7:17 am, 23 Gennaio 26 calendario

🌐 Non fare figli è egoismo? Cosa dice il calo demografico in Cina

Di: Redazione Metrotoday
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Il calo drammatico dei tassi di natalità in Cina solleva interrogativi sul significato di “non avere figli”: tra scelte personali, costi economici e pressioni sociali, la contrazione demografica segnala una crisi strutturale difficile da ignorare.

Nel 2025 la Cina ha registrato il più basso numero di nascite dalla fondazione della Repubblica Popolare nel 1949, con appena 7,92 milioni di nuovi nati, un calo del 17 % rispetto all’anno precedente. Questo fenomeno si inserisce in un trend negativo che dura da anni: la popolazione totale si è ridotta di circa 3,39 milioni di persone, segnando il quarto anno consecutivo di diminuzione naturale (più morti che nascite).

Dietro questi numeri — e dietro la domanda provocatoria “non fare figli è egoismo?” — si apre un dibattito complesso che sfida cliché morali, pressioni socio‑economiche e la narrativa pubblica sulla famiglia.

Un “declino demografico” non improvviso

📌 La diminuzione dei nascite in Cina non è un fenomeno passeggero. I dati demografici mostrano che la fertility rate media ha raggiunto circa 1 figlio per donna, ben al di sotto della soglia necessaria di circa 2,1 per garantire la stabilità demografica. Storicamente, il tasso di natalità iniziò a calare già prima dell’introduzione della rigida politica del figlio unico negli anni ’80, un trend poi consolidato dall’urbanizzazione e dall’aumento del livello educativo e occupazionale delle donne.

È questo il cuore della questione: non si tratta solo di singole scelte “egoiste”, ma di un insieme di fattori strutturali che hanno mutato profondamente le condizioni di vita e di lavoro delle nuove generazioni.

Il reale costo di crescere un figlio

Una delle motivazioni più citate dai giovani cinesi è economica: i costi di alloggio, istruzione e cure sanitarie sono cresciuti esponenzialmente nelle grandi città, rendendo l’idea di avere uno o più figli un peso insostenibile. In molte aree urbane, l’istruzione pre‑scolastica e scolastica è particolarmente costosa, così come l’accesso a spazi abitativi adeguati per famiglie con bambini.

Inoltre, la forte competizione nel mercato del lavoro e le aspettative crescenti sulle performance professionali rendono difficile per molte coppie bilanciare carriera e genitorialità. In una società in cui realizzarsi individualmente è percepito come un valore — specialmente per le donne — la decisione di avere figli rischia di essere vista come un sacrificio personale enorme.

Cambiamento dei valori sociali

Nel dibattito pubblico cinese — così come in molte società avanzate — emerge una tensione tra valori tradizionali e aspirazioni moderne. Molti giovani non vogliono figli non per egoismo, ma perché cercano autonomia, libertà personale e stabilità economica prima di assumersi responsabilità familiari. Secondo analisti, questa trasformazione è in gran parte legata all’urbanizzazione, alle nuove opportunità educative e alla prospettiva di una carriera diversa rispetto alle generazioni precedenti.

La crescente età media al matrimonio e alla prima gravidanza riflette questi cambiamenti: molti cinesi — soprattutto nelle città — preferiscono rimandare o addirittura rinunciare del tutto alla famiglia tradizionale. Questo fenomeno non è unico della Cina: Paesi come Giappone, Corea del Sud ed economie europee avanzate registrano simili tendenze demografiche, espressione di un mutamento culturale globale più che di una scelta egoistica isolata.

Lo Stato prova a intervenire

Di fronte a questa crisi demografica, il governo cinese ha tentato varie strategie per invertire la rotta: dal sostegno economico diretto alle famiglie, a sussidi per spese di maternità e paternità, fino a politiche per facilitare l’accesso alle cure mediche e all’abitazione. Più di recente, persino misure simboliche come l’eliminazione dell’esenzione dell’IVA sui preservativi hanno fatto parlare i media, evidenziando la frustrazione delle autorità nel tentativo di stimolare i tassi di natalità.

Tuttavia, l’evidenza mostra che gli incentivi statali da soli non bastano. Anche laddove vengono offerti bonus e agevolazioni, le coppie tendono a non rispondere a questi stimoli, confermando che le scelte riproduttive sono influenzate da fattori molto più profondi — tra cui la percezione del futuro, la sicurezza del lavoro e la rete di supporto sociale.

Sfide per il futuro: meno giovani, più anziani

Le conseguenze di questi trend demografici sono profonde: una popolazione che invecchia rapidamente comporta un peso crescente per i sistemi pensionistici, la sanità pubblica e la forza lavoro. Secondo le proiezioni più recenti, entro il 2035 la popolazione over 60 potrebbe superare i 400 milioni di persone.

In questo contesto, non fare figli non è solo una questione personale, ma un elemento che influisce sulla struttura sociale ed economica dell’intero paese. Paesi con tassi di natalità simili hanno già sperimentato difficoltà nel sostenere sistemi pensionistici e hanno dovuto ricorrere all’immigrazione o a massicci investimenti in tecnologia e automazione per mantenere l’economia competitiva.

Rimandare il giudizio morale

Quindi, è corretto definire “egoismo” la scelta di non avere figli? La risposta, secondo demografi e sociologi, è sfumata. In un mondo in cui le condizioni economiche e sociali plasmano le possibilità individuali, etichettare la scelta di non avere figli come meramente egoistica rischia di semplificare e stigmatizzare un fenomeno complesso.

Le decisioni riproduttive si intrecciano con aspettative di carriera, prospettive economiche, condizioni di welfare — e con il desiderio fondamentale di vivere una vita “piena” secondo i propri valori, non necessariamente legati alla genitorialità.

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Una nuova narrativa demografica

Alla luce delle evidenze, ciò che emerge è la necessità di una narrativa più articolata: non fare figli non è un semplice atto di egoismo, ma spesso una scelta razionale in risposta a pressioni economiche e trasformazioni culturali profonde. Allo stesso tempo, le implicazioni di questa scelta, quando diventa dominante a livello collettivo, richiedono una risposta politica e sociale che vada oltre gli slogan amorali o i richiami al “dovere civico”.

La Cina — con la sua gigantesca esperienza demografica, dalle politiche del figlio unico alle attuali sfide — offre un caso di studio cruciale per il mondo: comprendere perché le persone scelgono di non avere figli è essenziale tanto quanto cercare di rispondere alla crisi demografica stessa.

23 Gennaio 2026 ( modificato il 21 Gennaio 2026 | 1:24 )
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