9:31 am, 20 Gennaio 26 calendario

🌐 Monte Summano, la croce di 16 metri e il Cristo d’acciaio

Di: Redazione Metrotoday
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Sulla cima del Monte Summano (1296 m), vicentino, svetta una croce di 16 metri con una grande figura di Cristo in acciaio inox che riflette la luce del sole e domina la Pianura Padana. La storia della sua installazione nel 1993, le radici spirituali del luogo e il rapporto con la comunità locale raccontano un simbolo profondamente radicato nell’identità culturale delle Prealpi vicentine.

In una giornata limpida d’autunno, chi sale sulla cima del Monte Summano, tra escursionisti attenti al panorama e anziani che ricordano le storie di montagna, si imbatte nella possente croce di vetta, alta 16 metri, che domina l’orizzonte guardando verso sud e la vasta Pianura Padana sottostante. Sulla sommità, la grande figura di Cristo in acciaio inox, pensata per riflettere i raggi del sole, si staglia tra cielo e valle, simbolo di spiritualità, arte e relazione tra l’uomo e il sacro.

Questa installazione, nata negli anni Novanta per volere di un artista locale, è diventata nel tempo una presenza familiare per chi vive nei paesi ai piedi delle Prealpi vicentine, un segno di identità collettiva e di legame tra montagna e comunità. Ma dietro quel Cristo con un braccio sollevato verso l’alto si intrecciano storie che parlano di fede, trasformazione personale e memoria di terra.

Un simbolo tra cielo e pianura

Il Monte Summano, che si eleva per quasi 1300 metri di quota sopra i comuni di Schio, Santorso, Piovene Rocchette e Velo d’Astico, è stato frequentato sin dalla preistoria, come indicato dai reperti ritrovati sulle sue pendici e ora custoditi nei musei locali. Il territorio ha poi ospitato luoghi di culto fin dall’epoca romana, trasformandosi con l’avvento del cristianesimo in meta di pellegrinaggi e ritiro spirituale.

Nel 1922, nel clima di ricostruzione e speranza dopo la Prima guerra mondiale, la gioventù locale, su proposta del vescovo, fece erigere una prima croce in calcestruzzo in vetta al Monte come simbolo di pace, in una pratica diffusa in molte montagne italiane dove le croci di vetta erano edificate per segnare luoghi di fede e memoria.

Decenni dopo, nel settembre 1993, quell’elemento di devozione si arricchisce di una nuova dimensione artistica e simbolica. Un artista del territorio, Giorgio Sperotto, decide di aggiungere alla vecchia croce una grande sagoma di Cristo in acciaio inossidabile, alta circa 12 metri, con il braccio destro sollevato verso l’alto in una posa che più che di crocifissione ricorda un saluto o un invito ad alzare lo sguardo.

Un’esperienza che tocca le persone

La storia dell’installazione del Cristo è entrata nell’immaginario collettivo locale anche attraverso aneddoti personali. Una delle testimonianze raccontate nei dintorni è quella di un uomo che, mentre lavorava nei campi nei giorni dell’installazione, si trovò improvvisamente il Cristo sospeso sopra la testa, appeso all’elicottero, e da allora – secondo il racconto – non avrebbe più bestemmiato. Che si interpreti come aneddoto ispirato o semplice folklore di montagna, la vicenda ha alimentato la narrazione popolare e dato alla figura della croce una dimensione di «segno che cambia» nella quotidianità della gente comune.

La scultura in acciaio, lavorata per riflettere la luce solare, è stata concepita da Sperotto con l’intento di evocare qualcosa di più profondo della semplice rappresentazione del corpo cristologico. «Il ferro dà sempre l’idea della violenza, non fa mai venire in mente la dolcezza», aveva detto lo scultore, e il lavoro di saldatura con un amico saldatore, secondo la narrazione, fu un’esperienza che unì creatività e fatica umana.

Oggi quel Cristo, impreziosito da una posa insolita e capace di “giocare” con la luce e lo sguardo di chi sale, sembra aver conquistato anche chi inizialmente ne aveva criticato l’estetica. Per alcuni è un simbolo sublime e profondamente suggestivo; per altri è segno di modernità artistica che dialoga con tradizione e natura; per altri ancora mantiene un fascino controverso ma non privo di intensità.

La montagna come luogo di incontro tra il sacro e il profano

In molte regioni alpine e prealpine italiane le croci di vetta costituiscono elementi ricorrenti, spesso legati non solo alla fede cristiana ma anche al senso di conquista e di relazione umana con la montagna stessa. Croci, monumenti e figure sacre poste sulle cime non sono semplicemente segni religiosi, ma simboli antropologici capaci di raccontare il rapporto tra l’uomo e ciò che sta al di sopra di lui.

Nel caso del Summano, questo dialogo è reso ancora più significativo dal panorama che si apre a 360°, dove la natura incontra il simbolo costruito dall’uomo. Gli escursionisti, spesso partendo da sentieri come la Strada del Colletto o il Sentiero delle Creste, raccontano la fatica ma anche la bellezza del cammino verso la cima, dove poter ammirare la croce tra cielo, boschi e valli sottostanti.

Tra tradizione e arte contemporanea

Il gesto artistico di Sperotto, più che un puro ornamento, è stato pensato come stimolo e invito alla riflessione: «una reazione di forza, un saluto, un augurio, un invito a cercare oltre la cima». In questo senso, l’opera si avvicina alle grandi sculture della montagna presenti in altre regioni italiane, che utilizzano la vetta come palcoscenico naturale per esprimere valori culturali e spirituali.

La croce e il Cristo del Summano raccontano così non solo una storia di fede religiosa ma anche la relazione tra arte, luogo e comunità: come un’opera di acciaio e cemento può trasformarsi nel simbolo identitario di un territorio e diventare parte integrante della narrazione collettiva.

Escursioni e memoria del paesaggio

Raggiungere la vetta del Summano non è soltanto una questione di chilometri e dislivello. I sentieri che conducono alla croce attraversano boschi di faggio, resti della Grande Guerra, antichi cammini di pellegrinaggio e scorci panoramici che da secoli hanno accompagnato l’essere umano alla ricerca di contemplazione e connessione con la natura.

Oggi la croce di vetta rappresenta per molti il termine di una salita faticosa ma gratificante, il punto in cui il respiro si fonde col panorama e lo sguardo corre all’orizzonte. È anche un luogo di ritrovo per chi ama camminare, meditare o semplicemente ammirare la vastità della Pianura Padana da un’altitudine che sembra sospendere il tempo.

La storia della croce di 16 metri e del Cristo in acciaio sulla cima del Monte Summano racconta la complessità con cui arte, natura e spiritualità si intrecciano nei paesaggi alpini italiani. Tra tradizione religiosa, narrazioni locali e simboli collettivi, questa grande figura posta tra cielo e pianura continua ad attirare curiosità, dibattiti e rispetto, come segno di un territorio che sa raccontare la sua anima.

20 Gennaio 2026 ( modificato il 16 Gennaio 2026 | 22:36 )
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