đ Ciclone Harry in Sicilia: devastazione, danni e stato dâemergenza
Il ciclone Harry ha flagellato la Sicilia e il Sud Italia con onde eccezionali, piogge torrenziali e venti violenti provocando danni per oltre 1,5 miliardi di euro, evacuazioni forzate e la dichiarazione di stato dâemergenza nazionale per affrontare una delle peggiori calamitĂ meteorologiche recenti.
Sicilia in ginocchio: la furia del ciclone Harry
La tempesta conosciuta come ciclone Harry ha colpito duramente la Sicilia e altre regioni del Sud Italia tra il 20 e il 25 gennaio 2026, lasciando dietro di sé immagini di devastazione e un bilancio economico pesantissimo.
Questo fenomeno meteorologico â originatosi come intensa depressione nel bacino del Mediterraneo â ha portato piogge eccezionali, venti fino a 120 km/h e onde di mareggiate che hanno raggiunto altezze record, distruggendo infrastrutture costiere, porti e stabilimenti balneari.
A Catania, Messina e Siracusa le spiagge sono state spazzate via, mentre lungomari noti sono stati trasformati in cumuli di sabbia, detriti e mezzi galleggianti trascinati sulle strade.

Ondata di danni e costi enormi: bilancio economico drammatico
Le prime stime ufficiali parlano di danni superiori ai 740 milioni di euro solo in Sicilia, inclusi trasporti, infrastrutture e beni culturali; considerando anche agricoltura, turismo, attivitĂ produttive e mancati redditi, la cifra complessiva stimata supera 1,5 miliardi di euro.
Le autoritĂ regionali siciliane hanno dettagliato come il ciclone abbia colpito duramente la fascia costiera jonica e quella rivolta verso il Canale di Sicilia, sommergendo strade e portando alla chiusura temporanea di collegamenti ferroviari e portuali.
Il settore turistico, fondamentale per lâeconomia locale, Ăš stato travolto nella fase clou della stagione invernale: stabilimenti, lidi e infrastrutture di accoglienza sono stati spazzati via o gravemente danneggiati, con il rischio che molte attivitĂ non riescano a ripartire con la prossima estate.
Evacuazioni e rischi per le comunitĂ locali
Oltre ai danni materiali, il ciclone Harry ha generato situazioni di pericolo immediato per la popolazione. In localitĂ come Niscemi, un vasto movimento franoso causato dalle piogge ha portato alla evacuazione di oltre 1.000 residenti, con case e automobili sospese sul ciglio di una gigantesca voragine creata dal dissesto del terreno.
Le misure preventive adottate dalla Protezione Civile, tra allerte meteo rosse, chiusura di scuole e limitazioni agli spostamenti, hanno limitato fortunatamente il numero di vittime dirette, ma hanno lasciato dietro di sé una lunga lista di emergenze logistiche e umanitarie.

Lo stato dâemergenza nazionale e le risorse stanziate
In risposta allâeccezionale portata degli eventi, il Consiglio dei ministri italiano ha dichiarato lo stato dâemergenza nazionale per le regioni Calabria, Sicilia e Sardegna, stanziando 100 milioni di euro per i primi interventi di emergenza.
La misura durerĂ inizialmente 12 mesi, con possibilitĂ di proroga, e nomina i presidenti regionali come commissari delegati con poteri di deroga per accelerare rimozione detriti, messa in sicurezza di infrastrutture e ripristino dei servizi essenziali.
Tuttavia, la spartizione delle risorse â considerata insufficiente da alcune opposizioni politiche â ha acceso un acceso dibattito: secondo critici locali, gli stanziamenti, seppur necessari, non coprono la reale entitĂ dei danni e non affrontano pienamente le esigenze di ricostruzione.
Effetti anche al di fuori della Sicilia
Sebbene la Sicilia sia stata una delle aree piĂč colpite, il ciclone Harry ha interessato anche Sardegna e Calabria, causando allagamenti, danni alle infrastrutture rurali e un impatto negativo sulle attivitĂ agricole.
La Sardegna ha visto mareggiate e inondazioni lungo le coste meridionali, con spostamenti di acqua fino a 100 metri verso lâentroterra, secondo i rapporti locali.
In Calabria, invece, gli effetti si sono concentrati sul danno alle aziende agricole, alle strade rurali e alla compromissione della viabilitĂ in zone giĂ fragili sotto il profilo infrastrutturale.

Cicloni mediterranei e cambiamenti climatici
Il ciclone Harry non Ăš un evento isolato nella storia meteorologica italiana, ma rappresenta uno degli episodi piĂč violenti degli ultimi decenni nel bacino del Mediterraneo. Gli esperti collegano la frequenza e lâintensitĂ di fenomeni simili ai cambiamenti climatici in corso, con temperature marine piĂč elevate che possono alimentare tempeste piĂč intense e imprevedibili.
Gli studiosi mettono in guardia che il riscaldamento globale potrebbe aumentare la probabilitĂ di eventi estremi come questo, rendendo cruciali non solo interventi di emergenza, ma anche politiche di adattamento del territorio, manutenzione delle infrastrutture e pianificazione urbana sostenibile.
Verso la ricostruzione: prioritĂ immediateÂ
Con lo stato dâemergenza nazionale in vigore e le operazioni di soccorso che continuano, la prioritĂ per le autoritĂ resta ripristinare le condizioni di sicurezza per le comunitĂ , rimuovere detriti, riaprire le infrastrutture chiuse e fornire supporto alle attivitĂ economiche colpite.
Gli agrumeti, le campagne e le piccole imprese balneari della Piana di Catania e delle province orientali sono solo alcune delle realtĂ che vedono anni di lavoro potenzialmente vanificati da pochi giorni di maltempo estremo.
Il ciclone Harry ha segnato una fase critica per la Sicilia e il Sud Italia, con danni economici rilevanti, danni alle infrastrutture e un crescente allarme per eventi meteorologici estremi. La risposta istituzionale, tra stato dâemergenza e stanziamenti di fondi, Ăš solo lâinizio di un percorso di ricostruzione complesso e lungo.
Resta centrale la domanda su come rafforzare la resilienza del territorio e adattarsi a eventi sempre piĂč intensi, mentre la popolazione colpita cerca di ripartire dopo giorni di devastazione.
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