10:20 am, 28 Gennaio 26 calendario

🌐 Sanremo: trenta brani nel festival tra critiche e strategie musicali

Di: Redazione Metrotoday
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La decisione di includere 30 brani nella line-up di Sanremo 2026 fa discutere: secondo Carlo Conti è servita per un bouquet musicale variegato, ma critici e stampa sollevano dubbi su quantità, qualità e scelta degli artist in gara.

Il Festival di Sanremo 2026 è già al centro di un acceso dibattito, non solo per la qualità delle canzoni in gara ma soprattutto per una scelta organizzativa che ha fatto discutere fan, giornalisti e addetti ai lavori: la decisione di portare a 30 brani la rosa dei Big in gara, più alta rispetto agli standard tradizionali del festival.

In una recente intervista, Carlo Conti, conduttore e direttore artistico della 76ª edizione del Festival, ha spiegato che non ci sono «calcoli fatti sui Big» dietro la scelta di questo numero, ma piuttosto una reazione alle proposte ricevute dalle case discografiche per comporre un bouquet musicale il più possibile variegato e rappresentativo della scena italiana.

Una scelta audace 

Tradizionalmente, il Festival di Sanremo ha visto la partecipazione di circa 26 artisti nella sezione “Campioni”: un numero che negli anni era diventato una sorta di standard per mantenere equilibrio tra durata, qualità e attenzione del pubblico.

Tuttavia, per l’edizione 2026, Conti ha deciso di ampliare la rosa fino a 30 artisti, portando così un maggior numero di brani in gara. Secondo la stampa specializzata, questo allargamento mira sia ad aumentare l’appeal musicale della kermesse, includendo più generi e espressioni artistiche, sia a dare spazio a un mercato musicale italiano sempre più vivace e diversificato.

“Ho preso quello che le discografiche mi offrivano per il bouquet musicale più possibile variegato”, ha dichiarato Conti negli studi dove si sono svolti gli ascolti delle canzoni in anteprima per la stampa, sottolineando che dietro alla scelta non c’è un piano per accontentare artisti particolari ma piuttosto la volontà di offrire varietà sonora e generazionale.

Le reazioni della stampa e delle anteprime

La decisione di allargare il numero dei Big ha suscitato anche qualche perplessità tra i critici musicali presenti alle anteprime dei brani: l’ascolto dei 30 brani ha confermato una grande varietà di stili – dal pop, al rap, al country – ma anche un’impressione di “playlist troppo densa” che rischia di diluire l’attenzione su pezzi meno immediati.

Altri hanno sottolineato come il ritmo di ascolto di trenta brani di fila possa stancare anche gli addetti ai lavori, ponendo interrogativi sul senso di un Festival sempre più lungo e popolato.

Pagelle e prime impressioni: tra entusiasmo e dubbi

Secondo alcune pagelle uscite nella giornata di ascolti, alcuni brani emergono con forza – come quelli di Ditonellapiaga o la collaborazione tra Fedez e Marco Masini – ma l’insieme dei 30 brani resta variegato e difficilmente giudicabile con un’unica formula.

C’è chi ha sostenuto che il livello medio dei brani sia “medio basso” e che la scelta di espandere la line-up non sempre si traduca in un aumento della qualità artistica complessiva.

Diversità musicale: dal pop al rap

Una delle motivazioni principali di Conti è stata proprio la volontà di rappresentare più generi musicali nella stessa edizione: nei 30 brani si trovano proposte che spaziano dal pop italiano contemporaneo al rap, dal rock alle ballad, fino a influenze country e sonorità più sperimentali.

In questa prospettiva, la scelta di includere trenta brani può essere letta come un tentativo di valorizzare la scena musicale italiana contemporanea nelle sue diverse forme, dando spazio non solo a nomi consolidati ma anche a proposte fresche e differenti.

La prospettiva degli artisti e del pubblico

Dal punto di vista degli artisti, un maggior numero di brani in gara può significare più visibilità e più opportunità di esprimere la propria creatività su uno dei palcoscenici più importanti del panorama musicale italiano.

Per il pubblico, però, l’effetto potrebbe essere duplice: da un lato la possibilità di ascoltare più musica e generi diversi, dall’altro la sfida di seguire attentamente trenta esibizioni in cinque serate, con il rischio di creare meno attenzione su ciascun pezzo.

In un’epoca in cui l’attenzione mediatica è sempre più frammentata, l’aumento del numero dei partecipanti può essere letto come una scommessa sul coinvolgimento degli spettatori, anche in vista di competizioni internazionali come l’Eurovision Song Contest, per cui il vincitore di Sanremo 2026 avrà probabilmente diritto di rappresentare l’Italia.

Un’edizione sotto i riflettori

Il Festival di Sanremo resta un evento centrale nel calendario musicale italiano: la sua capacità di riflettere le tendenze del momento e di anticipare nuovi movimenti artistici continua a essere al centro dell’attenzione, come dimostrano le discussioni sul numero di brani in gara per il 2026.

La scelta di 30 brani appare dunque non solo come una decisione tecnica, ma anche come un simbolo di un Festival che vuole guardare oltre le tradizioni, pur mantenendo saldo il legame con la storia e con le aspettative del pubblico.

L’ampliamento a 30 brani di Sanremo 2026 ha generato un acceso dibattito tra direttore artistico, stampa e pubblico. La scelta, secondo Carlo Conti, nasce dalla necessità di rappresentare un mosaico musicale più ampio possibile, ma non mancano voci critiche che guardano con cautela a questo “bouquet sonoro” così ricco di proposte.

28 Gennaio 2026 ( modificato il 27 Gennaio 2026 | 20:26 )
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