1:23 pm, 24 Gennaio 26 calendario

🌐 Paul Smith: backstage Milano Fashion Week, il menswear britannico

Di: Maria Vittoria Puzzo
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Durante la Milano Fashion Week Uomo 2026, il backstage di Paul Smith ha rivelato una visione creativa rinnovata tra heritage britannico e spunti contemporanei, confermando la centralità dell’evento e l’influenza della moda internazionale nella scena maschile.

La Milano Fashion Week Uomo A/I 2026‑27 si è riconfermata epicentro globale del menswear, attirando stampa, buyer e creativi da ogni angolo del mondo. Il calendario ha spaziato da nomi storici come Zegna, Dolce & Gabbana e Prada, fino a presenze iconiche della moda internazionale, come Ralph Lauren e Paul Smith, la cui sfilata è stata tra le più attese e discusse della rassegna meneghina.

Ma mentre le passerelle catturano i riflettori, è nel backstage che spesso si respira la vera essenza di una collezione. Nel backstage di Paul Smith si è potuto osservare come l’heritage britannico dialoghi con le nuove esigenze estetiche e culturali del menswear contemporaneo, trasformandosi in un racconto sartoriale vivo e coinvolgente.

L’intreccio di tradizione e innovazione

In questo contesto, Paul Smith si è distinto per la capacità di fondere il proprio patrimonio stilistico britannico con soluzioni estetiche contemporanee, inserendosi nella rassegna meneghina con un’espressione di moda che è al tempo stesso radicata e sorprendente.

La collezione, sviluppata sotto la direzione creativa del nuovo head of men’s design Sam Cotton in collaborazione con lo stesso Smith, ha rivisitato l’archivio del brand – un patrimonio di oltre 5.000 capi conservati a Nottingham – reinterpretando elementi degli anni ’80 e ’90 con motivi botanici, tagli sartoriali audaci e tocchi iconici come occhiali “bookish” e charm in vetro appesi ai capi.

Dietro le quinte: il backstage come laboratorio creativo

📌  Il backstage di Paul Smith non è stato semplicemente una zona di transito prima della passerella: è diventato un vero e proprio laboratorio di idee, teatro di quella che la stampa definisce come una delle performance più riuscite della stagione. Qui, tra tavoli di styling e tessuti selezionati, si è respirata l’energia di una maison che, pur profondamente legata alla propria storia, guarda con curiosità verso nuove frontiere del guardaroba maschile.

Scatti rubati tra modelli in fase di preparazione, assistenti che orchestrano ogni capo e stylist al lavoro offrono una narrazione visiva intensa: un microcosmo dove il processo creativo si trasforma in moda reale pochi minuti prima della sfilata, mostrando la cura quasi scientifica per le finiture, l’armonia tra tessuti e gli ultimi ritocchi sartoriali per adattare ogni outfit all’umore della collezione.

Uno degli elementi più affascinanti è stato proprio il ritmo con cui il team ha lavorato: precisione e collaborazione si sono fuse in una danza organizzata al microsecondo, con ogni elemento di styling pensato per portare in passerella un’uniformità di linguaggio visivo, pur mantenendo singole identità stilistiche dei singoli capi.

L’estetica Paul Smith tra archivio e contemporaneità

La collezione stessa è stata descritta come una sorta di “risveglio dell’archivio”: motivi classici come tagli sartoriali ad ampie spalle o giacche doppio petto sono stati accostati a dettagli inaspettati, come stampe botaniche e accessori giocosi che sembrano quasi sfidare i confini tra casual e formale.

Questa scelta riflette una tendenza più ampia osservata durante la Milano Fashion Week Uomo 2026: la moda maschile sembra voler rispondere alla contemporaneità trovando equilibrio tra comfort, identità culturale e narrazioni visive audaci, uno spazio nel quale Paul Smith ha saputo inserirsi con naturalezza e autorevolezza.

Milano come piattaforma internazionale

La presenza del brand britannico a Milano è stata significativa non solo per l’appeal dell’evento, ma anche per il ruolo della Milano Fashion Week come piattaforma internazionale in grado di attrarre linguaggi stilistici diversi, conquistando la centralità nel circuito globale della moda insieme a New York, Parigi e Londra.

Con la partecipazione di marchi italiani storici e presenze internazionali di rilievo, la rassegna ha messo in mostra un’immagine della moda maschile che non è solo estetica, ma un dialogo culturale tra tradizione e innovazione, in grado di rispondere alle tensioni socioeconomiche e artistiche del nostro tempo.

Il backstage come narrazione culturale

Negli ultimi anni, il backstage si è trasformato da luogo funzionale a vero e proprio elemento narrativo della Fashion Week. Fotografi, influencer e media digitali usano questi spazi per raccontare non solo il risultato finale, ma anche il lavoro umano e creativo sospeso dietro ogni collezione, rendendo visibili i momenti prima riservati agli addetti ai lavori.

Questa rivoluzione di linguaggio ha reso il dietro le quinte un fenomeno culturale di rilievo: non più una semplice anteprima della sfilata, ma una seconda passerella che amplifica l’esperienza della moda e la porta oltre i confini fisici dell’evento.

Una voce italiana nel backstage internazionale

🗣️ Tra i profili professionali che hanno contribuito alla riuscita della presenza di Paul Smith alla Milano Fashion Week spicca quello di Ginevra Fiano, Global PR and VIP Assistant presso Paul Smith, con esperienza formativa all’Istituto Marangoni e radicata sia nel contesto italiano sia in quello internazionale della moda.

Il suo ruolo è emblematico del contributo italiano nel team internazionale di una grande maison: la gestione delle relazioni con stampa, VIP e partner istituzionali è fondamentale per dare visibilità e coerenza alle narrazioni di marchi globali come Paul Smith, soprattutto durante eventi di portata mondiale come la Milano Fashion Week.

Moda come dialogo vivente

In un’edizione della Milano Fashion Week Uomo segnata da diversità estetica e coesistenza di linguaggi storici e contemporanei, il backstage di Paul Smith ha incarnato l’essenza di un processo creativo che va oltre la semplice estetica, mostrando come la moda sia un dialogo continuo tra passato, presente e futuro.

La presenza del brand britannico a Milano conferma che reinventare formule stilistiche significa comprendere e reinterpretare l’eredità culturale di un marchio senza esaurirne l’anima, e che la moda maschile del 2026 vive di tensioni e equilibri delicati, pronti a ispirare nuove generazioni di designer e appassionati.

24 Gennaio 2026 ( modificato il 25 Gennaio 2026 | 13:51 )
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