8:52 am, 30 Gennaio 26 calendario

🌐 Il “vulcano del tesoro”: oro e preziosi eruttati dal cratere

Di: Redazione Metrotoday
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Una nuova ricerca scientifica suggerisce che un vero “vulcano del tesoro” potrebbe riversare oro e altri metalli preziosi in superficie grazie a processi geologici profondi, sfidando le idee tradizionali sulla struttura interna della Terra e aprendo nuovi interrogativi sulla geologia planetaria.

Nel cuore dei vulcani potrebbero nascondersi tesori geologici inaspettati: non si tratta di leggende di cercatori d’oro del Far West, ma di una scoperta scientifica che sta riscrivendo la nostra comprensione della struttura interna della Terra. Studi recenti indicano che oro e altri metalli preziosi, un tempo considerati sepolti per sempre nel nucleo terrestre, stanno emergendo attraverso l’attività vulcanica, portando alla luce un fenomeno che alcuni hanno già definito come la scoperta di un vero e proprio vulcano del tesoro.

L’ipotesi — che fino a pochi anni fa era oggetto di teorie affascinanti ma inconfermate — ora trova sostegno in analisi chimiche e isotopiche avanzate condotte su campioni di rocce basaltiche raccolte in zone di intensa attività vulcanica, come le isole Hawaii.

Il mistero dei metalli profondi

Fin dall’inizio del nostro pianeta, circa 4,5 miliardi di anni fa, metalli pesanti come oro, platino e rutenio si concentrarono nel nucleo a causa della differenziazione gravitazionale. In epoche recenti, però, gli scienziati dell’Università di Göttingen e di altri istituti hanno scoperto che quantità misurabili di questi metalli stanno risalendo verso la superficie attraverso l’attività vulcanica, un processo che fino a poco tempo fa si riteneva impossibile da osservare.

Un nuovo studio pubblicato su Nature ha analizzato lava basaltica delle Hawaii trovando tracce di isotopi — come il rutenio — che possono provenire solo dal profondo nucleo terrestre.

Queste evidenze indicano che materiale che un tempo si credeva confinato nel nucleo può effettivamente emergere fino alla crosta terrestre tramite processi geologici estremamente lenti — su scala di milioni di anni — e poi essere emesso attraverso le eruzioni.

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Come risale l’oro

La Terra non è una sfera statica di strati perfettamente isolati: il confine tra nucleo e mantello è un luogo dinamico, dominato da condizioni estreme di temperatura e pressione che possono generare plumes (colonne di materiale caldo) che risalgono verso la superficie.

In queste condizioni, piccole quantità di materiali ricchi di metalli preziosi — inclusi oro e platino — possono essere trasportati verso l’alto nel mantello e poi incorporati nella lava basaltica, finendo per ritrovarsi nel magma che alimenta i vulcani oceanici come quelli delle Hawaii.

Secondo la ricerca, oltre il 99% dell’oro della Terra si trova nel nucleo, ma ora sappiamo che tracce di questi metalli possono comunque arrivare alla superficie grazie a plume vulcaniche attive.

Prove isotopiche e geochimiche

La prova arriva dall’analisi isotopica di elementi come il rutenio (^100Ru), che è molto più abbondante nel nucleo rispetto al mantello terrestre. La presenza di questi isotopi nelle lave basaltiche indica che una piccola quantità di materiale del nucleo sta effettivamente mescolandosi con il mantello e risalendo.

Questo non significa che i vulcani “sputino pepite d’oro” visibili a occhio nudo, ma che la composizione chimica delle eruzioni include elementi originati dai depositi profondi della Terra, fino ad ora ritenuti inaccessibili e isolati.

Un fenomeno globale con implicazioni profonde

La scoperta non riguarda solo la geologia delle Hawaii: essa ha implicazioni molto ampie per il modo in cui comprendiamo la formazione dei giacimenti minerari, il ciclo geochimico dei metalli pesanti e persino la dinamica interna del nostro pianeta.

La geologia tradizionale sosteneva che il nucleo fosse un serbatoio chiuso di metalli preziosi senza alcuna comunicazione con gli strati superiori. Le nuove evidenze dimostrano invece che esiste un “dialogo” chimico tra nucleus e mantello, che in passato era difficile da osservare ma ora è confermato grazie alle tecniche isotopiche di precisione.

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Cosa significa per la scienza e l’industria

Questa scoperta non apre la porta a una corsa all’oro vulcanico — né tantomeno a un nuovo Eldorado — ma rimette in discussione la distribuzione dei metalli preziosi all’interno della Terra e suggerisce che i processi vulcanici hanno un ruolo nella migrazione di questi elementi, in modi più complessi di quanto immaginato.

In particolare, il fatto che oro e platino possano salire attraverso le profondità della Terra indica che la formazione dei giacimenti minerari possa essere influenzata da processi profondi, oltre alle classiche ipotesi di origine superficiale o sismogenetica.

Dibattito nella comunità scientifica

La comunità geologica è stata stimolata da questi risultati, con esperti che discutono non solo del significato geochimico della scoperta, ma anche di come questi processi influenzino la comprensione delle dinamiche mantello‑nucleo e la storia geologica del pianeta.

Alcuni ritengono che questi dati possano anche aiutare a spiegare perché determinate aree terrestri presentano giacimenti minerari ricchi di metalli preziosi, combinando i meccanismi di plumes vulcanici con quelli tettonici di lungo periodo.

Aspetti ancora da esplorare

Nonostante i progressi, molte domande restano aperte:

  • Quanto materiale del nucleo arriva realmente in superficie?

  • In che misura questi processi influenzano la formazione dei giacimenti economici?

  • Qual è il ruolo dei diversi tipi di vulcani nel trasporto di questi metalli?

La geologia interna della Terra rimane una frontiera scientifica ricca di misteri, e ogni nuova scoperta spinge gli scienziati a rivedere le proprie teorie sui processi più profondi del nostro pianeta.

La ricerca recente indica che un vero “vulcano del tesoro” potrebbe esistere nella realtà scientifica, rappresentato da fenomeni geologici che portano oro e altri metalli preziosi dalle profondità del pianeta fino alla superficie vulcanica. Si tratta di una scoperta che non riguarda solo un singolo sito, ma che ridefinisce il modo in cui vediamo la Terra, il suo nucleo e le forze che plasmano il nostro mondo.

In un’epoca in cui gli scienziati continuano a scavare sempre più a fondo nelle dinamiche interne del globo, questa nuova “finestra” sui metalli preziosi testimonia quanto la Terra sia ancora, per molti versi, un vero scrigno di segreti da svelare.

30 Gennaio 2026 ( modificato il 21 Gennaio 2026 | 2:57 )
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