10:15 am, 29 Gennaio 26 calendario

🌐 «Chiedo il permesso di rinascere»: l’inno alla vita di Pablo Neruda

Di: Redazione Metrotoday
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La luce della poesia di Pablo Neruda si accende di nuovo con  “Chiedo il permesso di rinascere”. Questo testo, descritto come un vero e proprio inno alla vita, rappresenta una delle espressioni più profonde e mature della riflessione esistenziale del grande poeta cileno. Neruda non chiede semplicemente di morire o di essere ricordato: piuttosto, invoca una rinascita. Il titolo stesso — “chiedo il permesso di rinascere” — suona come una preghiera, ma anche come un’affermazione forte: non una resa, bensì una trasformazione continua. 

Le “cinque radici”: un manifesto dell’anima

Nella poesia, Neruda articola la sua visione della vita attorno a cinque radici preferite, pilastri nutritivi del suo essere: l’“amore senza fine”, l’autunno, l’inverno, l’estate e, infine, lo sguardo dell’amato.

  • L’amore senza fine, prima radice, è per Neruda il fondamento ultimo dell’esistenza — non un amore passeggero, ma un sentimento che persiste oltre il tempo. 

  • L’autunno rappresenta la transitorietà, il cambiamento: le foglie che cadono e tornano alla terra simboleggiano la caducità, ma al contempo la promessa di un ritorno. 

  • Il grave inverno, con la sua pioggia amata e la carezza del fuoco nel freddo, diventa una celebrazione della malinconia e del riposo, ma anche della profonda forza interiore che emerge nel silenzio. 

  • L’estate rotonda come un’anguria, immagine vivida e sensuale, simboleggia pienezza, gioia e pienezza vitale — una stagione calda che nutre il corpo e l’anima. 

  • Infine, la quinta radice, gli occhi dell’amato, rappresenta un elemento eternamente vivo: non si tratta solo di desiderio fisico, ma di un legame spirituale, di uno sguardo che nutre l’anima e che trasforma la primavera in un ciclo perpetuo. 

Questa struttura poetica evoca un legame allo stesso tempo terreno e trascendente: le stagioni e la natura non sono solo paesaggi, ma simboli dell’anima; l’amore diventa forza rigeneratrice, motore di vita anche nel momento dell’assenza.

Rinascere, non morire: un saluto contro l’oblio

Viene messo in luce come la poesia di Neruda non esprima la paura della fine, bensì un rifiuto dell’oblio. Il poeta afferma di volersi ritirare, di voler chiudere gli occhi, ma non come un addio definitivo: chiede “il permesso di nascere” ancora, di abitare un nuovo presente.

🗣️ Nel testo, Neruda invita a non considerare il suo silenzio come un segno di morte, ma piuttosto come un preludio a una nuova vita: “Succede che sto per vivere”, scrive.

Non è una fuga: è una trasformazione. Neruda afferma di aver vissuto tanto (“Ho vissuto tanto che un giorno dovrete … cancellarmi dalla lavagna”)  ma non per questo rinuncia al suo diritto di rinascere, di rinforzare la sua connessione con ciò che ama. È un gesto audace: ammettere la consapevolezza della fine ma al tempo stesso rivendicare l’eternità dell’anima.

Natura e amore come ingredienti di una resurrezione

La rinascita nerudiana non è astratta, ma concretamente ancorata alla natura e ai suoi cicli: l’autunno, l’inverno, l’estate non sono solo stagioni, bensì metafore esistenziali.

Inoltre, l’amore — rappresentato dagli “occhi tuoi” — non è solo una radice sentimentale, ma una fonte di vita: è come se Neruda chiedesse che l’altro continui a guardarlo, perché il suo sguardo alimenta la primavera della sua anima.

La natura e l’amore, così, diventano gli attrezzi di una resurrezione spirituale: la pioggia dell’inverno rigenera, la luce del giorno e “le sue api” volanti portano nuova energia, e il cuore del poeta risuona di un canto “mai sentito così sonoro”.

L’eredità poetica di Neruda

📌 Pablo Neruda (1904–1973), Premio Nobel per la Letteratura nel 1971, è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi poeti del Novecento. Le sue poesie spaziano dall’amore alla natura, dalla politica all’esistenza, e in “Chiedo il permesso di rinascere” si percepisce l’incontro di tutte queste dimensioni: è un testamento poetico, ma anche una meditazione sull’anima.

Questo componimento rappresenta una delle vette più mature della poetica nerudiana: non una celebrazione ingenua della vita, ma un riconoscimento consapevole della morte e un’affermazione della rinascita.

Oggi, in un contesto segnato da rapidi cambiamenti sociali, da paure esistenziali profonde e da una crescente alienazione, questa poesia risuona come un invito alla speranza: a guardare la vita non solo come un percorso lineare, ma come un ciclo rigenerativo, in cui ogni stagione ha il suo valore e ogni assenza può trasformarsi in un nuovo inizio.

Una lettura come atto di resistenza

“Chiedo il permesso di rinascere” non è solo una composizione da apprezzare per la sua bellezza lirica: è un atto di resistenza poetica contro l’idea che la vita abbia una sola tappa finale. La richiesta di Neruda di “rinascere” è un gesto di rivolta contro il silenzio, contro l’oblio, e persino contro la rigidità del tempo.

Riconoscere le proprie radici, abbracciare le proprie stagioni interiori, e affermare la propria capacità di rinascita. In un’epoca in cui il tempo sembra accelerare, la poesia di Neruda ci offre un’alternativa: quella di fermarsi, guardare, sentire, e chiedere il permesso di continuare a esistere — ancora.

“Chiedo il permesso di rinascere” di Pablo Neruda

“Ora, lasciatemi in pace.
Ora, abituatevi alla mia assenza.
Io chiuderò gli occhi
e dirò solo cinque cose,
cinque radici preferite.

Una è l’amore senza fine.
La seconda è vedere l’autunno.
Non posso vivere senza che le foglie
volino e tornino alla terra.

La terza è il grave inverno,
la pioggia che ho amato, la carezza
del fuoco nel freddo silvestre.

La quarta cosa è l’estate
rotonda come un’anguria.

La quinta sono i tuoi occhi.
Non voglio dormire senza i tuoi occhi,
non voglio esistere senza che tu mi guardi:
io tramuto la primavera
affinché tu continui a guardarmi.

Amici, questo è quanto voglio.
E’ quasi nulla ed è quasi tutto.

Ora se volete andatevene.
Ho vissuto tanto che un giorno
dovrete per forza dimenticarmi,
cancellarmi dalla lavagna:
il mio cuore è stato interminabile.
Ma perché chiedo silenzio
non crediate che io muoia:
mi accade tutto il contrario:
succede che sto per vivere.
Mai sentito così sonoro,
mai avuto tanti baci.
Ora, come sempre, è presto.
La luce vola con le sue api.

Lasciatemi solo con il giorno.
Chiedo il permesso di nascere”.

29 Gennaio 2026 ( modificato il 17 Gennaio 2026 | 23:27 )
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