli eventi con dettagli senza precedenti. Questi studi mostrano che, al momento dell’alluvione, il Mediterraneo non era semplicemente una vasta pozza d’acqua, ma un enorme bacino quasi terrestre, i cui confini si estendevano ben sotto il livello attuale del mare.

In alcune aree, come nel Canyon di Noto – un enorme canyon sottomarino vicino alla Sicilia – gli stessi ricercatori hanno trovato prove di erosione intensa e strutture sedimentarie compatibili con un flusso catastrofico di enormi volumi d’acqua.

Le implicazioni per la geologia

L’alluvione zancleana non fu solo un evento locale: ebbe ripercussioni su scala globale. La ri‑connessione tra Mediterraneo e Oceano Atlantico ristabilì nuovi equilibri idrici, chimici e climatici nel bacino e nelle regioni limitrofe, contribuendo alla formazione di un clima mediterraneo più temperato in seguito.

In termini geologici, la rapida ricomparsa delle acque significò l’inizio di importanti processi di sedimentazione e l’evoluzione di habitat marini completamente nuovi, con impatti duraturi sulla fauna e flora locali.

Scavi, modelli e domande aperte

Nonostante i progressi, alcune domande restano aperte: quanto precisamente si aprì lo Stretto di Gibilterra? Quanto velocemente il bacino si riempì completamente? E soprattutto, quali altri segni di questa alluvione sono nascosti nel profondo dei sedimenti marini? Gli scienziati stanno cercando risposte analizzando dati sismici dettagliati, perforazioni di sedimenti profondi e comparando modelli climatici con i depositi geologici.

Questi studi non solo gettano luce su un capitolo straordinario della storia terrestre, ma forniscono anche un contesto prezioso per comprendere meglio i processi di cambiamento climatico e ambientale su scala geologica – e quanto rapidamente la natura può trasformare interi paesaggi.

La storia dell’alluvione zancleana ci ricorda che anche gli eventi più spettacolari possono essere impressi nei sedimenti della Terra per milioni di anni — e che ogni mare ha la sua storia, scolpita da forze che sfidano l’immaginazione.

1 Febbraio 2026 ( modificato il 26 Gennaio 2026 | 20:26 )
© RIPRODUZIONE RISERVATA