đ La Repubblica compie 50anni e cambia proprietĂ
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ToggleLa storica testata di sinistra LaâŻRepubblica, fulcro del gruppo GEDI, è in procinto di essere venduta al gruppo mediatico greco guidato da TheodoreâŻKyriakou. Lâannuncio ufficiale arriverĂ nei prossimi giorni, allâindomani dei 50 anni dalla fondazione del quotidiano. Con la cessione â che coinvolgerĂ anche le radio e potenzialmente la consorella LaâŻStampa â si chiude un capitolo storico per Exor ed Elkann.
Un dossier che si chiude
Negli ultimi mesi le indiscrezioni sul futuro di GEDI si sono moltiplicate: la holding guidata da Exor, con a capo John Elkann, ha avviato un processo di dismissione degli asset editoriali; ora sembra il turno di LaâŻRepubblica.
Secondo quanto emerso, la famiglia greca dei Kyriakou â attraverso il gruppo mediatico Antenna Group â avrebbe presentato unâofferta finale: circa 140 milioni di euro per acquisire GEDI nella sua interezza, incluse le radio del gruppo (Radio Deejay, Radio Capital, M2O) e le testate principali.Â
Lâoperazione era nellâaria da tempo: in passato si erano fatti avanti altri potenziali acquirenti â da investitori italiani a gruppi stranieri â ma i conti del gruppo, in rosso nel 2024 con perdite attorno ai 15 milioni di euro su un fatturato di 224 milioni, hanno reso lâoperazione difficile e costosa.
Il âpacchetto Kyriakouâ accelera ora la chiusura della trattativa: dopo anni in cui LaâŻRepubblica aveva tentato un restyling per rilanciarsi â con nuova grafica, ampliamento delle sezioni economia, cultura e sport e direzione affidata a un profiler piĂš giovane e digitale â la vendita sembra segnare la fine di un progetto di rinnovamento.
Chi sono i Kyriakou â e perchĂŠ puntano sullâItalia
La famiglia Kyriakou è da generazioni attiva nel panorama mediatico e navale greco: il gruppo Antenna gestisce radio, tv, media digitali, con una presenza importante nel Mar Mediterraneo e legami nel settore marittimo.
Alla guida del gruppo câè Theodore Kyriakou, un imprenditore che ha concentrato le sue ambizioni anche oltre il proprio paese dâorigine. Lâinteresse per un giornale italiano come LaâŻRepubblica â parte fondamentale del panorama dellâinformazione nazionale â rappresenterebbe per lui non unâoperazione isolata, ma lâacquisizione di un âgioielloâ dellâeditoria europea.
Dietro lâofferta da 140 milioni di euro â ritenuta âfinale e senza rilanciâ â sembra esserci la volontĂ di acquisire non solo una testata, ma unâintera infrastruttura mediatica: quotidiano, radio, concessioni pubblicitarie. Il gruppo greco avrebbe motivazioni strategiche: allargare il proprio raggio dâazione, entrare in un mercato editoriale occidentale, fare leva su una testata storica per acquisire credibilitĂ .Â
PerchĂŠ Elkann ha deciso di cedere â bilanci in rosso e disimpegno
Per Exor e John Elkann la decisione appare come un passo ragionato: da tempo la holding mostra poco interesse per il settore editoriale. Lâindustria dellâinformazione, giĂ sotto stress per la caduta delle vendite e la crisi del modello pubblicitario, è diventata difficile da sostenere.
La scelta di vendere LaâŻRepubblica chiude un ciclo: non piĂš un silos di giornali, radio e media sotto lâombrello AgnelliâExor, ma un ritorno alle radici industriali (auto, automotive, asset finanziari, ecc.) lontano dal business dellâeditoria.
Lâoperazione rappresenta anche una resa realistica: mantenere un quotidiano come LaâŻRepubblica, con redazione, costi di stampa e distribuzione, in un contesto di crisi dei giornali, è diventato oneroso e poco compatibile con il bilancio generale di Exor. Il passaggio di consegne eviterĂ altre perdite e alleggerirĂ il portafoglio della holding.

Reazioni politiche, accademiche e di schieramento â tra timori e opportunitĂ
Lâipotesi di un passaggio a un gruppo greco â e potenzialmente con collegamenti economici e mediatici allâestero â ha giĂ suscitato preoccupazioni in ambienti politici e tra le forze di sinistra. Un quotidiano come LaâŻRepubblica, punto di riferimento storico del centro-sinistra, rischia di perdere la sua vocazione di âcane da guardiaâ se nelle mani di chi ha interessi economici internazionali e orientamenti diversi.
Nei ranghi del centroâsinistra, come nel partito del Partito Democratico, si teme infatti un indebolimento della voce progressista nel panorama mediatico. Alcuni dirigenti hanno manifestato timore per una perdita di pluralismo e per un potenziale orientamento editoriale meno critico verso certi poteri o interessi.
Dallâaltro lato, un nuovo editore con capitali freschi potrebbe significare investimenti, rilancio su carta e digitale, nuova linfa per giornalisti e redazione. Se gestito con trasparenza, lâingresso dei Kyriakou potrebbe rappresentare una nuova opportunitĂ di rigenerazione per uno dei principali quotidiani italiani.
Tra identitĂ storica e logiche di mercato â il trauma per giornalisti e lettori
La possibile cessione ha generato timori soprattutto tra chi lavora per LaâŻRepubblica. Per molti giornalisti il passaggio di mano significa incertezza sul futuro, rischio di tagli, cambiamenti editoriali, possibile influenza su linea e contenuti. I rumors circolano da settimane, e la tensione interna è forte.
Per i lettori, câè lâangoscia di vedere modificata una voce storica dellâinformazione: un quotidiano che in decenni ha raccontato la storia dâItalia, scandagliato scandali, messo in luce inchieste, dato spazio a opinioni critiche. Un cambio proprietario non è neutro: può significare mutamenti nella linea, nelle prioritĂ , nel modo stesso di fare giornalismo.
Le tappe che mancano
Si aprirĂ un nuovo capitolo: passaggio del testimone, definizione dei nuovi assetti, forse cambio della governance, oppure conferma della redazione con investimenti e rilanci. Le radio, considerate le uniche entitĂ profittevoli del gruppo, saranno probabilmente il fulcro della strategia del nuovo acquirente.Â
Un ecosistema che cambia: cosa resta dellâeditoria italiana
La possibile vendita di LaâŻRepubblica segna una tappa importante non solo per un giornale, ma per lâintero ecosistema mediatico italiano. Se confermata, sarĂ lâennesima testimonianza di come la crisi dei giornali, la crisi di modello economico e i cambiamenti nel mercato pubblicitario stiano ridisegnando in profonditĂ la mappa dei media nazionali.
Il passaggio a un gruppo estero â o quantomeno non italiano â riflette la difficoltĂ di sostenere un giornale cartaceo nel tempo, ma anche la globalizzazione del capitale mediatico: da proprietĂ familiari o nazionali a investitori internazionali.
Per i giornalisti, per la pluralitĂ dellâinformazione, per la storia che rappresenta LaâŻRepubblica, è un momento di profonda trasformazione. Resta da vedere se il cambio sarĂ unâoccasione di rinascita, oppure lâinizio di unâulteriore crisi.
Unâombra sul futuro dellâinformazione
La vendita imminente de LaâŻRepubblica alla famiglia Kyriakou è molto piĂš di unâoperazione finanziaria: rappresenta un cambio di paradigma. Dopo 50 anni di storia, la testata potrebbe entrare in una nuova epoca, con proprietari che guardano oltre i confini, con logiche economiche diverse, con prioritĂ che possono cambiare profondamente.
Per Exor ed Elkann si chiude un capitolo editoriale. Per i Kyriakou si apre una sfida: mantenere la credibilitĂ , il valore, la reputazione di un giornale storico. Per i lettori â e per la democrazia italiana â resta lâincognita su come cambierĂ il volto di uno dei principali strumenti di informazione del paese.
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