🌐 Auto con fermo amministrativo: puoi rottamarla anche con debiti
Una nuova normativa rende possibile la **rottamazione dei veicoli con fermo amministrativo, consentendo finalmente di radiare dal PRA e demolire auto non marcianti anche se gravate da debiti fiscali, pur senza estinguere il debito stesso.
Una piccola rivoluzione per gli automobilisti italiani è arrivata con l’approvazione definitiva di una nuova legge che consente la rottamazione dei veicoli sottoposti a fermo amministrativo, anche quando su di essi pendono debiti con lo Stato. Fino a ieri, infatti, un’auto gravata da fermo – misura cautelare che blocca la possibilità di circolazione a causa di tasse o multe non pagate – non poteva essere cancellata dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA) ed era praticamente “intrappolata” nei registri, costringendo il proprietario a sostenere costi come il bollo o l’assicurazione di un veicolo ormai senza valore.
La novità è contenuta nella Legge di Bilancio 2026 e segna un cambio di rotta significativo nella gestione burocratica e ambientale di milioni di veicoli che oggi risultano “incagliati” nei registri nazionali. In pratica, un mezzo fuori uso o destinato alla demolizione può essere radiato dal PRA e quindi demolito anche se gravato da un fermo amministrativo, alleggerendo così sia i registri sia l’onere per i proprietari.
Che cosa cambia davvero per proprietari e automobilisti
La misura è stata salutata da molti come una risposta concreta a una contraddizione normativa che durava da anni: prima di questa legge, il fermo amministrativo impediva non solo l’uso dell’auto, ma anche qualsiasi operazione che la liberasse dal registro, compresa la rottamazione. Questo spesso costringeva i proprietari a mantenere formalmente veicoli che non circolano da tempo e che rappresentano un costo fisso, oltre a ingolfare le banche dati e a gravare sulla gestione ambientale dei rifiuti.
Ora, grazie al decreto approvato dal Parlamento, chiunque possieda un’auto che non è più marciabile può richiedere l’iscrizione del veicolo come “fuori uso” e procedere alla demolizione presso un centro autorizzato, anche se l’agente della riscossione ha già iscritto un fermo per debiti non saldati. Questo significa che la burocrazia non può più impedire la rottamazione di un mezzo solo sulla base della presenza di un debito collegato al fermo.
Tuttavia, è fondamentale comprendere che la rottamazione non estingue il debito che ha generato il fermo: il vincolo amministrativo scompare perché il veicolo non esiste più dal punto di vista pratico, ma il proprietario resta comunque debitore nei confronti dello Stato per le somme dovute.

Come funziona la nuova procedura
Per usufruire della possibilità di rottamare l’auto con fermo amministrativo, il veicolo deve soddisfare alcuni requisiti tecnici: deve essere de facto non marciabile o destinato alla demolizione, cioè un mezzo che non può più circolare né essere recuperato in modo economicamente sensato. In questi casi, l’automobilista o un intermediario autorizzato presenta la domanda di cancellazione dal PRA attraverso i canali previsti, allegando la documentazione che attesta lo stato del veicolo e l’avvenuta presa in carico per demolizione da parte di un centro autorizzato.
Una volta che la comunicazione di demolizione è registrata, il PRA procede alla rimozione del veicolo dai registri e il fermo amministrativo non ha più utilità legale, poiché il bene al quale era applicato non esiste più.
Le ragioni dietro la modifica normativa
L’obiettivo ufficiale della norma è duplice: alleggerire i registri del PRA dai veicoli non marcianti e migliorare la gestione ambientale dei rifiuti veicolari, evitando che auto obsolete o danneggiate restino inutilmente elencate tra i mezzi circolanti. Prima di questa legge, veicoli fermi per anni potevano ancora risultare formalmente presenti nei database, generando costi e complicazioni procedurali.
Dal punto di vista sociale e amministrativo si tratta di una risposta anche alle critiche di cittadini e operatori del settore, che da tempo denunciavano l’ingiustizia di mantenere un auto formalmente attiva nei registri e soggetta a costi, pur essendo da tempo inutilizzabile e ferma per debiti.

Il fermo amministrativo: cos’è e perché viene applicato
Il fermo amministrativo è uno strumento previsto dall’articolo 86 del DPR n. 602/1973, che consente all’agente della riscossione di iscrivere un vincolo su un bene mobile — come un’auto — quando il proprietario non paga un debito con l’Erario. Questo vincolo impedisce la circolazione del veicolo fino all’estinzione del debito o alla sua rimozione per altri motivi.
In concreto, l’ente della riscossione invia una notifica di preavviso di fermo amministrativo in caso di debiti non saldati entro i termini stabiliti, ad esempio per bollo auto, multe o altri tributi, e dopo un periodo di attesa il fermo viene iscritto nei registri mobiliari. Da quel momento il veicolo non può circolare né essere venduto o rottamato.
Questa misura è concepita per tutelare il credito pubblico, impedendo al debitore di disfarsi del bene prima di saldare quanto dovuto. Tuttavia, nella pratica, la misura spesso si protrae per anni senza che il debitore riesca a regolarizzare la sua posizione o a liberarsi dell’auto in modo sensato, soprattutto quando i costi del mantenimento superano il valore residuo del mezzo.
Opportunità e limiti della nuova norma
L’approvazione della normativa ha raccolto reazioni contrastanti:
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Da un lato, automobilisti e associazioni ambientaliste applaudono: la possibilità di rottamare auto inutilizzabili alleggerisce le banche dati, riduce costi inutili legati al possesso formale del veicolo e favorisce la demolizione responsabile, con un impatto positivo sulla gestione dei rifiuti veicolari.
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Dall’altro, esperti fiscali ricordano che il debito rimane in capo al proprietario, e che quindi la rottamazione non è una scorciatoia per “eludere” la responsabilità fiscale: tutte le somme dovute restano esigibili e potranno essere recuperate su altri beni o in altri modi previsti dal sistema di riscossione.
Inoltre, chi acquista un nuovo veicolo dopo aver demolito quello fermo rimane comunque esposto a eventuali provvedimenti di fermo amministrativo qualora non abbia saldato i debiti pregressi, anche se la rottamazione del vecchio mezzo è stata eseguita.

Alternative alla rottamazione
Per chi ha un fermo amministrativo e vuole liberarsi dell’auto senza rottamarla, esistono altre opzioni da valutare:
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Rateizzazione del debito, che può permettere la sospensione o la revoca del fermo e la circolazione del veicolo;
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Saldare il debito in toto, ottenendo la cancellazione del fermo e la possibilità di vendere o utilizzare liberamente l’auto;
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Affidarsi a servizi specializzati che assistano nella procedura burocratica di rottamazione e cancellazione dal PRA.
L’importante, secondo esperti del settore, è valutare caso per caso quale sia la soluzione più conveniente, considerando il valore residuo del veicolo e l’entità del debito.
La nuova normativa che consente la rottamazione delle auto con fermo amministrativo rappresenta una significativa novità per gli automobilisti italiani, semplificando la gestione dei veicoli fuori uso e alleggerendo progressivamente i registri automobilistici. Pur senza cancellare i debiti sottostanti, la possibilità di demolire e cancellare un’auto anche se gravata da debiti apre nuove prospettive amministrative e ambientali, ponendo le basi per una gestione più efficiente del patrimonio veicolare nazionale.
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