🌐 Canada: fine dell’ordine globale, potenze intermedie devono reagire
Il Canada annuncia il fine dell’ordine globale basato su norme condivise e invita le potenze intermedie a reagire con un nuovo progetto di cooperazione internazionale, sostenendo che la vecchia architettura multilaterale è in crisi.
Una dichiarazione che scuote la diplomazia globale
Negli ultimi giorni, una delle dichiarazioni più discusse nei circoli diplomatici internazionali è arrivata da Mark Carney, primo ministro del Canada, durante il World Economic Forum a Davos, in Svizzera, il principale appuntamento globale che riunisce leader politici, economici e culturali del mondo.
Carney ha affermato apertamente che l’ordine mondiale basato su norme, cooperazione multilaterale e regole condivise sta praticamente finendo. Secondo il premier canadese, il mondo non è semplicemente “in transizione”, ma sta attraversando una rottura – una profonda trasformazione geostrategica in cui le grandi potenze stanno usando ogni strumento possibile per affermare la propria volontà, compresi strumenti economici di coercizione e rivalità aperta.

Questa visione forte e non convenzionale da parte di un leader occidentale di una democrazia avanzata non solo ha generato un’ondata di dibattito internazionale, ma ha anche spinto Carney a invitare le potenze intermedie come il Canada e altri Stati di medie dimensioni a reagire collettivamente a questa mutazione dell’ordine globale.
Cos’è cambiato nell’ordine mondiale?
Da decenni, l’ordine internazionale è stato fondato su istituzioni multilaterali quali l’Organizzazione Mondiale del Commercio, il sistema delle Nazioni Unite e alleanze come la NATO, sostenendo l’idea che il rispetto di regole condivise sarebbe stato il fondamento della sicurezza e prosperità globali.
Tuttavia, secondo Carney e numerosi analisti internazionali, questo sistema sta perdendo efficacia proprio mentre le potenze dominanti – in particolare gli Stati Uniti nella recente amministrazione – adottano approcci più unilaterali, utilizzano i dazi e le sanzioni come strumenti di pressione e sembrano meno inclini a rispettare i vincoli multilaterali tradizionali.
In questo nuovo contesto, dove la coercizione economica e la rivalità di grande potenza dominano la scena, i Paesi di medie dimensioni «non possono più aspettare che qualcosa cambi da sé». Carney ha sottolineato che se questi Stati “non stanno al tavolo, sono sul menu” della geopolitica globale, mettendo in chiaro che l’inerzia non è più un’opzione.

Il richiamo alle potenze intermedie: una coalizione necessaria
Il cuore del discorso di Carney a Davos è stata la chiamata alle potenze intermedie — Stati che non sono superpotenze ma che hanno peso significativo nelle loro regioni — affinché si uniscano per affrontare un mondo più instabile.
Secondo il premier canadese, queste nazioni condividono alcuni vantaggi unici:
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una storia di cooperazione multilaterale,
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valori democratici condivisi,
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e una capacità di costruire alleanze più flessibili e pragmatiche senza ricorrere alla forza bruta.
Carney ha sostenuto che una nuova architettura internazionale deve basarsi su valori quali il rispetto dei diritti umani, la sovranità degli Stati, lo sviluppo sostenibile e la solidarietà globale, piuttosto che sul solo potere economico o militare delle superpotenze.
“Non possiamo vivere con l’illusione di un ordine internazionale che non esiste più. Dobbiamo costruire qualcosa di nuovo, insieme.” — queste parole hanno rappresentato il nucleo del suo messaggio, un invito rivolto non solo ai Paesi occidentali, ma anche ad altri Stati “di medie dimensioni” con influenza in Asia, Africa e America Latina.

Reazioni internazionali e impatto diplomatico
La posizione di Carney ha suscitato reazioni immediate e contrastanti.
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Da una parte, molti leader e commentatori europei hanno accolto con favore l’appello alla cooperazione tra Stati di medie dimensioni, vedendo in esso una possibile risposta alla crescente instabilità causata dalle politiche unilaterali delle superpotenze.
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Dall’altra, la Casa Bianca ha reagito con evidente irritazione: il presidente degli Stati Uniti ha accusato il Canada di essere ingrato e di non riconoscere il ruolo storico dell’alleanza transatlantica.
Secondo alcuni osservatori, la tensione diplomatica è aumentata al punto che gli Stati Uniti hanno addirittura revocato l’invito a Carney per partecipare a un prestigioso Board internazionale di pace, come misura simbolica di ritorsione per le critiche espresse da Ottawa.
Questo contrasto riflette quanto profonda sia la frattura tra la visione tradizionale di ordine globale guidato da Washington e quello emergente, in cui Paesi come il Canada cercano di ritagliarsi ruoli nuovi e autonomi sulla scena internazionale.
Verso un nuovo equilibrio geopolitico
Oltre all’aspetto politico-diplomatico, la proposta di Carney ha anche implicazioni strategiche più ampie. Esperti di relazioni internazionali osservano che la crescente rivalità tra grandi potenze — Stati Uniti, Cina e, in misura minore, Russia — sta mettendo in discussione il quadro multilaterale che ha governato il mondo dal secondo dopoguerra.
In tale scenario, le potenze intermedie possono emergere come attori di equilibrio, capaci di mediare e garantire stabilità in diverse aree geografiche e tematiche: dal commercio globale alla sicurezza collettiva, passando per i cambiamenti climatici e la governance digitale.
Questa idea è ben sintetizzata nella frase di Carney: “Il potere dei meno potenti comincia con l’onestà”, un richiamo a prendere atto delle dinamiche in corso e ad agire con coraggio e responsabilità.

Critiche e dubbi: un equilibrio fragile
Non sono mancate critiche all’approccio canadese. Alcuni analisti sostengono che parlare di fine dell’ordine globale può essere eccessivo e persino destabilizzante, sostenendo invece che il sistema internazionale sia in mutamento piuttosto che in crollo. Questo punto di vista è stato espresso da leader di istituzioni finanziarie internazionali e alcuni governi occidentali che preferiscono parlare di una “evoluzione dell’ordine globale” piuttosto che di una sua fine.
Altri osservatori, dal canto loro, sottolineano che la frammentazione di alleanze e l’aumento del nazionalismo economico possono mettere in pericolo il commercio globale, la cooperazione climatica e la sicurezza collettiva, proprio mentre il mondo affronta sfide transnazionali sempre più complesse.
Un mondo in divenire
La dichiarazione del fine dell’ordine globale ribadita dal Canada e il suo richiamo alle potenze intermedie rappresentano una delle più significative evoluzioni nel discorso geopolitico internazionale degli ultimi anni.
Il Canada si propone non come alternativa alle superpotenze, ma come catalizzatore di una coalizione di Paesi che condividono valori e interessi comuni, disposti a cooperare per costruire un nuovo equilibrio geopolitico, più resiliente e meno dominato dalla pressione unilaterale dei grandi Stati.
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