🌐 Trump minaccia dazi ai Paesi che non sostengono piano Groenlandia
Il “piano Groenlandia” rilanciato: sicurezza e conflitto geopolitico
🗣️ Nella sua apparizione pubblica di venerdì, Trump ha affermato che “potrei imporre un dazio sui Paesi se non vanno d’accordo con la Groenlandia, perché abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale”.
Questa dichiarazione rappresenta un’intensificazione di una strategia di pressione internazionale che il presidente ha più volte espresso negli ultimi mesi: ottenere controllo su Groenlandia, un territorio semiautonómo della Danimarca con una popolazione prevalentemente Inuit, ricco di risorse minerarie e di rilevanza strategica nel contesto della competizione globale tra Stati Uniti, Russia e Cina.
Trump ha affermato di considerare le tariffe strumenti legittimi di politica estera, paragonando la possibile imposizione di dazi a tali usati in passato contro paesi europei su farmaci e prodotti industriali. L’idea è presentata come leva non solo economica, ma anche diplomatica, per allineare gli interessi degli alleati Usa con la sua visione dell’Artico.
Allarme in Europa
Le minacce di Trump non sono rimaste senza risposta. In particolare:
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Europa: la Francia ha avvertito che un tentativo di acquisire la Groenlandia o di “forzare” consensi con tariffe metterebbe a rischio le relazioni commerciali transatlantiche e potrebbe essere considerato un “superamento di una linea rossa”.
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Danimarca e Groenlandia: entrambi hanno respinto fermamente le pressioni, riaffermando che la Groenlandia non è in vendita e che solo la sua popolazione ha il diritto di decidere il proprio futuro.
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Russia: il Cremlino ha definito l’idea di Trump come un atteggiamento “insolito e straordinario”, sottolineando che la Groenlandia è parte del Regno di Danimarca e il diritto internazionale deve essere rispettato.
In risposta alle tensioni crescenti, alcuni paesi europei hanno dispiegato simbolicamente forze in Groenlandia come parte di esercitazioni di deterrenza, suscitando ulteriori critiche da parte di Mosca e aumentando l’attenzione sulla militarizzazione dell’Artico.
Dazi come strumento di pressione
📌 Le dichiarazioni di Trump sulla possibilità di imporre dazi commerciali a Paesi che non supportano la sua agenda groenlandese rappresentano un uso non convenzionale degli strumenti economici disponibili a Washington. Le tariffe sono tradizionalmente utilizzate per proteggere settori domestici o per riequilibrare squilibri commerciali, ma minacciare sanzioni commerciali per questioni geopolitiche di sovranità territoriale è un’innovazione radicale — e altamente controversa — nella diplomazia statunitense.
Una simile tattica rischia di innescare una guerra commerciale su vasta scala, in cui gli Stati colpiti risponderebbero con propri dazi contro beni Usa, danneggiando economie globali e aumentando instabilità nei mercati. Inoltre, la logica di “punire” gli Stati per non allinearsi a strategie di una potenza estera solleva profonde questioni legali sul rispetto del diritto internazionale e delle norme WTO (World Trade Organization).
Le critiche bipartisan
All’interno degli Stati Uniti, la proposta di Trump ha suscitato reazioni divergenti:
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Critici bipartisan: alcuni membri del Congresso, sia dem che repubblicani, hanno espresso preoccupazioni riguardo all’uso dei dazi come strumento coercitivo per influenzare alleati storici, sottolineando che tale strategia potrebbe minare l’integrità delle alleanze e l’immagine degli Stati Uniti come partner affidabile.
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Sostenitori del Presidente: invece, alcuni sostenitori politici e analisti di geopolitica conservatrice affermano che l’Artico sia un teatro cruciale nella competizione con Cina e Russia, e che strumenti forti — incluso l’uso di tariffe — siano necessari per evitare che altre potenze consolidino influenza in una regione strategicamente vitale.
È significativo notare che un recente sondaggio rivela che una netta maggioranza di cittadini americani — comprese ampie fasce dell’opinione pubblica — non sostiene l’idea di acquisire la Groenlandia con forza o tattiche coercitive, ritenendo l’alleanza con la Danimarca e il rispetto per il diritto internazionale più importanti della semplice espansione territoriale.
Un nodo critico nella geopolitica artica
La Groenlandia è al centro di un crescendo di attenzioni geopolitiche non solo per la sua posizione strategica nell’Artico, ma anche per le enormi risorse minerarie che si ritiene contenga, incluse terre rare e minerali critici per tecnologie avanzate. La competizione globale tra Stati Uniti, Russia e Cina per l’influenza in questa regione è pertanto già in corso, ma la strategia di Trump di collegare la cooperazione internazionale alla sua visione di controllo diretto dell’isola è senza precedenti e rischia di intensificare tensioni diplomatiche globali.
Dall’alleanza alla diplomazia coercitiva
La minaccia di Donald Trump di imporre dazi a Paesi che non sostengono il suo piano per la Groenlandia riflette una visione della politica estera americana che privilegia strumenti economici e pressioni dirette su interlocutori internazionali, anche a costo di incrinare alleanze e norme internazionali consolidate.
Se da un lato Trump presenta la mossa come necessaria per la “sicurezza nazionale”, dall’altro rischia davvero di fratturare relazioni diplomatiche, destabilizzare il sistema commerciale globale e indebolire i legami con partner chiave della NATO e dell’UE.
Il dibattito è aperto: una potenza globale può davvero imporre la propria volontà su altri Stati attraverso dazi e pressioni economiche senza creare effetti boomerang? Questa domanda resta al cuore della più recente controversia sul destino della Groenlandia e del ruolo geopolitico degli Stati Uniti nel mondo contemporaneo.
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