🌐 Il messaggio inedito ecologico/poetico di Eugenio Montale
Esiste un’opera di Eugenio Montale, uno dei più grandi poeti italiani del Novecento e vincitore del Premio Nobel per la Letteratura, che fino a poco tempo fa era praticamente sconosciuta al pubblico e alla critica accademica: una poesia inedita che si configura come un autentico inno all’ambiente e alla tutela del paesaggio naturale.
Ritrovata negli archivi manoscritti, la lirica getta nuova luce su un aspetto meno noto della produzione montaliana, mettendo in relazione la sensibilità poetica del maestro ligure con temi ambientalisti di stringente attualità.
Questa scoperta, emersa alla fine del 2025 grazie al lavoro della studiosa Ida Duretto, ha suscitato un vasto dibattito: perché un poeta celebre soprattutto per le sue riflessioni esistenziali e per l’uso innovativo della natura come simbolo di stati interiori si spinge qui a denunciare l’aggressione dell’ambiente da parte dell’uomo moderno? E quali insegnamenti può trarre il lettore contemporaneo da versi scritti quasi cinquant’anni fa?

La poesia ritrovata: I grattacieli
📌 Il componimento, datato marzo 1975 e intitolato I grattacieli, è stato rinvenuto su un foglio manoscritto al retro di una traduzione di poesie di W.B. Yeats, durante una ricerca presso il Centro Manoscritti di Pavia. Lo stile è quello maturo e meditativo di Montale, ma il tema – inusuale per il poeta – è la denuncia della speculazione edilizia e dell’abuso territoriale lungo la costa italiana, qui rappresentato dall’immagine minacciosa di nuove costruzioni che sfidano il «cielo».
Nei versi emerge una profonda amarezza verso la trasformazione di un paesaggio naturale in “grattacieli” artificiali, che cancellano l’armonia del territorio e annunciano un futuro segnato da un rapporto sempre più conflittuale tra umanità e ambiente. L’edificio soprannominato “Mostro di Fuenti”, situato tra Amalfi e Vietri sul Mare e realizzato negli anni Settanta, diventa metafora di un progresso che si fa sopraffazione e che sacrifica cultura, memoria e natura su un altare di profitto e consumismo.
La poesia si apre con un verbo incerto – “Pare” – che suggerisce una minaccia incombente, e si chiude con una visione amara di un umanità che “gratta il cielo” smarrendo ogni senso di sacralità e connessione con ciò che è naturale e profondamente vivido.
Montale e la natura
La scoperta di questa lirica ambientale può apparire sorprendente, ma in realtà si inscrive in un filone costante della poetica di Montale, che ha spesso intrecciato paesaggio e introspezione. Nei suoi celebri Ossi di seppia, ad esempio, la natura – nella sua forza arida e indifferente – diventa specchio dell’animo umano e del suo viaggio esistenziale. Il mare, le rocce e la costa ligure offrono un terreno simbolico in cui la natura non è mera cornice, ma protagonista drammatico e indifferente.
Nonostante Montale non fosse un “ambientalista” nel senso moderno del termine, numerosi suoi testi evocano la relazione tra uomo e paesaggio. Nel celebre Meriggiare pallido e assorto la descrizione del paesaggio ligure è così vivida da suggerire l’idea di un luogo in cui l’esterno e l’interiorità si fondono: la natura diventa così parte integrante della riflessione filosofica sul senso della vita.
In quest’ottica, la poesia I grattacieli può essere letta come il punto in cui questa riflessione si fa crítica sociale diretta: non più solo metafora di stati interiori, ma denuncia dell’impatto umano sull’ambiente. Il poeta vi riconosce una responsabilità collettiva e storica, anticipando con consapevolezza poetica temi che avrebbero dominato i dibattiti ambientalisti delle decadi successive.
Un testo che parla al presente
Leggere oggi la poesia I grattacieli significa confrontarsi con un Montale sorprendentemente moderno e “protestatario”. Nel 1975 l’Italia, come molti paesi occidentali, si confrontava con i primi grandi casi di speculazione edilizia nei paesaggi costieri e nelle aree naturali: una speculazione che non soltanto deturpa luoghi di bellezza, ma nega anche il valore simbolico della natura come luogo di equilibrio vitale.

La denuncia di Montale si inserisce nello stesso solco di altri grandi intellettuali dell’epoca – da Italo Calvino a Natalia Ginzburg – che avevano espresso preoccupazione per l’abuso del territorio, mostrando come arte e cultura potessero essere strumenti di sensibilizzazione pubblica.
Oggi, in un contesto segnato dai cambiamenti climatici, dalle crisi ecologiche e dalla massiccia urbanizzazione, questi versi acquistano un valore quasi profetico: non si tratta più di una lirica isolata, ma di un monito poetico alla responsabilità collettiva nei confronti del pianeta. La natura smette di essere sfondo poetico per diventare protagonista – e vittima – delle trasformazioni sociali.
Dalla pagina manoscritta al dibattito pubblico
La pubblicazione della poesia I grattacieli ha innescato un dibattito tra critici, studiosi e appassionati di poesia. Alcuni sottolineano come essa confermi l’inattesa sensibilità civile di Montale, altri ritengono che si tratti di un episodio isolato, legato alla specificità del contesto italiano degli anni Settanta. Altri ancora apprezzano la capacità del poeta di coniugare introspezione letteraria e critica sociale senza cadere nella retorica didattica.

Quel che è certo è che il testo amplia la comprensione dell’opera di Montale, mostrando un poeta consapevole della fragilità del mondo naturale e capace di tradurre questa consapevolezza in lirica. In un’epoca in cui la poesia viene spesso relegata a nicchie culturali, questa scoperta segnala la sua potenza di stimolare riflessioni profonde e di collegare l’arte alla vita concreta delle comunità.
La riscoperta di una lirica così pertinente ai temi ambientali apre nuove prospettive di interpretazione e di lettura. Il poeta ligure non si limita a osservare la natura: la considera un patrimonio da difendere, un elemento essenziale dell’identità culturale e spirituale dell’individuo e della collettività. Leggendolo oggi, capita di scorgere, oltre alle onde e alle scogliere liguri di un tempo, le coste, le colline, i borghi e le valli che sono sotto pressione dalla modernità. In questo senso, la poesia di Montale continua a parlare: non come eco lontana, ma come voce viva in un dibattito urgente e di larga scala, invitando il lettore non solo a considerare la natura come immagine poetica, ma come realtà tangibile da preservare con cura e attenzione.
Una poesia che illumina il futuro
La scoperta dell’inno ambientale di Montale consegna alla letteratura italiana una pagina nuova e stimolante. Il testo I grattacieli non è un semplice documento d’epoca, ma un’opera che parla direttamente ai problemi del nostro tempo: il rapporto tra uomo e ambiente, la perdita di luoghi naturali e culturali, e la necessità di una riflessione profonda sulla qualità della vita.
In un’epoca in cui gli ecomostri e le sfide ecologiche rappresentano emergenze globali, la poesia di Montale si presenta come un ponte tra estetica e impegno morale: un’opera da leggere, discutere e portare con sé come strumento di consapevolezza e di difesa di ciò che è vero, fragile e fondamentale su questo pianeta.

I Grattacieli di Eugenio Montale
Pare che prima o poi
anzi prima che poi
sugli Aliscampi che splendono
tra Amalfi e Vietri si vedranno enormi
grattacieli e già sorge dalla cintola insù
l’intellighenzia, con suoi alti piati.
Ma saranno sprecati; grattare il cielo
è ciò che resta a chi non creda più
che un cielo esista.
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