🌐 Sclerosi multipla virus genetica: cosa manda le cellule in tilt
La notizia che sclerosi multipla virus genetica siano alla base dell’origine della malattia rappresenta una delle svolte scientifiche più importanti degli ultimi anni. Una ricerca pubblicata su Cell rivela come l’interazione tra il virus di Epstein‑Barr (EBV) e specifiche varianti genetiche umane sia in grado di avviare la risposta autoimmune che distrugge la mielina nel sistema nervoso centrale, offrendo spiegazioni credibili a decenni di studi e aprendo potenziali vie preventive e terapeutiche.
Quando virus e geni si incrociano
Per decenni la sclerosi multipla — una malattia autoimmune cronica e progressiva che colpisce il cervello e il midollo spinale — ha sfidato la comunità scientifica per la sua complessità e varietà di manifestazioni cliniche. La malattia è caratterizzata da un attacco del sistema immunitario alla mielina, una guaina fondamentale per la trasmissione degli impulsi nervosi, con effetti che vanno da problemi visivi e motori a fatica cronica e disabilità progressiva.

La notizia pubblicata ieri sull’origine della sclerosi multipla chiarisce finalmente perché questa patologia colpisce solo una minoranza di individui tra coloro che vengono infettati da un virus estremamente comune. Secondo lo studio dell’Università di Zurigo coordinato da Roland Martin, non è un singolo fattore a scatenare la malattia, ma l’interazione tra un’infezione virale — quella da Epstein‑Barr virus (EBV) — e una predisposizione genetica specifica.
È la prima volta che viene descritto un meccanismo molecolare preciso: il virus EBV, che infetta la quasi totalità della popolazione umana durante la vita, induce nelle cellule B del sistema immunitario una alterazione dell’attività genica che porta alla produzione di una proteina della mielina. Questi frammenti proteici associati a varianti genetiche come HLA‑DR15 vengono poi esposti sulla superficie della cellula e riconosciuti dai linfociti T come “non‑self”, innescando l’autoimmunità che distrugge la mielina.

Epstein‑Barr virus: un nemico quasi universale
Il Epstein‑Barr virus è un herpesvirus responsabile della mononucleosi infettiva, comunemente chiamata “malattia del bacio”. Pur essendo estremamente diffuso — infetta circa il 95 % degli adulti — la maggior parte degli individui non sviluppa alcuna complicanza grave. Tuttavia, numerosi studi epidemiologici avevano già evidenziato un legame tra EBV e sclerosi multipla, suggerendo che l’infezione aumenta il rischio di MS di decine di volte rispetto ad altri virus.
La ricerca dell’Università di Zurigo aggiunge un tassello chiave: EBV da solo non è sufficiente a causare la malattia, ma in presenza di specifiche varianti genetiche il suo effetto può portare a una risposta autoimmune contro la mielina. Questo spiega perché solo una piccola frazione di chi è stato infettato dal virus sviluppa MS, nonostante il contagio sia pressoché universale.
Un ampio studio statunitense su oltre 10 milioni di persone ha in passato già mostrato che l’infezione da EBV aumenta il rischio di MS più di qualsiasi altro agente infettivo analizzato, rafforzando l’ipotesi di causalità piuttosto che semplice correlazione.
Il ruolo dei geni che regolano il sistema immunitario
Il fattore genetico è cruciale nel determinare chi svilupperà MS. Tra i principali geni associati alla malattia figura il complesso maggior di istocompatibilità HLA, in particolare varianti come HLA‑DRB115:01, che aumentano significativamente il rischio di sviluppare la malattia.
Un recente studio ha identificato decine di varianti genetiche che influenzano la funzione delle cellule immunitarie, in particolare quelle coinvolte nella presentazione di antigeni e nella risposta dei linfociti T, contribuendo a trasformare l’opinione scientifica sulla natura autoimmunitaria della SM.
Ulteriori ricerche mostrano che la combinazione di anticorpi contro proteine virali e geni specifici può aumentare enormemente la probabilità di sviluppare MS, evidenziando come virus e genetica non siano fattori indipendenti, ma interagiscano nel determinare la suscettibilità alla malattia.

Come si sviluppa la malattia
Il processo che trasforma l’infezione da EBV in sclerosi multipla coinvolge un fenomeno noto come mimicry molecolare: l’immune system percepisce parti della proteina virale come simili a componenti della mielina, portando a un attacco “friendly fire” contro il tessuto nervoso.
In termini pratici, le cellule B infettate da EBV presentano frammenti di proteine della mielina insieme a molecole HLA specifiche. Questo attira l’attenzione dei linfociti T, che reagiscono attaccando la mielina stessa, causando i danni neurologici progressivi tipici della SM.
Nel tempo, questo processo porta alla distruzione della guaina protettiva dei nervi e alla formazione di placche di demielinizzazione nel cervello e nel midollo spinale, con conseguente rallentamento o interruzione della trasmissione dei segnali nervosi e comparsa dei sintomi caratteristici della SM.
Implicazioni per la prevenzione
Una delle implicazioni più importanti di questa scoperta riguarda la possibilità di prevenire la sclerosi multipla prima ancora che si manifesti clinicamente. Se EBV è parte integrante della catena causale, sviluppare un vaccino efficace contro questo virus potrebbe teoricamente ridurre drasticamente l’incidenza di MS.
In effetti, alcune aziende biotech e gruppi di ricerca sono già impegnati nello sviluppo di vaccini e immunoterapie mirati contro EBV, con l’obiettivo di interrompere il processo patologico alla radice. Questo approccio rappresenta un cambio di paradigma rispetto alle terapie attuali, che tendono a modulare il sistema immunitario una volta che la malattia è già in corso piuttosto che prevenirla.
Inoltre, comprendere meglio il ruolo dei geni implicati nella risposta immunitaria può guidare la sviluppo di farmaci più mirati e personalizzati, capaci di bloccare specifici percorsi molecolari che portano alla demielinizzazione.

Reazioni della comunità scientifica
La comunità scientifica internazionale ha accolto con grande interesse i risultati presentati dall’Università di Zurigo e da altri gruppi di ricerca. Il fatto che EBV sia ora considerato un elemento causale piuttosto che solo un fattore di rischio cambia profondamente il modo di pensare alla sclerosi multipla e alle sue origini.
Tuttavia, gli scienziati sottolineano che EBV non è l’unico responsabile: fattori ambientali, immunitari e genetici continuano a giocare ruoli complessi e interconnessi. La malattia resta multifattoriale, ma questa scoperta fornisce finalmente un filo rosso che collega gli elementi chiave della sua patogenesi.
Un cambio di paradigma nella ricerca sulla SM
La scoperta che sclerosi multipla virus genetica funzionano insieme per innescare la malattia segna una pietra miliare nella comprensione di una patologia che ha tormentato pazienti e medici per decenni.
Non solo questa ricerca spiega perché solo alcune persone sviluppano MS dopo aver contratto un virus molto comune, ma apre nuove prospettive per prevenzione, vaccini e terapie mirate, con la speranza di ridurre in futuro il peso devastante di questa malattia neurologica.
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