🌐 Portogallo: socialisti e ultradestra al ballottaggio presidenziale
Nel primo turno delle elezioni presidenziali in Portogallo il socialista António José Seguro e il leader dell’ultradestra André Ventura si contendono il ballottaggio dell’8 febbraio, in un voto che riflette frammentazione politica e crescita dei partiti di destra.
Il Portogallo si prepara a un appuntamento elettorale che pochi anni fa sarebbe sembrato improbabile: le elezioni presidenziali 2026 si decideranno al ballottaggio tra un candidato socialista e uno di estrema destra, una dinamica che segna una svolta professionale e simbolica nella politica del Paese lusitano.
📌 António José Seguro — esponente del Partito Socialista (PS) — ha ottenuto la maggioranza relativa con circa il 31,1 % dei voti, seguito da André Ventura — leader del partito sovranista e di estrema destra Chega — con il 23,5 %. Nessuno dei candidati ha superato il 50 % necessario per la vittoria diretta, pertanto il prossimo 8 febbraio i due si sfideranno in un secondo turno che potrebbe ridisegnare il profilo politico del Portogallo.
È la prima volta dal 1986 che le presidenziali lusitane arrivano al ballottaggio, segnando un momento inedito nella storia democratica recente del Paese.

Una campagna che riflette tensioni sociali ed economiche
La corsa presidenziale si è svolta in un contesto segnato da frustrazioni economiche, costi della vita elevati, disillusione verso i partiti tradizionali e un forte focus sulle questioni migratorie e identitarie. Ventura, fondatore di Chega nel 2019, ha canalizzato una parte crescente di elettorato con messaggi sovranisti, critici dell’immigrazione e della “elite politica”.
Il fenomeno di Chega rappresenta una delle novità più significative della politica portoghese, passando da forza marginale a secondo partito nel Parlamento nazionale e ora a protagonista nelle presidenziali.
Questa ascesa non è isolata: altre nazioni europee hanno visto similari progressi di partiti di destra radicale negli ultimi anni, con messaggi anti‑immigrazione e critiche alle istituzioni che risuonano in segmenti di elettorato insoddisfatto.
Chi sono i protagonisti del runoff
Antonio José Seguro è un veterano della sinistra portoghese, conosciuto per la sua lunga carriera politica nel PS e per un profilo considerato moderato e filo‑europeista. Durante la campagna, ha puntato a rafforzare temi come coesione sociale, welfare e diritti civili, sostenendo che solo un fronte democratico può contrastare l’avanzata dell’estrema destra.
Al contrario, André Ventura, ex telecronista sportivo diventato politico, ha costruito la sua piattaforma attorno a punti quali politica più dura sull’immigrazione, sicurezza, welfare esclusivo per i cittadini e critica alle élite. Il suo partito, Chega, ha visto una crescita rapida nel corso degli ultimi anni, diventando anche seconda forza in Parlamento nelle elezioni del 2025.
Il contrasto tra i due candidati non è solo politico ma rappresenta due visioni profonde e divergenti del futuro del Portogallo.

Aspettative e alleanze in vista del secondo turno
Il primo turno ha visto una forte frammentazione: diversi candidati — dal liberale João Cotrim de Figueiredo ai conservatori e indipendenti — hanno ottenuto percentuali di voto non sufficienti per passare il turno. Ora i loro sostegni sono ambiti dai due sfidanti.
I principali partiti democratici e di centro‑sinistra hanno già fatto sapere che molti dei loro elettori saranno chiamati a scegliere tra un ritorno a politiche più moderate (con Seguro) o una svolta verso posizioni più radicali con Ventura. Tuttavia, la possibilità che l’elettorato anti‑estremista si unisca per bloccare l’avanzata della destra resta un elemento chiave del ballottaggio.
Un ruolo istituzionale importante
In Portogallo, il presidente della Repubblica ha un ruolo costituzionale che è soprattutto rappresentativo, ma mantiene poteri significativi come il veto su leggi, la nomina di membri chiave e la capacità di sciogliere il Parlamento in casi di crisi politica.
Per questo motivo, la figura del presidente è percepita come un arbitro della stabilità istituzionale e un simbolo unitario. La prospettiva che un candidato di estrema destra passi a questo livello costituisce una novità storica per il Portogallo e suscita dibattiti profondi nell’opinione pubblica e negli ambienti politici.

Reazioni e interpretazioni politiche
La stampa internazionale e gli analisti vedono nel risultato di questo primo turno non solo un fatto elettorale ma un segnale della frammentazione politica in atto in molte democrazie europee. La crescita di formazioni sovraniste e la disperazione di segmenti di elettorato nei confronti dei tradizionali partiti di governo è stata una tendenza crescente negli ultimi anni, legata a crisi economiche, questioni migratorie e disillusione generazionale.
La presenza di un candidato di estrema destra al ballottaggio per la presidenza sottolinea come queste dinamiche siano ormai radicate anche in Paesi — come il Portogallo — che storicamente non avevano visto forze radicali dominare il dibattito politico.
Il voto decisivo dell’8 febbraio
Con il ballottaggio fissato per 8 febbraio 2026, gli sondaggi suggeriscono un margine di favore per il candidato socialista, grazie alle alleanze con partiti moderati e progressisti che si oppongono alla retorica di Chega. Tuttavia, la distribuzione dei voti del primo turno indica che una fetta significativa dell’elettorato è ancora incerta o potrebbe spostarsi in base alle promesse dei candidati nel prossimo mese di campagna.
Il risultato del ballottaggio influenzerà anche la percezione internazionale del Portogallo e potrà avere ripercussioni sul piano interno, potenzialmente condizionando il clima politico per le successive elezioni legislative.
Le elezioni presidenziali portoghesi del 2026 segnano un momento cruciale nella storia politica recente del Paese. Il confronto diretto tra socialisti e ultradestra al ballottaggio non è solo la somma di voti, ma l’espressione di tensioni sociali, economiche e identitarie profonde.
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