7:54 am, 30 Gennaio 26 calendario

🌐 Il fascino dell’incertezza nell’Amore di Wisława Szymborska

Di: Redazione Metrotoday
condividi

In un mondo che vorrebbe trasformare l’amore in un dato certo, in un algoritmo, in una risposta rapida, la poesia di Wisława Szymborska risorge come un invito delicato a celebrare l’imprevedibile. È la riflessione poetica su “Amore a prima vista”  che descrive la visione universale della poetessa polacca sul destino, il caso e le connessioni invisibili tra le persone.

Szymborska non descrive un colpo di fulmine ingenuo bensì un quadro più complesso: due persone convinte di essere unite da una passione improvvisa, ma in realtà attraversate da una rete di eventi, segnali e coincidenze che sfidano la linearità del tempo. L’“incanto dell’incertezza”  è il vero cuore del componimento: la bellezza non risiede tanto nella certezza iniziale, ma nelle possibilità inespresse, nei mondi che non abbiamo visto e che forse continuano a scriversi dietro le quinte del destino.

Il disegno sottile del caso

Nella poesia – che corrisponde al celebre “Love at First Sight” di Szymborska, pubblicato nella raccolta MAP: Collected and Last Poems – emerge un’idea sorprendente: il caso gioca da molto tempo con i due amanti, prima che loro stessi ne siano consapevoli. Non si tratta di un incontro improvviso nato dal nulla, bensì di un intreccio preesistente di percorsi urbani, scale, corridoi, sogni e foglie che volano.

Szymborska si domanda se non ci siano stati momenti in cui questi due individui si siano già sfiorati: una porta girevole, un “scusi” in mezzo alla folla, un numero sbagliato al telefono. E pur sapendo che loro non ricordano nulla di tutto ciò (“No, non ricordano”), la poetessa immagina che il mondo abbia già tessuto la sua tela tra di loro. Si sottolinea che l’ironia di questo disegno è proprio nel fatto che il destino non è ancora completamente maturo: il caso li avvicina e li respinge, “taglia la strada e, soffocando una risata, si scansava con un salto.”

Segnali impercettibili e il tempo sospeso

Quello che rende magnetica la poesia è la presenza di segni ovunque, anche se “indecifrabili”. Secondo la recensione, potrebbe essere una fogliolina che cade da una spalla all’altra, oppure un oggetto d’infanzia dimenticato tra cespugli, o un sogno condiviso che svanisce al risveglio.

Szymborska non pretende di dare risposte chiare: il suo testo è un invito a cogliere le tracce sottili, le minute evidenze che sfuggono al nostro sguardo distratto. E qui entra in scena una riflessione sul tempo non lineare: ogni inizio, afferma la poetessa, “è solo un seguito”, e il “libro degli eventi” resta “sempre aperto a metà”. Questa immagine è potente: il passato, il presente e il futuro non sono compartimenti stagni, ma pagine di uno stesso libro che si scrive costantemente, con buchi, interruzioni e potenzialità.

Il doppio volto dell’amore

La poesia di Szymborska smonta il mito romantico del colpo di fulmine come frutto di un destino evidente, presentando invece un doppio volto: certezza e incertezza. Il sentimento improvviso può sembrare irresistibile, ma la vera meraviglia risiede in ciò che non si vede, in quello che potrebbe essere ma non è evidente.

Questo rovesciamento di prospettiva è centrale nella poetica di Szymborska: non celebra solo l’incontro, ma anche la storia invisibile che ha condotto a quell’istante. La poetessa non pretende di definire il destino in termini assoluti, piuttosto riconosce la sua natura ambigua e labile.

Il significato esistenziale

Si invita a considerare il valore esistenziale di questa poesia. Non si tratta semplicemente di contemplare un romantico “potremmo esserci incrociati in passato”: è un invito più profondo a riconoscere l’interconnessione del nostro vivere. Se il caso ha già agito su di noi, se eventi casuali erano già in moto, allora la nostra vita sentimentale è tanto più significativa — non perché codificata, ma perché sostenuta da dimensioni che non percepiamo sempre appieno.

In quest’ottica, l’amore non è solo una questione di scelta o di volontà, ma anche di esser parte di una rete invisibile. La poetessa ci ricorda che il “destino” non è una forza monolitica, ma un gioco sottile tra caso, volontà e memoria.

Szymborska e la sua eredità poetica

Wisława Szymborska (1923–2012), premio Nobel per la Letteratura nel 1996, è una delle voci più raffinate e spiritose della poesia contemporanea. La sua scrittura evita l’eccesso lirico ma non rinuncia a profondità filosofiche: nei suoi versi, gli oggetti quotidiani, i momenti ordinari diventano simboli di questioni universali, quali la mortalità, il caso, il significato dell’esistenza.

L’interpretazione di “Amore a prima vista” evidenzia proprio questo: Szymborska trasforma un tema romantico (l’incontro e l’innamorarsi) in un pensiero sulla casualità esistenziale, sulla fragilità dell’esistenza e sulla bellezza dell’incertezza.

Perché questa poesia parla ancora a noi

Nel mondo contemporaneo, dominato dall’immediatezza, dall’iperconnessione e dalla fretta, il messaggio di Szymborska appare più urgente che mai. Il desiderio di capire se un incontro sia “già scritto”, se esista un disegno segreto dietro le nostre vite, risuona forte in chi vive con la costante domanda del “perché” e dell’“e se”.

Si coglie proprio questo potenziale terapeutico: la poesia diventa un rimedio contro l’ansia del destino, un invito ad accogliere l’incertezza non come un difetto, ma come una bellezza. Quando leggiamo Szymborska, non troviamo rassicurazioni definitive, ma un compagno di viaggio nella nostra umana imprevedibilità.

Naturalmente, la visione di Szymborska non è priva di tensioni interpretative. Alcuni possono considerare la sua idea di “caso-destino” troppo romantica o evasiva: se il caso ha da sempre giocato con noi, cosa resta della libertà individuale? E quanto il mistero dell’incontro può essere valorizzato senza cadere nella retorica del fato predeterminato?

Inoltre, la riflessione su segni e segnali potrebbe sembrare un esercizio mnemonico privato, utile nella poesia, meno nella vita reale, dove occasioni reali possono essere perdute senza che nessuno si giri indietro a cercarle.

Tuttavia, è proprio questa ambiguità a rendere “Amore a prima vista” un testo contemporaneo: non fornisce risposte semplici, ma porta il lettore a interrogarsi sul proprio percorso, sulle proprie nostalgie, e sulla rete invisibile che può legare due esistenze.

Un inno all’incertezza come forza

Viene ricordato che l’amore non è solo materia di cuore, ma anche di tempo, memoria e possibilità. In un mondo che pretende di misurare ogni cosa, la poetessa ci insegna a vedere oltre: a riconoscere l’imprevedibile, a valorizzare il mistero e a celebrare il fatto che ogni inizio è solo un seguito, che il “libro degli eventi” non è mai chiuso.

“Amore a prima vista” non è solo una dichiarazione romantica: è un invito esistenziale, a respirare il silenzio delle coincidenze, a mettersi in ascolto dei segni invisibili e a non avere fretta nel cercare risposte. Perché, in fondo, l’incertezza – quella più sottile e profonda – è forse la forma più autentica del destino.

Amore a prima vista, di Wislawa Szymborska

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
É bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella

Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla tra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano –
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno “scusi” nella ressa?
un “ha sbagliato numero” nella cornetta?

ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando una risata
si scansava con un salto

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volo via
da una spalla a un’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell’infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito,
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

30 Gennaio 2026 ( modificato il 17 Gennaio 2026 | 1:07 )
© RIPRODUZIONE RISERVATA