7:30 am, 22 Gennaio 26 calendario

🌐  Dona 2 organi alla figlia: primo trapianto da donatore vivente

Di: Redazione Metrotoday
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Un padre dona rene e parte di fegato alla figlia e realizza il primo trapianto combinato da vivente in Italia, un intervento pionieristico che apre nuove prospettive nella medicina dei trapianti e nella qualità di vita per pazienti pediatrici con malattie multi‑organiche.

Nella medicina italiana si apre un nuovo capitolo nella storia dei trapianti da vivente: per la prima volta un padre ha donato simultaneamente due organi — un rene e una porzione di fegato — alla propria figlia di sette anni, segnando un traguardo sanitario e umano senza precedenti nel nostro Paese.

L’eccezionale intervento di trapianto combinato da donatore vivente è stato eseguito lo scorso 18 dicembre presso l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, sotto l’occhio attento di un team multidisciplinare di chirurghi specializzati in trapianti addominali. Dopo circa 18 ore di sala operatoria, la piccola è uscita dall’ospedale con esiti positivi insieme al papà, dimostrando che procedure così complesse, se ben pianificate, possono portare a esiti incoraggianti.

Una battaglia cominciata presto nella vita

📌 La bimba, chiamata con il nome di fantasia Sofija, soffriva da anni di una rara malattia genetica che comprometteva gravemente sia il fegato sia la funzione renale. Costretta alla dialisi fin dall’età di quattro anni, la sua qualità di vita era ostacolata da lunghe ore quotidiane di dialisi peritoneale domiciliare che si protraevano anche per 13‑18 ore, e successivamente da emodialisi che limitava i suoi movimenti e la sua crescita.

L’evoluzione clinica del quadro — con lo sviluppo di cirrosi epatica e insufficienza renale — aveva reso impossibile un trapianto renale isolato, spingendo i medici e i familiari a valutare soluzioni più articolate.

🗣️ “È una gioia oggi vedere che nostra figlia ha riacquistato l’appetito e la voglia di giocare: ora potrà iniziare la scuola, spensierata come i suoi coetanei”, ha raccontato il papà dopo l’intervento.

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La rigida procedura italiana dei trapianti da vivente

In Italia la legge tutela con estrema attenzione sia il donatore sia il ricevente nei trapianti da vivente. Nel caso di Sofija, prima dell’approvazione dell’intervento, sono state necessarie diverse fasi di valutazione:

  • accertamento dell’idoneità medica e psicologica della coppia (donatore‑ricevente);

  • parere favorevole della Commissione Regionale di Parte Terza;

  • e infine il nulla osta della Procura di Bergamo.

Questi passaggi sottolineano l’importanza di un serio controllo etico e legale, affinché il consenso sia pienamente informato e libero da pressioni esterne.

Un trapianto combinato: che cosa significa dal punto di vista medico

Un trapianto combinato implica la rimozione e il trasferimento di più organi da un unico donatore vivente in un’unica procedura. Questo approccio rappresenta un salto di qualità nella medicina dei trapianti, soprattutto nei casi in cui più organi sono compromessi da patologie genetiche o progressive.

A livello internazionale, esempi di donazioni multiple — come madre che dona fegato e intestino alla figlia o genitori che offrono due organi — esistono da anni e hanno dimostrato che, pur rari, tali interventi possono salvare vite altrimenti segnate da prognosi severe. Tuttavia, resta sempre fondamentale affrontare ogni procedura con rigorosi criteri clinici e umani.

La prospettiva futura e la sfida della medicina dei trapianti

Secondo esperti del settore, casi come quello di Sofija possono segnare l’inizio di una nuova stagione nella medicina dei trapianti. L’integrazione di tecniche chirurgiche avanzate, una valutazione multidisciplinare approfondita e linee guida etiche chiare sono alla base di questa evoluzione, che potrebbe — nel tempo — rendere più accessibili procedure complesse per pazienti pediatrici affetti da malattie multi‑organiche.

Inoltre, la storia di Sofija richiama l’attenzione sull’importanza della donazione di organi come gesto di solidarietà e speranza, non solo in ambito familiare, ma anche nella comunità più ampia di potenziali donatori, promotori di una cultura del dono responsabile.

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Il ritorno alla vita “normale”

Ora che la fase acuta della convalescenza è superata, la piccola continuerà i controlli sanitari per monitorare la funzionalità degli organi trapiantati e adattarsi alla vita senza dialisi. Gli specialisti sottolineano che, con una crescita regolare e un attento follow‑up medico, il trapianto combinato può permettere a Sofija di condurre una vita piena e attiva.

Il trapianto non è la fine della battaglia, ma l’inizio di una nuova fase di speranza per la bambina e per molte altre famiglie italiane e internazionali che affrontano sfide simili.

Questo episodio — pur unico nel suo genere in Italia — accende un faro sulla medicina dei trapianti da vivo, sui progressi tecnologici e chirurgici, e sull’infinita potenza del legame familiare che spinge a donare non solo una parte di sé, ma una nuova prospettiva di vita.

22 Gennaio 2026 ( modificato il 21 Gennaio 2026 | 1:35 )
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