🌐 Gedi, la partita decisiva, trattativa serrata tra Elkann e Kyriakou
La vicenda Gedi torna al centro del dibattito economico e mediatico italiano. Dopo mesi di indiscrezioni, smentite e aperture inattese, la partita per il controllo del grande gruppo editoriale — che riunisce testate storiche come la Repubblica, La Stampa e L’Espresso — entra ora nella fase più delicata: la trattativa sul prezzo. Sul tavolo si confrontano due protagonisti del panorama imprenditoriale europeo, John Elkann e l’imprenditore greco- cipriota Theodore Kyriakou, mentre sullo sfondo si staglia la figura dell’erede di Leonardo Del Vecchio, pronto a cogliere l’occasione giusta per inserirsi nell’operazione.
Il risultato di questa negoziazione avrà ripercussioni profonde sul futuro dell’editoria italiana, già attraversata da trasformazioni radicali legate alla digitalizzazione, al calo della pubblicità e alla crescente presenza di investitori stranieri.

La posizione di Elkann: tra valutazioni e strategia globale
Per Exor — la cassaforte della famiglia Agnelli — Gedi rappresenta da anni un tassello strategico di un mosaico più ampio, in cui convivono mobilità (Stellantis, Ferrari), tecnologia, editoria e investimenti globali. John Elkann ha più volte ribadito la volontà di valorizzare il gruppo editoriale, portandolo a una maggiore efficienza e a un pubblico più internazionale.
Eppure, secondo fonti finanziarie, Exor sarebbe oggi disponibile a cedere Gedi a fronte di una valutazione adeguata, segno che la società non è considerata più un asset centrale come in passato. La trattativa con Kyriakou ruota attorno proprio a questo: il prezzo.
Il nodo principale riguarda la valutazione complessiva del gruppo, che Kyriakou riterrebbe sovrastimata rispetto ai ricavi attuali e alle prospettive del settore. D’altro canto, Elkann è deciso a non svendere un brand storico e politicamente rilevante come Gedi.
Kyriakou, l’editore globale che punta sull’Italia
L’interesse di Theodore Kyriakou non nasce dal nulla. Alla guida del gruppo Antenna, uno dei colossi dei media del Mediterraneo orientale, l’imprenditore ha già portato avanti acquisizioni in diversi Paesi europei, spesso rilevando società in difficoltà per rilanciarle con strategie digitali aggressive.
Per Kyriakou, entrare nel mercato italiano rappresenterebbe un passo naturale: un Paese in cui la stampa ha ancora un peso politico significativo e in cui un player internazionale può ritagliarsi spazi importanti grazie a un know-how tecnologico superiore.
Fonti vicine al gruppo sostengono che l’imprenditore sia convinto delle potenzialità del portafoglio Gedi, ma che il prezzo rappresenti l’ostacolo principale. L’offerta avanzata non sarebbe lontana dalle aspettative di Exor, ma la differenza resta sufficiente a tenere la partita aperta.

L’ombra — o la luce — dell’erede Del Vecchio
E mentre Elkann e Kyriakou cercano un punto d’incontro, un terzo osservatore resta alla finestra: l’erede di Leonardo Del Vecchio, oggi più attivo che mai nel mondo degli investimenti. Non è la prima volta che la galassia legata a Del Vecchio guarda con interesse a dossier strategici nel settore finanziario e mediatico, e Gedi potrebbe rappresentare un’opportunità coerente con una visione ampia e diversificata del mercato italiano.
L’eventuale ingresso del gruppo Del Vecchio — diretto o attraverso veicoli finanziari — cambierebbe radicalmente lo scenario, aprendo la strada a offerte concorrenti, partecipazioni incrociate o perfino soluzioni a più soci.
Analisti finanziari spiegano che il semplice fatto che l’erede del fondatore di Luxottica osservi l’operazione “da vicino” basta a influenzare la dinamica del prezzo. Non è escluso che possa intervenire in caso di stallo prolungato, approfittando di una valutazione conveniente.
Gli equilibri dell’informazione italiana
La vicenda Gedi non riguarda solo il mercato dell’editoria, ma tocca anche gli equilibri politici e culturali del Paese. Ogni passaggio di proprietà di un gruppo simile comporta inevitabilmente interrogativi su:
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indipendenza editoriale,
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orientamento politico delle testate,
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tenuta occupazionale delle redazioni,
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qualità dell’informazione.
La presenza di gruppi stranieri o di grandi investitori industriali nel settore dei media è ormai una realtà consolidata in Europa. Tuttavia, in Italia ogni spostamento di proprietà in un gruppo così importante suscita reazioni da parte del mondo politico, sindacale e culturale.

Un futuro ancora aperto
Quello che è certo è che la partita per Gedi non è ancora chiusa. Elkann e Kyriakou continuano la loro trattativa sul filo della valutazione economica, mentre il possibile intervento dell’erede Del Vecchio aggiunge un elemento di imprevedibilità che potrebbe cambiare tutto.
Per ora, il destino di uno dei gruppi editoriali più influenti del Paese resta sospeso tra strategie industriali, calcoli finanziari e visioni diverse del futuro dell’informazione.
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