8:17 am, 23 Gennaio 26 calendario

🌐 La Repubblica compie 50anni e cambia proprietà

Di: Redazione Metrotoday
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La storica testata di sinistra La Repubblica, fulcro del gruppo GEDI, è in procinto di essere venduta al gruppo mediatico greco guidato da Theodore Kyriakou. L’annuncio ufficiale arriverà nei prossimi giorni, all’indomani dei 50 anni dalla fondazione del quotidiano. Con la cessione — che coinvolgerà anche le radio e potenzialmente la consorella La Stampa — si chiude un capitolo storico per Exor ed Elkann.

Un dossier che si chiude

Negli ultimi mesi le indiscrezioni sul futuro di GEDI si sono moltiplicate: la holding guidata da Exor, con a capo John Elkann, ha avviato un processo di dismissione degli asset editoriali; ora sembra il turno di La Repubblica.

Secondo quanto emerso, la famiglia greca dei Kyriakou — attraverso il gruppo mediatico Antenna Group — avrebbe presentato un’offerta finale: circa 140 milioni di euro per acquisire GEDI nella sua interezza, incluse le radio del gruppo (Radio Deejay, Radio Capital, M2O) e le testate principali. 

L’operazione era nell’aria da tempo: in passato si erano fatti avanti altri potenziali acquirenti — da investitori italiani a gruppi stranieri — ma i conti del gruppo, in rosso nel 2024 con perdite attorno ai 15 milioni di euro su un fatturato di 224 milioni, hanno reso l’operazione difficile e costosa.

Il “pacchetto Kyriakou” accelera ora la chiusura della trattativa: dopo anni in cui La Repubblica aveva tentato un restyling per rilanciarsi — con nuova grafica, ampliamento delle sezioni economia, cultura e sport e direzione affidata a un profiler più giovane e digitale — la vendita sembra segnare la fine di un progetto di rinnovamento.

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Chi sono i Kyriakou — e perché puntano sull’Italia

La famiglia Kyriakou è da generazioni attiva nel panorama mediatico e navale greco: il gruppo Antenna gestisce radio, tv, media digitali, con una presenza importante nel Mar Mediterraneo e legami nel settore marittimo.

Alla guida del gruppo c’è Theodore Kyriakou, un imprenditore che ha concentrato le sue ambizioni anche oltre il proprio paese d’origine. L’interesse per un giornale italiano come La Repubblica — parte fondamentale del panorama dell’informazione nazionale — rappresenterebbe per lui non un’operazione isolata, ma l’acquisizione di un “gioiello” dell’editoria europea.

Dietro l’offerta da 140 milioni di euro — ritenuta “finale e senza rilanci” — sembra esserci la volontà di acquisire non solo una testata, ma un’intera infrastruttura mediatica: quotidiano, radio, concessioni pubblicitarie. Il gruppo greco avrebbe motivazioni strategiche: allargare il proprio raggio d’azione, entrare in un mercato editoriale occidentale, fare leva su una testata storica per acquisire credibilità. 

Perché Elkann ha deciso di cedere — bilanci in rosso e disimpegno

Per Exor e John Elkann la decisione appare come un passo ragionato: da tempo la holding mostra poco interesse per il settore editoriale. L’industria dell’informazione, già sotto stress per la caduta delle vendite e la crisi del modello pubblicitario, è diventata difficile da sostenere.

La scelta di vendere La Repubblica chiude un ciclo: non più un silos di giornali, radio e media sotto l’ombrello Agnelli‑Exor, ma un ritorno alle radici industriali (auto, automotive, asset finanziari, ecc.) lontano dal business dell’editoria.

L’operazione rappresenta anche una resa realistica: mantenere un quotidiano come La Repubblica, con redazione, costi di stampa e distribuzione, in un contesto di crisi dei giornali, è diventato oneroso e poco compatibile con il bilancio generale di Exor. Il passaggio di consegne eviterà altre perdite e alleggerirà il portafoglio della holding.

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Reazioni politiche, accademiche e di schieramento — tra timori e opportunità

L’ipotesi di un passaggio a un gruppo greco — e potenzialmente con collegamenti economici e mediatici all’estero — ha già suscitato preoccupazioni in ambienti politici e tra le forze di sinistra. Un quotidiano come La Repubblica, punto di riferimento storico del centro-sinistra, rischia di perdere la sua vocazione di “cane da guardia” se nelle mani di chi ha interessi economici internazionali e orientamenti diversi.

Nei ranghi del centro‑sinistra, come nel partito del Partito Democratico, si teme infatti un indebolimento della voce progressista nel panorama mediatico. Alcuni dirigenti hanno manifestato timore per una perdita di pluralismo e per un potenziale orientamento editoriale meno critico verso certi poteri o interessi.

Dall’altro lato, un nuovo editore con capitali freschi potrebbe significare investimenti, rilancio su carta e digitale, nuova linfa per giornalisti e redazione. Se gestito con trasparenza, l’ingresso dei Kyriakou potrebbe rappresentare una nuova opportunità di rigenerazione per uno dei principali quotidiani italiani.

Tra identità storica e logiche di mercato — il trauma per giornalisti e lettori

La possibile cessione ha generato timori soprattutto tra chi lavora per La Repubblica. Per molti giornalisti il passaggio di mano significa incertezza sul futuro, rischio di tagli, cambiamenti editoriali, possibile influenza su linea e contenuti. I rumors circolano da settimane, e la tensione interna è forte.

Per i lettori, c’è l’angoscia di vedere modificata una voce storica dell’informazione: un quotidiano che in decenni ha raccontato la storia d’Italia, scandagliato scandali, messo in luce inchieste, dato spazio a opinioni critiche. Un cambio proprietario non è neutro: può significare mutamenti nella linea, nelle priorità, nel modo stesso di fare giornalismo.

Le tappe che mancano

Si aprirà un nuovo capitolo: passaggio del testimone, definizione dei nuovi assetti, forse cambio della governance, oppure conferma della redazione con investimenti e rilanci. Le radio, considerate le uniche entità profittevoli del gruppo, saranno probabilmente il fulcro della strategia del nuovo acquirente. 

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Un ecosistema che cambia: cosa resta dell’editoria italiana

La possibile vendita di La Repubblica segna una tappa importante non solo per un giornale, ma per l’intero ecosistema mediatico italiano. Se confermata, sarà l’ennesima testimonianza di come la crisi dei giornali, la crisi di modello economico e i cambiamenti nel mercato pubblicitario stiano ridisegnando in profondità la mappa dei media nazionali.

Il passaggio a un gruppo estero — o quantomeno non italiano — riflette la difficoltà di sostenere un giornale cartaceo nel tempo, ma anche la globalizzazione del capitale mediatico: da proprietà familiari o nazionali a investitori internazionali.

Per i giornalisti, per la pluralità dell’informazione, per la storia che rappresenta La Repubblica, è un momento di profonda trasformazione. Resta da vedere se il cambio sarà un’occasione di rinascita, oppure l’inizio di un’ulteriore crisi.

Un’ombra sul futuro dell’informazione

La vendita imminente de La Repubblica alla famiglia Kyriakou è molto più di un’operazione finanziaria: rappresenta un cambio di paradigma. Dopo 50 anni di storia, la testata potrebbe entrare in una nuova epoca, con proprietari che guardano oltre i confini, con logiche economiche diverse, con priorità che possono cambiare profondamente.

Per Exor ed Elkann si chiude un capitolo editoriale. Per i Kyriakou si apre una sfida: mantenere la credibilità, il valore, la reputazione di un giornale storico. Per i lettori — e per la democrazia italiana — resta l’incognita su come cambierà il volto di uno dei principali strumenti di informazione del paese.

23 Gennaio 2026 ( modificato il 18 Gennaio 2026 | 0:33 )
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