🌐 Palle di cacca sulle spiagge di Sydney: scoperta la fonte
Spiagge iconiche come Bondi e Malabar sono state invase da misteriose “palle di cacca” causate da un fatberg nel sistema fognario di Sydney, spingendo il governo del Nuovo Galles del Sud a stanziare 2 miliardi di dollari per una profonda ristrutturazione dell’impianto di trattamento e salvaguardare ambiente, salute pubblica e turismo.
Quello che fino a poco tempo fa sembrava un mistero da cronaca locale si è trasformato in un caso di portata ambientale e infrastrutturale. Le autorità sanitarie e ambientali del Nuovo Galles del Sud hanno finalmente individuato la causa principale: un enorme fatberg all’interno del sistema di trattamento delle acque reflue di Malabar, che ha disgregato materiali e scaricato detriti lungo la costa.
Cosa sono esattamente queste “palle”
Le “palle” sono strutture tondeggianti di dimensioni variabili, spesso paragonate a palline da golf. Analisi condotte dall’Environment Protection Authority (EPA) hanno rivelato che contengono una miscela di grassi, acidi grassi, fibre, microbi fecali, oli da cucina, idrocarburi e altri residui organici legati a scarichi di acque nere e grigie.
Si tratta dunque di aggregati solidificati di materiale organico proveniente dal sistema fognario: un fenomeno che in altre città è spesso associato al cosiddetto fatberg, ovvero grandi conglomerati di grasso e rifiuti solidi che si accumulano nei canali fognari.
L’EPA ha espresso che l’origine più probabile di questi detriti è il sistema di trattamento delle acque di Sydney, in particolare l’impianto di Malabar e parti della rete fognaria terrestre ad essa connessa.

Il ruolo del fatberg e del sistema fognario
Un fatberg non è una novità nelle grandi reti fognarie urbane, ma quello identificato nel sistema di Malabar è di dimensioni eccezionali: secondo alcune fonti, potrebbe essere grande quanto quattro autobus messi in fila.
Situato in un tratto difficilmente accessibile del sistema, tra le paratie e il lungo tunnel sottomarino (deep ocean outfall) che sfocia nell’Oceano Pacifico, il fatberg ha accumulato per anni grassi, oli e materiali solidi che, durante eventi di piogge intense o variazioni di pressione, si staccano e formano i detriti che emergono sulle spiagge.
Questo fenomeno è stato esacerbato da:
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Un sistema di trattamento obsoleto, che tratta principalmente i solidi grossolani ma non le acque con tecnologie secondarie o terziarie, come avviene in molte altre metropoli.
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Una rete fognaria sottodimensionata, messa sotto stress dall’aumento demografico di Sydney negli ultimi anni.
Ripercussioni sulla salute, il turismo e l’ambiente
Le conseguenze non sono solo estetiche. Le “palle di cacca” rappresentano un rischio per la salute pubblica, costringendo autorità e sindaci locali ad avvisare i bagnanti di non toccarle e a chiudere temporaneamente molte spiagge popolari.
Il fenomeno ha gettato una luce dura su un problema di gestione delle acque reflue che minaccia la reputazione internazionale delle spiagge australiane, particolarmente durante la stagione estiva. Turisti e residenti hanno espresso indignazione e incredulità di fronte alla vista di detriti organici sulle coste simbolo della città.

Intervento da 2 miliardi di dollari per una soluzione strutturale
Davanti a questa minaccia, il governo del Nuovo Galles del Sud ha deciso di intervenire con un piano di ammodernamento e ampliamento dell’impianto di Malabar dal valore di circa 3 miliardi di dollari australiani (circa 2 miliardi di dollari americani), da attuare nell’arco dei prossimi 10 anni.
L’obiettivo è duplice:
Ridurre drasticamente il volume di acque reflue scaricate senza adeguato trattamento negli oceani.
Modernizzare un impianto e una rete fognaria che non sono più adeguati alla crescita demografica e ai carichi di rifiuti attuali.
La ministra dell’acqua Rose Jackson ha definito l’investimento “cruciale per garantire che le spiagge non vengano più invase da detriti disgustosi e che il sistema fognario sia all’altezza delle esigenze di una grande metropoli”.
Una lezione per le città costiere
Il caso di Sydney mette in evidenza un tema sempre più rilevante: le infrastrutture urbane devono evolvere con l’aumento della popolazione e con cambiamenti climatici che intensificano eventi meteorologici estremi, come piogge improvvise.
Esperti sottolineano inoltre che il fenomeno non è isolato: molte città del mondo affrontano problemi simili con sistemi fognari obsoleti e carichi di rifiuti organici non correttamente gestiti.

Il programma di Sydney potrebbe diventare un modello di intervento strutturale per altre metropoli costiere che vogliano prevenire disastri ambientali simili o peggio.
Quello che era iniziato come un curioso fenomeno di cronaca — “palle di cacca” sulle spiagge — si è trasformato in un campanello d’allarme infrastrutturale e ambientale, portando Sydney a investire miliardi per rendere più sicure e pulite le proprie coste. Se la sfida verrà vinta, potrebbe non solo proteggere la salute pubblica e il turismo, ma anche segnare un cambio di paradigma nella gestione delle acque reflue delle città di tutto il mondo.
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