10:22 am, 20 Gennaio 26 calendario

🌐  Parolin: ordine mondiale smarrito, diplomazia vaticana per la pace

Di: Blanca Annunziata
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“Un ordine mondiale smarrito, ma la Santa Sede continua a tessere vie di pace”: il cardinale Parolin traccia dal Vaticano una diagnosi incisiva della crisi internazionale e rilancia la diplomazia multilaterale per giustizia e pace. In un tempo di conflitti e tensioni, il ruolo del Vaticano resta quello di promuovere dialogo, negoziato e una “diplomazia del Vangelo”.

In un momento in cui l’ordine internazionale sembra vacillare sotto il peso di guerre, divisioni e disuguaglianze, il cardinale Pietro Parolin — segretario di Stato della Santa Sede — ha offerto un quadro critico e una proposta di azione che va oltre la retorica di fronte alle sfide globali.

Nel corso della lectio magistralis per il 325° anniversario della Pontificia Accademia Ecclesiastica, Parolin ha descritto una realtà internazionale in cui “alla giustizia subentra la forza e alla pace si sostituisce la guerra”, un fenomeno che mina le strutture stesse che dovrebbero regolare le relazioni tra Stati.

“La pace rimane frutto della giustizia e non solo una conseguenza del buon agire”, ha affermato con nettezza, sottolineando che le tensioni attuali non derivano soltanto da interessi geopolitici, ma anche da un processo culturale che relativizza i progressi del diritto internazionale e incrementa polarizzazione, indifferenza e conflitti aperti.

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Cosa significa “ordine mondiale smarrito”?

Con questo concetto, Parolin si riferisce a una struttura internazionale che non garantisce più sicurezza, cooperazione e rispetto dei diritti come in passato. Nel suo discorso, ha evidenziato come:

  • i diritti fondamentali e il diritto internazionale vengano messi in discussione;

  • la sicurezza sia ridotta troppo spesso alla sola forza militare;

  • gli equilibri geopolitici multipolari abbiano indebolito istituzioni multilaterali tradizionali;

  • la tendenza a considerare l’uso della forza come soluzione anziché negoziazione sia sempre più diffusa.

Questo scenario, ha sottolineato Parolin, genera “fragilità negli assetti mondiali, accrescimento delle tensioni e ampliamento del divario tra Paesi e popoli”, con conseguenze drammatiche per le popolazioni civili travolte dai conflitti contemporanei.

Gli esempi recenti non mancano: dalle guerre protratte in Medio Oriente e Ucraina alla crisi umanitaria di Gaza, passando per il rischio di escalation di conflitti che rischiano di trascendere confini regionali e coinvolgere potenze globali. In più occasioni Parolin ha espresso preoccupazione per l’“endless escalation” o rischio di escalation infinita se non si stabilisce un dialogo effettivo tra le parti.

La “via vaticana”: diplomazia, dialogo, giustizia

In risposta a questo smarrimento, Parolin ha delineato una diplomazia che non si limita alla protesta verbale ma sperimenta percorsi concreti di dialogo, negoziazione e riconciliazione, radicati sia nel diritto internazionale sia nell’etica evangelica.

“La Santa Sede … intravede in ogni livello di attività e di responsabilità la possibilità di cercare modalità e strumenti per garantire un ordine internazionale secondo giustizia e nel quale il principio e fine della convivenza è la pace”.

I punti chiave del suo messaggio includono:

  • rinnovare l’impegno multilaterale, superando l’approccio nazionalistico che frammenta le risposte alle crisi globali;

  • rafforzare istituzioni internazionali e norme giuridiche per la prevenzione e gestione dei conflitti;

  • educare alla pace e alla cultura del dialogo come capacità di “ascoltare” l’altro, elemento centrale di una diplomazia che nasce dal Vangelo.

Secondo Parolin, “molto fare, poco dire” dovrebbe guidare il tradizionale stile diplomatico vaticano, ispirato alla discrezione ma impegnato nella costruzione di ponti — non muri — tra comunità e Stati.

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Un ruolo discreto ma influente nel teatro globale

La diplomazia vaticana, nonostante il proprio peso relativamente modesto rispetto alle grandi potenze mondiali, continua a giocare un ruolo di ponte nelle relazioni internazionali. Parolin stesso ha richiamato l’importanza di un approccio inclusivo alla pace e al dialogo, evitando soluzioni unilaterali: “Le soluzioni ai conflitti non devono essere imposte unilaterali… altrimenti non ci sarà mai una pace giusta e duratura.”

In questi anni, il Segretario di Stato ha preso posizione su vari fronti:

  • sottolineando la necessità di riconciliazione e dialogo tra Israele e Palestina, auspicando soluzioni che includano la dignità e i diritti di tutti;

  • esprimendo preoccupazione per la situazione umanitaria a Gaza e per la crisi dei diritti umani;

  • richiamando l’attenzione sulla guerra in Ucraina e sul rischio di un’escalation più ampia;

  • partecipando a iniziative di pace e ricevendo riconoscimenti per l’impegno diplomatico al di fuori degli schemi tradizionali della politica globale.

Italia, Europa e le sfide future

Dal contesto vaticano, il monito di Parolin risuona anche verso le politiche nazionali ed europee: di fronte alla crescente polarizzazione, alla crisi delle istituzioni multilaterali e ai pericoli di nuove guerre, serve una visione lungimirante basata su regole, giustizia e dialogo, piuttosto che sulla mera competizione di potenze.

Così, la visione del cardinale segna un ritorno alla diplomazia come arte della pace e non come strumento di dominio — un richiamo che trova eco nelle dichiarazioni recenti di Papa Leone XIV sulla pace disarmata e sulla necessità di vigilare contro nazionalismi che giustificano conflitti.

Un messaggio di speranza e responsabilità

Nel cuore di un mondo dove l’ordine internazionale sembra smarrito, il discorso di Parolin si pone come invito alla responsabilità collettiva e alla costruzione di un futuro più giusto e pacifico. Una pace duratura, secondo il Segretario di Stato, non è utopia ma frutto di giustizia, ascolto reciproco e dialogo concreto.

20 Gennaio 2026 ( modificato il 19 Gennaio 2026 | 20:34 )
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