7:57 am, 21 Gennaio 26 calendario

🌐 Come “invecchia” il sistema immunitario con l’età

Di: Redazione Metrotoday
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L’età cambia il modo con cui l’organismo combatte le infezioni – uno studio pubblicato su Nature e la crescente ondata di ricerche scientifiche mostrano che la risposta immunitaria evolve con l’età, con meccanismi protettivi nei giovani che possono diventare dannosi negli anziani. Questo fenomeno ha implicazioni per terapie mirate, vaccinazioni e salute globale.

Un sistema immunitario in evoluzione

Le recenti notizie scientifiche “L’età cambia il modo con cui l’organismo combatte le infezioni” ha acceso i riflettori su una realtà biologica profonda: il nostro sistema immunitario non è statico, ma muta con gli anni e lo fa in modi che possono essere sia vantaggiosi sia svantaggiosi.

📌 L’indagine pubblicata su Nature e guidata dal Salk Institute for Biological Studies mette in luce come una strategia che protegge efficacemente i giovani nei confronti di un’infezione può essere, in individui più anziani, potenzialmente dannosa – un fenomeno riconducibile alle dinamiche evolutive note come pleiotropia antagonista (geni benefici in gioventù ma svantaggiosi in età avanzata).

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Immunosenescenza e “inflammaging”: il cuore del cambiamento

Con l’avanzare dell’età, il sistema immunitario subisce una serie di trasformazioni collettivamente chiamate “immunosenescenza”, spesso accompagnate da una condizione di infiammazione cronica di basso grado (“inflammaging”).

Che cosa cambia davvero?

  • Riduzione dell’efficacia delle difese innate e adattative: i linfociti T e B mostrano ridotta diversità e capacità di rispondere a nuovi agenti patogeni.

  • Cambiamenti nelle cellule innate: neutrofili, macrophagi e cellule natural killer (NK) sono meno efficaci nel riconoscere e neutralizzare aggressori esterni.

  • Aumento dello stato pro-infiammatorio: piccole quantità di infiammazione persistente possono contribuire a malattie croniche e peggior risposta immunitaria globale.

Questi cambiamenti rendono complessi i meccanismi con cui l’organismo affronta virus, batteri e altri agenti esterni. Ogni anno di vita accumula modificazioni straordinariamente profonde nella funzione immunitaria, che spiegano perché gli anziani sono spesso più vulnerabili alle infezioni e rispondono peggio ai vaccini.

Dai topi agli esseri umani, le conferme scientifiche

Lo studio citato da ANSA si basa su modelli murini, ma le evidenze umane stanno convergendo verso scenari coerenti:

  • Risposte vaccinali ridotte con l’età: gli anziani montano risposte anticorpali più deboli dopo vaccinazioni standard, specie contro infezioni respiratorie.

  • Infiammazione cronica come fattore di rischio: l’inflammaging è associato a esiti peggiori in infezioni come la COVID-19 e ad altre patologie croniche.

  • Proteine chiave in declino: ricerche recenti mostrano come proteine come il “platelet factor 4” diminuiscono con l’età e la loro reintegrazione può parzialmente “ringiovanire” cellule immunitarie in laboratorio.

Il rovescio della medaglia evolutiva

La cosiddetta pleiotropia antagonista afferma che geni benefici in età riproduttiva possono diventare svantaggiosi in età avanzata. Lo studio del Salk Institute lo dimostra chiaramente: proteine cardioprotettive nei giovani possono aggravare l’esito delle infezioni negli anziani.

Questo implica che non esiste un “sistema immunitario ideale” universale, ma piuttosto un continuum biologico soggetto a compromessi evolutivi.

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Verso terapie personalizzate

Un altro aspetto di grande interesse è il possibile sviluppo di strategie terapeutiche “su misura” in base all’età. Mentre le attuali vaccinazioni e terapie sono progettate spesso in modo uniforme, la ricerca suggerisce che:

  • negli anziani potrebbero essere necessari vaccini potenziati o adiuvanti speciali,

  • nei giovani alcune risposte immunitarie sono già naturalmente più robuste.

Inoltre, nuove ricerche esplorano approcci come:

  • modulazione delle cellule staminali ematopoietiche, per ripristinare un profilo immunitario più giovane;

  • nutraceutici e postbiotici che possono “rifornire” energia metabolica alle cellule immunitarie;

  • mRNA terapeutico, per stimolare nuovamente la produzione di cellule difensive attive.

La salute pubblica

I cambiamenti indotti dall’età nel modo in cui l’organismo combatte le infezioni non riguardano solo la biologia di laboratorio, ma hanno effetti sociali e sanitari concreti:

  • Maggiore vulnerabilità delle popolazioni anziane alle pandemie e alle infezioni stagionali.

  • Possibile necessità di piani vaccinali differenziati per fascia di età.

  • Importanza di indagini di biologia personalizzata (immunoprofilazione) per prevedere rischio individuale di infezione.

In sintesi, l’età cambia il modo con cui l’organismo combatte le infezioni in modi profondi, complessi e sempre più documentati dalla scienza. Al cuore di questo cambiamento c’è il lento ma inesorabile processo di immunosenescenza, che trasforma non solo la capacità di risposta alle infezioni, ma anche la relazione tra immunità, infiammazione e salute generale.

Studiare questo fenomeno significa avvicinarci a un futuro in cui terapie e vaccini saranno calibrati non solo sul patogeno, ma anche sulla “età immunitaria” della persona – un passo fondamentale per migliorare la salute di tutti.

21 Gennaio 2026 ( modificato il 15 Gennaio 2026 | 21:06 )
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