🌐 Bamboccioni e laureati, ecco l’identikit dei single
Secondo uno studio dell’Università di Zurigo, l’identikit dei single in Italia riflette tendenze demografiche e socio‑economiche profonde tra bamboccioni e laureati, evidenziando fattori culturali, economici e di scelta personale nella vita adulta dei giovani.
Il fenomeno dei single in Italia: tra scelte personali e pressioni strutturali
L’Italia dei single è complessa, stratificata e in evoluzione. Uno studio recentemente diffuso dall’Università di Zurigo, citato da AGI Scienza, ha provato a delineare l’identikit di chi oggi in Italia vive da solo o non ha una relazione stabile: emerge che fattori come l’età, il titolo di studio, la convivenza prolungata con la famiglia di origine (i cosiddetti “bamboccioni”) e le difficoltà economiche giocano un ruolo cruciale nel determinare la condizione di single.

Bamboccioni: un’etichetta che fotografa l’Italia reale
📌 In Italia la parola “bamboccione” è entrata nel linguaggio comune già da anni per descrivere quei giovani adulti che, pur avendo superato l’età tradizionale dell’autonomia, restano a vivere con i genitori. Sebbene il termine sia spesso usato in modo ironico o spregiativo, i dati confermano una realtà significativa: secondo l’ultimo Rapporto Istat, oltre due giovani su tre tra i 18 e i 34 anni vivono ancora con almeno un genitore, una quota nettamente superiore alla media europea.
In media, i giovani italiani lasciano la casa dei genitori intorno ai 30 anni, contro i 26,4 anni della media europea. Questo ritardo nella conquista dell’autonomia abitativa è spesso associato da osservatori e sociologi al fenomeno dei “bamboccioni”, ma la questione è più sfaccettata di un semplice stereotipo.
I fattori strutturali giocano un ruolo chiave: il mercato immobiliare con affitti elevati, salari stagnanti e una disoccupazione giovanile ancora superiore alla media Ue rendono difficile per i più giovani emanciparsi economicamente e quindi anche affettivamente.

Laureati e single
Un altro elemento centrale nell’identikit dei single italiani è il livello di istruzione. I dati Eurostat mostrano che soltanto il 31,6% dei giovani tra i 25 e i 34 anni in Italia possiede una laurea, rispetto alla media europea del 44,1%. Paradossalmente, però, tra i single la quota di persone con titolo superiore tende ad essere sopra la media nazionale, suggerendo che chi studia di più affronta anche sfide diverse nella vita affettiva.
🗣️ Essere laureato oggi non garantisce automaticamente una maggiore autonomia personale o una maggiore probabilità di avere una relazione stabile. Il mercato del lavoro, pur offrendo migliori prospettive occupazionali ai laureati rispetto ai non laureati, non sempre favorisce l’indipendenza economica necessaria per formare una famiglia tradizionale.
Questa tendenza si intreccia con dinamiche sociali più ampie: la ricerca di stabilità lavorativa e personale si riflette sulla disponibilità a impegnarsi in relazioni durature. In un contesto dove l’indipendenza economica è precaria, la convivenza con i genitori e la scelta di rimanere single possono apparire come strategie razionali piuttosto che comportamenti immaturi.
Single per scelta o per costrizione
Le indagini sociologiche più recenti mostrano come la condizione di single in Italia sia spesso interpretata in modi contrastanti. Secondo l’indagine Eurispes del 2023, poco più di un terzo dei single afferma che la propria situazione sia una scelta personale, mentre per la maggioranza – circa il 62,9% – la singletudine è legata a fattori che non dipendono direttamente dalla volontà individuale.

Questo suggerisce che molte persone si trovano single non per una precisa volontà di autonomia, ma perché condizioni esterne – come difficoltà economiche, carenze nel mercato delle relazioni e incertezze su lavoro e futuro – limitano le opportunità di stabilire legami duraturi.
Parallelamente, uno studio sui costi della vita da single rivela che vivere da soli in Italia comporta costi significativamente più alti rispetto alla vita in coppia: chi si trasferisce e vive senza partner può arrivare a spendere oltre 564 euro in più al mese, con grandi impatti sul bilancio personale nel lungo periodo.
Il peso delle aspettative sociali
La condizione di single non è solo una questione economica: pesa anche il giudizio sociale. In Italia, dove le relazioni e la famiglia sono spesso percepite come traguardi centrali nella vita adulta, essere single può generare pressioni esterne non trascurabili.
Secondo dati Eurispes, una quota importante di italiani percepisce negativamente lo status di single: per quasi il 20% essere senza partner è considerato qualcosa di limitante o di giudicabile, mentre circa il 38,5% ritiene che la percezione dipenda più dai casi che da giudizi predefiniti.
In un Paese dove la famiglia è tradizionalmente al centro della struttura sociale, la singletudine sfida norme e aspettative e può essere vissuta tanto come liberazione quanto come stigmatizzazione.

Un fenomeno in crescita
I dati più recenti sugli stili di vita in Italia mostrano che la percentuale di persone che vivono da sole è in aumento: tra il 2022 e il 2023 il numero di single, separati o vedovi è passato da circa 8,36 milioni a 8,85 milioni, pari a oltre il 15% della popolazione italiana.
Questa crescita si accompagna a un cambiamento culturale più ampio: per una parte crescente di giovani la singletudine non è più vista come una fase transitoria verso la relazione o il matrimonio, ma come una condizione di vita strutturale e accettata, anche se non sempre desiderata.
Tra identità e contesto
L’identikit dei single in Italia riflette dunque una società in trasformazione. Tra bamboccioni, laureati, costrizioni economiche e scelte di vita, emerge un profilo composito in cui la singletudine non è semplicemente un ritardo rispetto a un modello tradizionale di relazioni, ma un fenomeno sociale con proprie dinamiche e motivazioni.
In molti casi, la condizione di single è il risultato di fattori strutturali – lavoro, mercato immobiliare, costi della vita – che limitano le possibilità di relazione stabile e di autonomia personale. In altri, rappresenta una scelta consapevole di libertà e autonomia.
In un’Italia che cambia, comprendere le ragioni e le esperienze dei single è essenziale non solo per i demografi e i sociologi, ma anche per le politiche pubbliche e culturali che vogliono affrontare le sfide demografiche della contemporaneità.
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