6:39 am, 30 Gennaio 26 calendario

🌐  Orbita terrestre abitata e armata: il cielo non è più neutrale

Di: Redazione Metrotoday
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La fascia bassa dell’orbita terrestre è ormai una “città invisibile” di satelliti civili, commerciali e militari, e la crescente militarizzazione dello spazio insieme alla proliferazione di detriti orbitali sta trasformando ciò che era un dominio neutrale in un ambito strategico e conteso.

Negli ultimi anni, lo spazio che circonda la Terra — e in particolare la orbita terrestre bassa (LEO) — è passato dall’essere un vuoto cosmico teorico a un vero e proprio teatro di attività umane strutturate, densamente popolato e sempre più vulnerabile. Tra infrastrutture civili, costellazioni commerciali, assetti militari e detriti spaziali, l’orbita non può più essere considerata un bene neutrale o una zona franca aliena alle tensioni geopolitiche sulla Terra.

📌 Secondo i dati dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), sono oltre 40.000 gli oggetti tracciati in orbita attorno alla Terra, di cui circa 11.000 satelliti attivi. Ma il numero reale di detriti — pezzi di vecchi satelliti, stadi di razzi e frammenti — supera 1,2 milioni di elementi più grandi di 1 centimetro e include almeno 50.000 oggetti di dimensioni superiori a 10 centimetri. A queste scale, lo spazio appare più simile a una “città invisibile” che a un vuoto senza limiti.

Questa densità crescente non riguarda solo sfruttamento economico o scientifico: la natura delle attività orbitali si sta trasformando, entrando nella logica della sicurezza nazionale, della difesa e della deterrenza strategica. Il risultato è che ciò che era stato pensato come dominio neutrale dopo il Trattato sullo Spazio del 1967 è ora un campo di crescente competizione e potenziale conflitto.

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Dalla neutralità allo sfruttamento massivo dell’orbita

Per decenni, l’idea dominante nel diritto internazionale e nella politica spaziale era quella della neutralità dello spazio extra‑atmosferico, un dominio al di sopra delle dispute terrestri destinato alla cooperazione scientifica e pacifica. Il Trattato sullo Spazio del 1967 proibiva il collocamento di armi di distruzione di massa in orbita o sulla Luna, ma non vieta esplicitamente la presenza di armi convenzionali o di tecnologie dual‑use in orbita stessa. Questo crea una vasta zona grigia che può essere sfruttata per scopi militari o strategici.

Oggi, oltre ai satelliti civili che forniscono comunicazioni, navigazione GPS e osservazione terrestre, numerosi assetti in orbita hanno finalità militari: satelliti di sorveglianza, di intelligence elettromagnetica, sistemi di comunicazione e di early warning, e mezzi per la guerra elettronica. Questi sistemi, pur non essendo classificati come armi di distruzione, possono essere utilizzati in operazioni belliche o di spionaggio, trasformando lo spazio in un dominio strategico cruciale per la sicurezza nazionale.

Parallelamente, l’aumento di costellazioni su larga scala — come quella di Starlink di SpaceX, con oltre 9.000 satelliti — ha saturato le orbite più basse, rendendo sempre più difficile evitare collisioni tra gli oggetti in movimento e aumentando il rischio di impatti accidentali che possono generare ulteriori detriti.

Detriti orbitanti: la “guerra invisibile” dello spazio

Un elemento che lega l’aspetto civile a quello militare è la questione dei detriti spaziali: frammenti di oggetti artificiali che continuano a orbitare dopo il termine della loro vita operativa e minacciano sia le infrastrutture spaziali sia le attività umane. Ogni collisione o esplosione di satelliti genera una nube di detriti che può persistere per anni, moltiplicando il rischio di impatti successivi in un fenomeno noto come sindrome di Kessler.

Questa cascata potenziale di detriti — se non controllata — potrebbe rendere certe orbite inutilizzabili per decenni, limitando le operazioni spaziali civili e militari e rappresentando una forma paradossale di “guerra ambientale” spaziale, in cui non ci sono combattimenti convenzionali ma danni sistemici alle infrastrutture orbitali. Il concetto è stato discusso da esperti della sicurezza spaziale come una forma di “debris warfare”, in cui la stessa struttura di detriti può diventare un’arma indiretta contro gli avversari.

Lo spazio come dominio militare e fonte di potere

Negli ultimi anni, alcune potenze mondiali hanno iniziato a definire apertamente lo spazio come un dominio di guerra o di potenziale conflitto armato. Ad esempio, la U.S. Space Force ha dichiarato che lo spazio è un “warfighting domain” — un territorio in cui è necessario contestare e controllare attivamente l’ambiente per garantire la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

Simultaneamente, esperti segnalano che altri Stati, come Russia e Cina, stanno investendo in tecnologie come sistemi antisatellite (ASAT), capacità di accecamento dei sensori, jamming e altre forme di operazioni di prossimità in orbita. Questi strumenti, pur non essendo armi di distruzione di massa, possono disturbare, neutralizzare o distruggere satelliti nemici, compromettendo reti di comunicazione, sorveglianza e navigazione.

La combinazione di tecnologie civili dual‑use, sistemi militari e la densità di oggetti in orbita crea una situazione in cui lo spazio è vulnerabile a minacce sia accidentali sia intenzionali, e la distinzione tra infrastrutture civili e capacità belliche è sempre più confusa.

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Il quadro normativo e le sfide diplomatiche

Le norme internazionali attuali, a partire dal Trattato sullo Spazio del 1967, non bastano a regolamentare adeguatamente l’uso dello spazio come dominio strategico. L’accordo proibisce le armi di distruzione di massa in orbita o sulla Luna, ma lascia spazio a interpretazioni su altri tipi di sistemi militari o difensivi, come dispositivi di intercettazione, satelliti spia o tecnologie di difesa antimissile basate nello spazio.

Di fronte a queste sfide, varie iniziative internazionali spingono per accordi più rigidi, incluse proposte di moratoria su test di armi antisatellite e regole più severe sul fine vita dei satelliti per ridurre i detriti. Organismi come le Nazioni Unite e l’Unione Europea discutono da anni queste questioni, ma un consenso globale resta lontano.

🗣️ In questo senso, la Santa Sede e altri attori non statali hanno richiamato la comunità internazionale a non trasformare lo spazio extra‑atmosferico in un teatro di conflitto, sottolineando che deve rimanere un bene comune per tutta l’umanità e non un luogo di competizione esclusiva tra potenze.

Impatti sulla vita quotidiana e sull’osservazione scientifica

Oltre alle questioni di sicurezza, la saturazione orbitale ha impatti tangibili sulla scienza e sulla vita quotidiana. Il crescente numero di satelliti sta già compromettendo le osservazioni astronomiche dal suolo, con scie luminose e interferenze che degradano immagini e dati prodotti dai telescopi.

Anche servizi di comunicazione, navigazione e meteorologia dipendono sempre più da reti satellitari: un conflitto in orbita o un aumento dei detriti potrebbe interrompere queste funzioni essenziali, con effetti economici e sociali significativi. L’orbita, in questo senso, non è più un lusso tecnico ma una componente critica dell’infrastruttura globale.

Uno spazio oltre la neutralità

L’analisi emerge chiara: l’orbita terrestre bassa non è più un ambiente neutrale o privo di rilevanza strategica, ma un dominio denso di infrastrutture civili, commerciali e militari. La militarizzazione dello spazio, la crescita vertiginosa di satelliti e la proliferazione di detriti trasformano ciò che era visto come ecosistema neutro in ambito conteso, vulnerabile e strategico.

Se non si adottano regole condivise, sistemi di governance internazionale e misure di sostenibilità orbitale, il rischio è che la concorrenza attuale — per sicurezza, per vantaggi tecnologici, per controllo delle informazioni — possa sfociare in una nuova frontiera di conflitto globale che travalica l’atmosfera. Le sfide della prossima decade saranno decisive per decidere se lo spazio rimarrà un bene comune o diventerà un teatro di rivalità dalla posta in gioco altissima.

30 Gennaio 2026 ( modificato il 21 Gennaio 2026 | 2:44 )
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