🌐 Il vaccino contro l’Herpes rallenta l’invecchiamento biologico
Il vaccino contro l’Herpes zoster non solo previene il fuoco di Sant’Antonio ma, secondo nuovi studi scientifici, potrebbe favorire un invecchiamento più lento, ridurre il rischio di demenza e persino abbassare l’incidenza di eventi cardiovascolari, ridefinendo il ruolo della vaccinazione negli over 50.
La vaccinazione contro l’Herpes zoster, comunemente nota come “fuoco di Sant’Antonio”, entra in un nuovo capitolo della medicina preventiva: non solo come protezione contro una malattia virale dolorosa, ma come possibile alleato nella lotta contro l’invecchiamento biologico e altre condizioni correlate all’età.
L’Herpes zoster è una malattia causata dalla riattivazione del virus Varicella-Zoster, lo stesso responsabile della varicella infantile. Dopo l’infezione primaria, il virus può rimanere latente nel sistema nervoso per decenni, riattivandosi in età avanzata con una fastidiosa eruzione cutanea e un dolore intenso che può durare settimane o mesi.
Una protezione che va oltre la pelle
Tradizionalmente, il vaccino contro l’Herpes zoster è raccomandato per gli adulti oltre i 50-65 anni, perché il rischio di sviluppare la malattia e le sue complicazioni — in particolare la nevralgia post-erpetica — sale con l’età.
Tuttavia, nuovi studi scientifici suggeriscono che gli effetti benefici della vaccinazione anti-zoster potrebbero andare ben oltre la semplice prevenzione della malattia cutanea. Una ricerca della University of Southern California ha messo in luce che le persone vaccinate mostrano segni di invecchiamento biologico più lenti rispetto ai coetanei non vaccinati, anche dopo aver corretto per variabili socio-sanitarie.
Questa distinzione tra invecchiamento cronologico — gli anni che viviamo — e biologico — il modo in cui i sistemi del corpo invecchiano — è al centro delle nuove scoperte. I ricercatori hanno utilizzato biomarcatori molecolari per valutare lo stato biologico delle cellule, riscontrando differenze significative tra gruppi vaccinati e non.

Non solo anti-Herpes: benefici sistemici emergenti
L’interesse scientifico verso il vaccino anti-zoster è cresciuto non solo per il suo potenziale impatto sull’invecchiamento, ma anche perché alcuni studi epidemiologici suggeriscono che la vaccinazione può ridurre il rischio di insorgenza di demenza, una delle sfide maggiori per la sanità pubblica globale.
Alcune analisi condotte in Canada mostrano che la vaccinazione potrebbe ritardare o prevenire nuove diagnosi di demenza, includendo Alzheimer e altre forme degenerative del cervello. Parallelamente, studi osservazionali di vasta scala indicano che i vaccinati contro l’Herpes zoster hanno un rischio inferiore di sviluppare demenza di circa il 20%, aprendo la strada a ipotesi sulla connessione tra infezioni virali, infiammazione cronica e declino cognitivo.
Un ulteriore beneficio emerso in ricerche recenti riguarda la salute cardiovascolare: persone che ricevono il vaccino mostrano un rischio ridotto di eventi come infarto e ictus fino al 23%, un dato che potrebbe essere collegato a meccanismi anti-infiammatori sistemici indotti dalla risposta immunitaria vaccinale.
Il vaccino oggi: efficacia e durata
Il vaccino anti-Herpes zoster più utilizzato è il vaccino ricombinante adiuvato, come lo Shingrix, raccomandato per gli adulti a partire dai 50 anni e particolarmente efficace negli over 60. Dati clinici mostrano efficacia superiore al 90% nella prevenzione della malattia e delle complicanze associate, con una protezione che può durare oltre dieci anni.
Le evidenze suggeriscono che la risposta immunitaria indotta dal vaccino è robusta e sostenuta, anche negli anziani, dove l’immunosenescenza riduce la capacità dell’organismo di reagire alle infezioni. Tuttavia, alcuni studi indicano che potrebbe verificarsi un lieve aumento transitorio di casi di herpes subito dopo la prima dose, ma la protezione si stabilizza significativamente dopo il completamento delle due dosi.

Verso una nuova prospettiva sulla salute degli anziani
Queste scoperte stanno alimentando un dibattito tra medici, immunologi e gerontologi: la vaccinazione per gli adulti potrebbe essere una delle strategie più efficaci non soltanto per prevenire malattie specifiche, ma per sostenere una salute più ampia e ritardare l’invecchiamento biologico.
L’ipotetica spiegazione è che stimolare regolarmente il sistema immunitario con vaccini — come quelli per l’Herpes zoster, l’influenza e altre malattie prevenibili — potrebbe modulare processi infiammatori associati all’invecchiamento cronico, noti come “inflammaging”, riducendo così il rischio di molte condizioni legate all’età.
Per i cittadini e per la sanità pubblica
Secondo le linee guida di numerosi sistemi sanitari, il vaccino anti-zoster è fortemente raccomandato per gli adulti di età avanzata e per persone con sistema immunitario compromesso, proprio per la sua efficacia nel prevenire sintomi dolorosi e complicanze gravi.
Alla luce delle nuove evidenze, gli esperti invitano a considerare la vaccinazione come parte di un approccio integrato alla salute nell’invecchiamento, che comprenda attività fisica, dieta equilibrata e controllo delle malattie croniche.
Il vaccino contro l’Herpes zoster si sta imponendo come una delle armi più promettenti non solo nella prevenzione di un’infezione dolorosa, ma anche come possibile strumento per promuovere un invecchiamento più sano e ritardato. Le recenti ricerche che collegano la vaccinazione a una riduzione del rischio di demenza, di eventi cardiovascolari e a un rallentamento dell’invecchiamento biologico suggeriscono che la vaccinologia moderna potrebbe giocare un ruolo chiave nella medicina del futuro.
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