8:48 am, 19 Gennaio 26 calendario

🌐 L’influenza aviaria si diffonde in Ue, 60 nuovi focolai

Di: Redazione Metrotoday
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Tra focolai in crescita e rischio di mutazioni, gli esperti chiamano a monitoraggio e prevenzione. L’influenza aviaria continua la sua corsa in Europa: negli ultimi 21 giorni sono stati notificati 60 nuovi focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) tra pollame e uccelli in cattività, secondo una decisione di esecuzione della Commissione europea a cui hanno contribuito numerose autorità veterinarie nazionali. La diffusione rapida del virus e la possibile comparsa di mutazioni capaci di adattarsi a mammiferi e, teoricamente, all’uomo hanno acceso una nuova fase di allerta tra scienziati e istituzioni sanitarie.

«Il salto di specie del virus e l’aumento dei focolai sono direttamente collegati alle condizioni ambientali e alle dinamiche di allevamento intensivo», afferma il virologo Roberto Ciccozzi, citato da più fonti del settore. Ciccozzi sottolinea come gli allevamenti intensivi e l’elevata densità di animali favoriscano non solo la circolazione del virus, ma anche l’accumulo di mutazioni genetiche che possono cambiarne le caratteristiche biologiche.

Una mappa in espansione: dove e come si muove l’aviaria

📌 La diffusione dei focolai non è omogenea: Belgio, Bulgaria, Germania, Spagna, Francia, Italia, Paesi Bassi e altri Stati membri hanno segnalato casi recenti, principalmente in allevamenti di pollame industriale, ma con numerose segnalazioni anche in uccelli selvatici.

Il virus responsabile è quasi sempre il ceppo A(H5N1) ad alta patogenicità, lo stesso che ha alimentato ondate epidemiche negli ultimi anni, diffondendosi anche in popolazioni di uccelli migratori. La presenza continua del virus nella fauna selvatica rappresenta una “riserva” genetica da cui possono emergere varianti con capacità di adattarsi a nuovi ospiti.

La mappa aggiornata delle zone a rischio mostra un’ampia areale di circolazione, con concentrazioni più alte lungo i corridoi migratori e nelle aree di svernamento degli uccelli acquatici. Questo scenario non solo peggiora la pressione epidemiologica sulle aziende agricole, ma aumenta anche il rischio di contaminazioni ambientali.

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Il punto di vista degli esperti: mutazioni e rischio sanitario

Gli esperti di salute pubblica e infezioni zoonotiche seguono la situazione con attenzione. Un recente rapporto del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) identificava oltre 30 mutazioni chiave nei virus aviari in circolazione che potrebbero favorire l’adattamento ai mammiferi, potenzialmente aumentando la capacità ai contatti con l’uomo.

«Non esiste, al momento, evidenza di trasmissione sostenuta da uomo a uomo», precisa l’EFSA nel suo ultimo report, che però evidenzia l’importanza di approfondire il significato delle mutazioni osservate nei genomi virali. Le varianti attuali sembrano ancora legate ai recettori aviani, ma i segnali di evoluzione sono sorvegliati con massima cautela.

Questa attenzione trova fondamento anche nella letteratura scientifica internazionale. Alcuni studi epidemiologici mostrano come ceppi di influenza aviaria possano attraversare la barriera di specie, con casi documentati di infezioni umane associate a contatto diretto con volatili infetti, e un rischio di mortalità non trascurabile nei casi confermati di H5N1 in passato.

Dall’UE misure rafforzate e sorveglianza attiva

Rispondendo all’emergenza, l’Unione europea ha intensificato l’attività di sorveglianza veterinaria e scambi di dati tra Stati membri, oltre a raccomandare misure di biosicurezza più stringenti nelle aziende avicole. Secondo l’EFSA, tra settembre e novembre 2025 sono state rilevate oltre 1.400 positività di influenza aviaria in uccelli selvatici in 26 Paesi, il livello più alto osservato da anni.

Le autorità sanitarie europee hanno sottolineato la necessità di:

  • mantenere elevati standard di biosicurezza negli allevamenti,

  • tenere gli animali domestici protetti in aree ad alto rischio,

  • monitorare anche i mammiferi selvatici e domestici che potrebbero fungere da ponte per l’adattamento virale,

  • attuare un controllo più rigoroso dei siti di svernamento e dei corridoi migratori.

La collaborazione con organismi internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (WOAH) è fondamentale per uno scambio tempestivo di sequenze virali e dati epidemiologici. Questo scambio è essenziale per identificare rapidamente eventuali segnali di adattamento a nuovi ospiti, comprese le persone.

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Il dibattito sulla prevenzione e sulle risposte future

Nonostante la preoccupazione globale, non manca chi invita alla prudenza nell’interpretare i dati:

  • L’ECDC e l’OMS mantengono la valutazione del rischio umano complessivo come basso, sebbene aumentato per chi è esposto direttamente ad animali infetti.

  • La comunità scientifica sottolinea l’importanza di non allarmare inutilmente il pubblico, pur evidenziando che il virus continua a evolversi nel suo serbatoio naturale.

Parallelamente, alcuni epidemiologi richiamano l’attenzione su scenari “what if”: una evoluzione del virus che faciliti la trasmissione interumana rimane teoricamente possibile, anche se non probabile nell’immediato, soprattutto in presenza di vasta circolazione in popolazioni animali dense.

Per la popolazione generale, il rischio di contrarre l’influenza aviaria resta basso. Tuttavia, la perdita di produzione nel settore avicolo e le restrizioni commerciali associate a focolai estesi possono avere impatti economici significativi, con ricadute sui prezzi alimentari e sulle filiere produttive.

Nel mondo dell’allevamento si discute anche della possibilità di programmi di vaccinazione per il pollame, una strategia adottata in alcuni Paesi extra-UE e che in Europa è ancora oggetto di dibattito tecnico e normativo.

19 Gennaio 2026 ( modificato il 15 Gennaio 2026 | 20:51 )
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