7:35 am, 19 Gennaio 26 calendario

🐟 Questo “pesce dei poveri” nasconde la verità che l’industria tace

Di: Redazione Metrotoday
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L’industria del pesce economico sotto accusa: tra mislabeling globale, deficit di trasparenza e rischi per consumatori e ambiente. In un mercato ittico dominato da nomi altisonanti come salmone e tonno, emerge un’altra storia spesso taciuta: quella del cosiddetto pesce dei poveri, venduto a basso costo ma con sorprese scomode per i consumatori.

Secondo una recente inchiesta non è soltanto una questione di prezzo: dietro alcuni prodotti ittici economici si nascondono rischi di qualità, trasparenza e sostenibilità di cui l’industria preferisce non parlare apertamente al grande pubblico.

Questa vicenda si inserisce in un fenomeno più ampio di seafood fraud — la frode alimentare nel settore dei prodotti ittici — ampiamente documentata da studi scientifici, indagini internazionali e analisi del mercato globale: in molte parti del mondo fino al 30–40% del pesce venduto come specie “nobile” non corrisponde a quanto dichiarato sull’etichetta.

Il pesce “povero” e la verità taciuta

📌 Viene denunciato come, tra i prodotti più economici della grande distribuzione e dei mercati, ci sia una fascia di pesci non immediatamente riconoscibili come salmone o tonno ma spesso confusi con essi per attirare i consumatori, pur non avendo le medesime qualità nutrizionali o lo stesso profilo di sicurezza alimentare.

Questo pesce, pur apparendo come un’alternativa allettante e conveniente, può nascondere insidie di cui è fondamentale essere consapevoli”, scrive la fonte, chiarendo che non solo la qualità dei prodotti può essere inferiore, ma che la loro filiera è spesso meno controllata e trasparente rispetto ai marchi più noti.

La questione non è isolata: la frode nel settore ittico — attraverso la sostituzione di specie pregiate con altre più economiche — è un fenomeno che si verifica su scala mondiale, con gravi implicazioni economiche, sanitarie e ambientali.

Frode alimentare globale: dati inquietanti

La pratica del mislabeling nel settore dei prodotti ittici è ampiamente documentata dalla letteratura scientifica e dalle indagini delle ONG:

  • Uno studio internazionale ha rivelato che circa il 30–40% del pesce servito nei ristoranti e venduto nei mercati non corrisponde alla specie dichiarata, con frequenti sostituzioni di tonno e salmone con alternative più economiche.

  • Ricerche condotte con analisi del DNA hanno evidenziato casi in cui il “tuna” venduto in realtà era composto da varietà meno pregiate o completamente diverse, fenomeno che mina la fiducia del consumatore e la sostenibilità delle risorse.

  • Secondo una revisione sulla mislabelizzazione dei prodotti ittici in Italia, quasi il 28% dei campioni analizzati risultava etichettato in modo non corretto, una percentuale in linea con i dati internazionali.

In sostanza, un consumatore su tre potrebbe acquistare, consumare o pagare per un pesce che non è quello che crede di comprare.

Perché si pratica il “pesce tarocco”

Le ragioni di questo fenomeno sono molteplici e complesse:

  • Incentivi economici: vendere un pesce meno costoso come se fosse uno più pregiato genera margini di profitto più elevati in tutta la filiera, dai grossisti ai ristoranti.

  • Catena di approvvigionamento opaca: oltre la metà del pesce venduto globalmente passa attraverso catene distributive lunghe e poco trasparenti, dove il tracciamento è difficile senza sistemi digitali avanzati.

  • Normative e controlli non uniformi: nonostante esistano leggi europee e nazionali che richiedono etichettatura accurata, la loro applicazione è in molti casi superficiale o incompleta, specialmente nei ristoranti e nei mercati locali.

Questa miscela di interessi economici e lacune normative favorisce il proliferare di pratiche poco corrette che taroccano la trasparenza e la sostenibilità dell’intero comparto ittico.

Implicazioni per i consumatori e per l’ambiente

Salute e sicurezza alimentare

La sostituzione di specie può avere ripercussioni dirette sulla salute dei consumatori: pesci economici e meno noti possono contenere contaminanti, livelli di mercurio differenti o altri rischi non dichiarati, soprattutto quando il tracciamento è debole o assente.

Un esempio noto nel dibattito internazionale riguarda l’escolar — un pesce spesso venduto al posto del tonno — che contiene cera indigeribile capace di causare forti disturbi gastrointestinali se consumato in grandi quantità.

Ecosistemi marini sotto pressione

L’industria ittica globalizzata è anche responsabile di sovrasfruttamento e colpi alla biodiversità: la pesca eccessiva di specie pregiate porta alla diminuzione delle popolazioni selvatiche, mentre l’acquacoltura intensiva genera impatti ambientali diffusi come l’inquinamento di mari e fiumi.

Optare per specie sostenibili e meno conosciute può ridurre la pressione sulle risorse ittiche più sfruttate, ma solo se accompagnato da trasparenza e controlli rigorosi, altrimenti si rischia di perpetuare un’economia “opaca” che non tutela né il consumatore né l’ambiente.

Come orientarsi tra i banchi del pesce

Per evitare di cadere vittima del “pesce che non è quello che sembra”, gli esperti consigliano:

  • Preferire prodotti con etichettatura chiara e completa, che riportino specie, area di cattura e metodo di pesca.

  • Acquistare presso rivenditori affidabili o negozi specializzati, dove la tracciabilità è più facile da verificare.

  • Diffidare di offerte troppo allettanti per prodotti tipicamente costosi come salmone o tonno, soprattutto quando la descrizione è vaga o generica.

Un mare di domande aperte

La vicenda del pesce dei poveri — quello economico e spesso poco trasparente — non è solo una curiosità di bassa cucina: rappresenta una parte significativa di un problema globale che tocca economia, salute pubblica e sostenibilità ambientale.

Il mercato ittico, così come quello alimentare in generale, richiede una maggiore vigilanza da parte delle autorità, un impegno concreto dell’industria per la trasparenza e una partecipazione più consapevole da parte dei consumatori. Fino a quando la verità rimane nascosta sotto etichette ingannevoli, il rischio è che continuino a finire nei nostri piatti pesci che non sappiamo davvero cosa siano — né da dove provengano.

19 Gennaio 2026 ( modificato il 15 Gennaio 2026 | 22:43 )
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